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mercoledì 29 marzo 2017
 
 

«Io, gay, contro il matrimonio e le adozioni gay. Ecco perché»

30/01/2016  Parla Jean-Pier Delaume-Myard che si batte al fianco della Manif pour tous contro le nozze e la possibilità di avere bambini per le coppie omosessuali. È autore del libro “Non nel mio nome” e ha inviato un messaggio di sostegno al Family Day di Roma: «Chi rivendica questi diritti è una lobby gay che non rappresenta la stragrande maggioranza degli omosessuali»

«Il Family Day è una grande mobilitazione intorno alla famiglia “padre-madre-figli” come riferimento fondante della società. Il bambino ha bisogno di un padre e di una madre per sbocciare. C’è una vera differenza tra avere due “papà” o due “mamme” e avere due genitori eterosessuali. La vera parità trova la sua unica sorgente nella coppia parentale. È così, è incontestabile. Pretendere di cancellarla è negare la realtà». L’autore di queste parole, che risuoneranno al Circo Massimo durante la manifestazione del Family Day, è un omosessuale francese. Si chiama Jean-Pier Delaume-Myard, di professione fa lo sceneggiatore e il documentarista. Scende in piazza regolarmente con la Manif pour tous d’Oltralpe e ha scritto un libro, Non nel mio nome – Un omosessuale contro il matrimonio per tutti (Rubbettino editore), per spiegare le ragioni perché lui, omosessuale, contesta il matrimonio e soprattutto l’adozione per le coppie gay. «Ogni uomo, ogni donna», dice, «è stato partorito da una donna. Dunque non è illogico essere omosessuale e difendere la famiglia. Se si grida “viva la famiglia”, mi si accusa di omofobia! Quindi io sarei omosessuale e omofobo. È il colmo!».  

Se fosse in Italia parteciperebbe al Family Day a Roma?  
«In un certo senso ci sono anch'io perché ho inviato un messaggio scritto alla Manif pour tous Italia che sarà letto al Circo Massimo».  

Cosa dice in questo messaggio?  
«Che il progetto di legge sulle unioni civili ora in discussione al Senato è in realtà l’albero che nasconde la foresta della rivendicazione europea della lobby gay che vuole adottare un bambino. Questa legge è inaccettabile per tutti gli italiani di buon senso. Difendere la famiglia e dunque il bambino esige una grande perseveranza. La famiglia fa parte integrante del patrimonio mondiale dell’umanità. Ricordiamo ai nostri politici che hanno il dovere di trasmettere alle generazioni future il più bel gioiello del patrimonio che l’umanità ci ha trasmesso dalla notte dei tempi: la famiglia».

La copertina del libro di Jean-Pier Delaume-Myard (Rubbettino editore)
La copertina del libro di Jean-Pier Delaume-Myard (Rubbettino editore)

Lei parla di lobby gay. Cosa intende esattamente?
«È una minoranza che non rappresenta in nulla gli omosessuali. I media preferiscono intervistare un omosessuale membro di questa lobby piuttosto che un omosessuale come me che non fa parte di nessuna organizzazione. Un omosessuale, se non è allineato con la lobby gay, è necessariamente emarginato. La lobby gay esercita un’insopportabile dittatura. Gli omosessuali, in Italia come in Francia, sono delle persone responsabili e non vogliono che a causa di leggi indegne la donna divenga una merce e che si privi volontariamente un bambino di una vera famiglia: padre-madre. Ciascuno ha il diritto di avere una vera famiglia».     

Ma le persone omosessuali che vivono una relazione stabile non hanno diritto a vedere riconosciuti i loro diritti?  
«Certo. Gli omosessuali sono dei cittadini a pieno titolo ed è importante che essi abbiano gli stessi diritti sociali: casa, pensione di reversibilità… Ma tutti questi diritti sociali possono essere raggiunti attraverso le leggi senza bisogno per questo di mettersi un abito da sposa, avere una fede al dito o chiedere di avere un bambino».    

Perché lei è sceso in piazza in Francia contro la legge Taubira che estendeva il matrimonio e l’adozione di figli anche alle coppie gay?    
«Quando il ministro Christiane Taubira annunciò l’11 settembre 2012 che le coppie dello stesso sesso sposate avrebbero potuto adottare un bambino nelle stesse condizioni delle coppie eterosessuali, mi sono molto preoccupato. I media in Francia erano e sono entusiasti. Lo stesso discorso è ripetuto a gara per le lobby gay: “L’insieme degli omosessuali si augura di sposarsi e di avere dei bambini”».  

