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martedì 21 novembre 2017
 
 

Intercettazioni: cosa c'è da sapere

05/11/2017  Il consiglio dei ministri ha dato via libera al testo del decreto legislativo in materia di "intercettazioni e captazioni informatiche nell’ambito delle indagini penali". Ora tocca alle Commissioni di Camera e Senato. Ecco cosa cambierà se dovesse essere definitivamente approvato.

A che punto siamo?

Il 2 novembre 2017 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al testo del decreto legislativo delegato in materia di intercettazioni e captazioni informatiche nell’ambito delle indagini penali, per il quale era stato delegato dal Parlamento. Ora il testo passerà alle Commissioni di Camera e Senato per il parere e poi tornerà in Consiglio dei Ministri per essere definitivamente varato.

Che cosa prevede il decreto?

Di qui in poi sarà possibile solo inserire negli atti giudiziari solo i dialoghi “essenziali” ai fini della prova. Le intercettazioni irrilevanti non potranno più essere trascritte e andranno a finire in un archivio segreto sotto la responsabilità del pubblico ministero. In nessun caso potranno essere trascritte o verbalizzate le registrazioni accidentali delle conversazioni tra difensori e assistiti.

La selezione dei materiali rilevanti si compie in due fasi: nella prima, il Pm deposita conversazioni, comunicazioni e atti di autorizzazione, insieme a un elenco delle intercettazioni ritenute rilevanti a fini di prova, per consentire alle difese di conoscere gli elementi che il Pm chiederà di acquisire, e di controllare se vi sia materiale utile alle difese nelle parti escluse. Nella seconda fase il giudice acquisisce, dopo un contraddittorio fra le parti (Pm e avvocati), comunicazioni e conversazioni rilevanti e può procedere anche d'ufficio allo stralcio del materiale di cui è vietata l'utilizzazione. Tutto il materiale che non viene acquisito sarà immediatamente destinato all’archivio segreto.

Il decreto inoltre disciplina in modo più stringente l’uso nelle indagini di captatori informatici anche se con qualche complicazione pratica (vedi intervista collegata a Eugenio Albamonte presidente dell’Associazione nazionale magistrati).

Viene introdotto un reato a parte, punibile a querela, con pena fino a quattro anni di reclusione per chi registri con la frode e diffonda conversazioni altrui. La punibilità è esclusa nel caso in cui il contenuto sia usato nell’esercizio di difesa in un processo o per diritto di cronaca.

 

Che cosa si propone il decreto?

Trovare un equilibrio per bilanciare:

a) L’esigenza di tutelare la privacy delle persone intercettate su aspetti non considerati rilevanti ai fini dell’indagine e in particolare di tutelare la riservatezza di persone terze rispetto all’indagine, i cui fatti rientrano nelle conversazioni tra persone intercettate.

b) L’esigenza degli organi giudiziari di conservare strumenti di indagine efficaci e necessari a provare reati.

c) L’esigenza degli avvocati di veder salvaguardata la riservatezza nel rapporto con il cliente (in questo caso le intercettazioni non possono mai essere utilizzate né trascritte), nonché quella di conservare l’accesso alle intercettazioni rilevanti ai fini della difesa.

d) Preservare il diritto di cronaca.

Che cosa significa rilevante?

Qui sta il problema principale. “Rilevante” può significare cose diverse a seconda che a guardare e a selezionare i contenuti sia il punto di vista del Pubblico Ministero che indaga, dell’avvocato che difende, del giornalista che fa cronaca. Dal punto di vista del Pubblico Ministero che deve scrivere al giudice la richiesta di custodia cautelare o di rinvio a giudizio rilevante è ciò che nelle intercettazioni torna utile a fondare una prova di reato a carico della persona indagata in un processo penale. Se il punto di vista è quello dell’avvocato difensore di uno degli indagati rilevante è ciò che può servire alla difesa del cliente: frasi diverse magari se si tratta di avvocati e indagati diversi nell’ambito del medesimo procedimento. Se si parla, però, di diritto di cronaca è rilevante non soltanto quanto è rilevante penalmente, cioè utile a fondare una prova di reato, ma anche una notizia vera che abbia interesse pubblico: per esempio se una persona che ha funzioni pubbliche si fa pescare, in un’intercettazione disposta dall’autorità giudiziaria, mentre dice che il terremoto dal suo punto di vista è una fortuna, questo fatto, quand’anche non sia utile a provare un reato, merita di essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica?  Se una frase intercettata serve a mostrare l’insanabile contraddizione tra i comportamenti privati e le parole pubbliche di un parlamentare il cittadino che lo vota ha diritto di venirne a conoscenza? Come si vede la questione è complessa perché il concetto stesso di rilevanza è suscettibile di una valutazione e sta al centro di diritti (riservatezza, cronaca, indagine e difesa) imprescindibili ma confliggenti tra loro, anche se quando il decreto parla di rilevanza fa riferimento esclusivamente alla rilevanza penale.

Quali problemi pone ai magistrati?

La nuova disciplina (al fine di regolare strumenti assai invasivi) restringe ai reati di mafia e terrorismo le intercettazioni ambientali con virus e captatori informatici, per altri gravi reati sarà necessario redigere una richiesta circostanziata che preveda tempi e luoghi, cosa assai complessa nella pratica (Vedi intervista collegata a Eugenio Albamonte).

L’altra questione riguarda il fatto che in prima battuta toccherà alla Polizia giudiziaria valutare e trascrivere le conversazioni rilevanti, ma questo rischia di sbilanciare sulla polizia una responsabilità che è del Pm in quanto dominus dell’indagine. E’ vero che il Pm può sempre richiedere la trascrizione delle parti scartate, ma l’assenza di un verbale o di un brogliaccio rende il processo più complicato.

Quali problemi pone agli avvocati e ai loro assistiti?

Gli avvocati, dato che le trascrizioni saranno fortemente limitate, non potranno più avere copia scritta del contenuto delle intercettazioni ma potranno ascoltarle, cosa che però allungherà di molto il lavoro di consultazione complicando il lavoro soprattutto per quegli atti che hanno termini brevi e perentori. L’altra questione problematica, anche per i magistrati, riguarda il fatto che non è sempre immediato capire che cosa sia rilevante e che cosa no e, senza un brogliaccio scritto, può essere difficile rintracciare un passaggio rilevante in un secondo momento.

Quali problemi pone a chi fa cronaca e ai cittadini che ne vengono informati?

Il materiale giudicato penalmente irrilevante negli atti processuali sarà segreto e di fatto inaccessibile, questo farà sì che al cittadino non vengano portati a conoscenza fatti veri, privi di rilevanza penale, ma di indiscutibile interesse pubblico nel caso in cui riguardino persone con ruoli istituzionali.

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