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martedì 19 marzo 2019
 
in grecia
 

Incendio a Lesbo, l'isola-parcheggio dei disperati

23/09/2016  Una parte del campo di rifugiati di Moria è andato distrutto. Il fuoco sarebbe stato appiccato dagli immigrati stessi, esasperati dalla situazione di incertezza in cui vengono tenuti, tra sovraffollamento, condizioni di salute precarie e lentezza delle procedure di identificazione.

(Foto Reuters)

L'incendio divampato sull'isola di Lesbo nella notte del 19 settembre per fortuna non ha provocato vittime, ma ha ridotto in cenere una parte del  campo di rifugiati di Moria. Almeno 4.000 fra le persone che si trovavano nel campo sono state costrette a fuggire, tra loro ci sono anche 150 minori non accompagnati. Secondo la polizia greca, l'incendio è doloso. Sarebbero stati gli stessi rifugiati a  scatenarlo, come conseguenza della tensione che regna all'interno del campo.

La polizia ha arrestato  alcuni afghani, iracheni, siriani e camerunesi, protagonisti di una rissa che potrebbe aver scatenato l'incendio. Secondo alcune testimonianze, si era diffusa la voce di prossimi rimpatri forzati in Turchia. La tensione che regna sull'isola è dovuta sia al sovraffollamento  sia all'incertezza diffusa fra i rifugiati, in attesa di conoscere il loro destino. In questo periodo a Lesbo ci sono circa 5.600 persone, ben 2.000 oltre la capacità di accoglienza dei campi. Il cibo è scarso e di qualità modesta,  le condizioni di salute di molte persone sono precarie. Le organizzazioni umanitarie mettono sotto accusa l'accordo del marzo scorso fra l'Unione Europea e la Turchia, messo in atto per arginare l'afflusso di rifugiati vero l'Europa.

La prima conseguenza dell'accordo è che la Grecia, sia alcune isole che la terraferma, si è trasformata in  un grande parcheggio per migliaia di disperati in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati. Secondo Amnesty International, da marzo ad oggi sulle isole greche sono sbarcate almeno 12.500 persone. Le procedure di identificazione sono troppo lente e le persone sono sempre più esasperate. L'incendio nel campo di Moria non ha sorpreso Amnesty, che da tempo tiene sotto controllo la situazione dei rifugiati nell'isola e oggi parla di «disastro annunciato».

«Trattenere migliaia di persone vulnerabili sull'isola di Lesbo, in condizioni agghiaccianti e senza alcuna informazione sul loro destino, crea esattamente quell'atmosfera incendiaria di paura e abbattimento», dichiara Giorgios Kosmopoulos, ricercatore di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati in Europa. «Il Governo di Atene», aggiunge  Kosmopoulos, «deve assicurare che nessuna persona evacuata da Moria sia lasciata senza riparo e a rischio di attacchi violenti. L'Unione europea e la Grecia non possono continuare a tenere a tempo indeterminato questi grandi numeri di rifugiati sulle isole greche. I leader europei devono condividere equamente le responsabilità e agire con urgenza per trasferire i rifugiati sulla terraferma e poi sul resto del continente».

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