Non è così, dunque?  
«Numerosi sono gli omosessuali che non hanno alcuna voglia di sposarsi. Del resto le ultime cifre apparse in Francia lo dimostrano. Nel bilancio demografico del 2015 l’Insee (il nostro ISTAT, ndr) evidenzia una diminuzione importante dei matrimoni tra persone omosessuali. Mentre sono state celebrate, nel 2014, 10.522 unioni omosessuali, ce ne sono 8.000 nel 2015. Questo corrisponde a una diminuzione del 24 per cento. Allora per chi vengono fatte le leggi che stabiliscono il matrimonio in Francia o l’unione civile in Italia? Per gli omosessuali o per le lobby gay? Lo ripeto: le lobby gay non rappresentano in nulla gli omosessuali né in Francia né in Italia. Mi sono impegnato contro la legge Taubira che estende il matrimonio alle coppie dello stesso sesso perché in realtà questa legge apre le porte alla maternità surrogata come accadrà, presto o tardi, con le unioni civili in Italia. La lobby gay in Europa ha capito che non bisognerà più rivendicare il “matrimonio”, che è una parola che fa paura, ma il termine “unione civile”. In effetti, un’unione civile senza figli condurrà all’adozione e dunque all’utero in affitto, la Corte europea dei diritti dell’uomo delibererà in questo senso, se una coppia sporgerà querela per discriminazione. I politici non devono diventare delle marionette nelle mani della lobby gay».

Jean-Pier Delaume-Myard durante una manifestazione della "Manif pour tous" a difesa della famiglia
Jean-Pier Delaume-Myard durante una manifestazione della "Manif pour tous" a difesa della famiglia

La stepchild adoption rischia di introdurre anche in Italia la “maternità surrogata”?   «La legge che prevede l’unione di due persone dello stesso sesso istituisce di fatto, anche se a lungo termine, la maternità surrogata. In Francia alcuni politici hanno tentato di far passare alla chetichella un progetto di legge che permettesse l’adozione di un bimbo a due persone unite da un Pacs (Patto civile di solidarietà, in vigore dal 1999, ndr). Meno male che la Manif pour tous ha denunciato questo progetto. In futuro, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo potrebbe, se fosse investita, riconoscere la possibilità di avere un bambino per le coppie omosessuali».

I manifestanti del Family Day sono contro i gay?  
«No, difendono la famiglia e il diritto del bambino ad avere due genitori. Scendono in piazza per dire che la famiglia è il bastione contro i barbari che si augurano di sacrificarla sull’altare della loro ideologia egemonica. Intervistato dai media, ho espresso le miei opinioni sulla legge Taubira in Francia e sulle unioni civili in Italia. Sono stato discriminato e persino accusato di omofobia. I veri omofobi sono coloro che criticano le mie prese di posizione».  

Perché ha deciso di scrivere un libro, "Homosexuel contre le mariage pour tous", per far conoscere la sua posizione?  

«Se fossi stato eterosessuale mi sarei battuto altrettanto al fianco della Manif pour tous e della ragione. Il mio impegno non ha nulla a che vedere con il mio orientamento sessuale. Mi sono battuto e continuerò a farlo perché se si ha un minimo di compassione – utilizzo consapevolmente questo termine – per l’essere umano, non si può accettare di privare un bambino dei suoi riferimenti genitoriali. Se ho accettato di essere portavoce della Manif e di scrivere questo libro è perché sono a conoscenza che ci sono molti omosessuali che la pensano come me e che non osano dirlo per paura di rappresaglie. Guardate la reazione della lobby gay quando gli stilisti Dolce e Gabbana hanno detto che erano contro l’adozione dei bambini per le coppie omosessuali. Lo stesso cantante Elton John aveva sollecitato a boicottare la loro griffe. Io sono portavoce di questa maggioranza di omosessuali silenziosi che non possono esprimersi né in Francia né in Italia».  

Perché la maternità surrogata è una violenza nei confronti del bambino?  
«Perché lo priva delle sue origini, del diritto inalienabile a conoscere suo padre a sua madre. Siamo nati tutti da un padre a da una madre. Perché privare di questo diritto un bambino? I bambini nati con la maternità surrogata si domandano la ragione del loro abbandono e i fratelli e le sorelle di questi bambini soffrono molto spesso di un sentimento d’insicurezza e della sindrome del sopravissuto. Ci sono casi di bambini con tre “madri”: quella che ha donato l’ovulo, la gestante e quella che lo adotta. Tutto ciò è inumano».    

Esistono studi scientifici che dimostrano che è importante per un bambino crescere con un padre e una madre?  
«Sì. Quelli di Mark Regnerus nel 2012 dimostrano che i bambini che vengono cresciuti meglio sono quelli allevati da un padre e una madre. La grande instabilità osservata nelle coppie omosessuali, instabilità confermata da numerosi studi, compreso nei Paesi dove il matrimonio è stato legalizzato, dimostrano conseguenze negative per il bambino come l’insuccesso scolastico, l’integrazione professionale futura, morbosità psichica, instabilità affettiva, ma anche di condizioni socio-economiche più sfavorevoli di quelle dei bambini generati da coppie unite».        

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