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sabato 19 gennaio 2019
 
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«Io, classicista, il Padre nostro lo tradurrei così...»

04/01/2019 

Gentile don Rizzolo, ho ventun anni e studio Lettere Classiche all’università di Genova; così, da credente, mi ha interessato molto la nuova traduzione del Pater Noster. È stata cambiata la frase «non ci indurre in tentazione» con «non abbandonarci», intervenendo sul verbo. Ma a mio parere la parola su cui lavorare è “tentazione”. San Girolamo ha tradotto con “indurre” facendo un calco dell’originale greco e il significato è inequivocabilmente “spingere (ago/duco) verso (eis/in)”.

Un processo simile il santo l’ha operato su peirasmos, temptatio. Ora, il greco indica un’esperienza fatta con i sensi, la prova avuta di qualcosa in seguito all’esperienza. Così si dice temptare quando si saggia un metallo, o si verifica la preparazione di qualcuno. La traduzione che propongo, dunque, è «non ci mettere alla prova», perché così, mi sembra, dovevano intenderla i parlanti greci e latini (non mi azzardo a dire nostro Signore).

«Non ci indurre in tentazione» appare così un latinismo, ereditato da qualche versione arcaica, visto che ancora il vocabolario di italiano di Federico Trinchera (1870) riportava: «Tentazione = il tentare, pruova, cimento». La parola deve poi aver subìto lo slittamento semantico da tentazione = “prova” a “prova alla quale il Signore permette al diavolo di sottoporci”, cioè l’attuale, senza che però le parole della preghiera cristiana per eccellenza siano state aggiornate. Capita spesso, poiché le parole si evolvono e cambiano con gli anni, mentre la Parola rimane eterna.

MATTEO ZACCARO

Grazie, caro Matteo, per la tua ri€flessione, e mi scuso se ho dovuto accorciarla e semplificarla per motivi di spazio. D’altra parte, non tutti conoscono il greco! La tua versione è interessante, ma la nuova traduzione, pur essendo meno letterale, forse è più vicina al senso originale della preghiera. Con una duplice sfumatura: chiediamo a Dio Padre di non abbandonarci non solo affinché non cadiamo nella tentazione, ma anche quando vi siamo entrati. La parola tentazione fa pensare al diavolo, ma è comunque anche una prova che Dio permette. Dobbiamo comunque essere fiduciosi, perché, come scrive san Paolo, «Dio è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere».

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