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venerdì 26 aprile 2019
 
 

Intervista con Maria Grazia Cucinotta. «Unite le donne possono farcela»

27/07/2018  L’attrice e regista è impegnata in tante associazioni che lottano contro la violenza e le discriminazioni: «Do voce alle esigenze di chi ha paura. Diamo un grande apporto alla società, in silenzio»

Una donna dalla parte delle donne, sia per le sue campagne di solidarietà sia per la sua attività di produttrice. Maria Grazia Cucinotta si è un po’ defilata dal suo ruolo di attrice, ma è impegnata in molti settori e da poco, con un team di magistrati, avvocati e psicologi, ha fondato l’associazione “Io non mi arrendo”, che si batte contro la violenza sulle donne. «Vogliamo soprattutto capire dove la legge non funziona. Infatti si fanno tante lotte, ma se non ci sono le leggi giuste le denunce sono inutili. Capita spesso che persone denunciate per molestie e maltrattamenti rimangano a piede libero. Inoltre, penso che non si educhi abbastanza contro la violenza. E invece sono i bambini che sin da piccoli vanno educati al rispetto».

Che atteggiamento dovrebbero tenere le donne per far fronte a questa situazione?

«Noi donne non siamo complici tra di noi come invece lo sono gli uomini. Dovremmo essere più unite. Ognuna di noi è un essere prezioso e unico ma non ce la si può fare da sole».

Ha ancora senso, oggi, festeggiare l’8 marzo?

«È un giorno importante, ma a mio parere ogni giorno la donna dovrebbe essere celebrata, perché le donne sono vita, e danno un grande apporto alla società quasi sempre facendolo in silenzio».

Le donne le riconoscono un ruolo di paladina?

«Mille volte mi hanno scritto per raccontarmi le loro storie, mi contattano soprattutto su Facebook. Molte sono quelle che non hanno il coraggio di denunciare, oppure non possono allontanarsi dal compagno violento perché non sono indipendenti economicamente. E poi mi incontrano nelle manifestazioni e le riconosco subito: le donne abusate hanno paura di tutto, non riescono neanche a guardare negli occhi l’interlocutore. Per tutte queste donne io sono quella che può dare voce alle loro esigenze».

Un altro campo in cui è molto attiva è il sostegno delle donne malate di tumore...

«Da 16 anni sostengo l’Associazione Susan G. Komen, che opera a favore delle donne malate di tumore. La maggior parte delle donne che si ammalano restano da sole, gli uomini sono dei codardi e scappano. Grazie a questa associazione, trovano un’équipe di medici e un aiuto psicologico. Organizza ogni anno a maggio una corsa a Roma, che è la più grande del mondo. La scorsa edizione ha avuto 70 mila partecipanti, c’è chi correva per l’amica, la moglie, la sorella; è una grande dimostrazione d’amore. Per tre giorni c’è un villaggio della prevenzione, con un’unità mobile che offre test gratuiti per tutti. In questi giorni ho anche aderito a un’iniziativa promossa da Pantene per l’acquisto di parrucche destinate alle donne in chemioterapia».

Lei ha una figlia adolescente: che futuro sogna per lei?

«Avere una figlia adolescente mi spinge a lottare perché le cose cambino. Non ci sono reali prospettive per i giovani, devono andare via per poter realizzare i loro sogni, e ciò mi dispiace perché l’Italia è un Paese di grandi talenti».

Come mai ha deciso di fare la produttrice di film?

«È venuto spontaneo mettersi alla prova, fa parte della mia crescita e poi il cinema è fatto di condivisione. Ho iniziato dopo la mia esperienza come attrice in America: lì tutti gli attori hanno una loro società di produzione. Dare una possibilità ai giovani è importantissimo, perché in troppi sono delusi, e vanno riabituati a sognare. Ho prodotto tanti film anche se non è stato facile. Ricordo in particolare Viola di mare, una storia di fine ’800 contro l’omofobia. Io credo che dobbiamo utilizzare il nostro cinema per mandare dei messaggi. Ora sto producendo un film in Cina con un regista cinese innamorato dell’Italia, dove si scopre il nostro Paese attraverso un viaggio. È da cinque anni che lavoro in Cina, dove ho interpretato cinque pellicole. Tutto è cominciato quando sono stata invitata dal ministero dei Beni culturali a far parte della giuria in un festival a Shangai».

Continua la sua attività di regista?

«Ho appena finito di girare un cortometraggio dal titolo Il compleanno di Alice, che affronta il tema del bullismo. Sono stata anch’io una ragazzina bullizzata, ero altissima, magra e con gli occhiali e ho dovuto subire tante prese in giro. Il corto parla di una ragazzina che ha i genitori separati e che, molto presi dal loro lavoro, ignorano i messaggi della figlia, vittima dei bulli».

Lei è una delle madrine del festival Cortinametraggi, che si svolge a Cortina dal 20 al 26 marzo...

«Questo festival è particolarmente interessante, è fatto con passione e voglia di confrontarsi e divertirsi. Per me è l’occasione di conoscere nuovi giovani registi e individuare quelli da aiutare in un secondo momento».

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