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giovedì 17 ottobre 2019
 
 

«Io per lei ho scelto la luce»

14/02/2014  Marta ha perso la piccola Valentina di quattro anni qualche mese fa per un tumore maligno. Davanti alla scelta del Belgio di estendere per legge l'eutanasia anche ai bambini reagisce: «Eutanasia vuol dire accompagnarli verso il buio».

«Ho sentito la notizia tragica del Belgio questa mattina. Quando poi l’ho risentita a pranzo al Tg non sono riuscita ad ascoltarla tutta». Marta ha perso la sua Valentina di 4 anni qualche mese fa per un retinoblastoma bilaterale, una forma tumorale maligna oculare. Ora prova a tornare a una vita normale, dopo più di tre anni di ospedale (sostenuta dall'Associazione Peter Pan Onlus per l'accoglienza del bambino onco-ematologico www.peterpanonlus.it). «Immediatamente sono riaffiorati i ricordi, le emozioni e il dolore. È vero che a volte si prega che il dolore finisca e per la mia esperienza ho smesso anche di chiedere a Lui di lasciarmela: se proprio era quello il destino che almeno fosse il più veloce possibile. Ma non so come avrei potuto reagire se un medico mi avesse messo davanti alla scelta perché alla fine di tutto un genitore si trova da solo e si cerca sempre la risposta per evitare di prenderti la responsabilità di questa cosa».

«La mia era piccola, ma, certo, ho sentito altri bambine e bambini pienamente consapevoli pregare la Madonna di togliergli il dolore e i genitori di staccare tutto e portarli a bere una birra che non avevano mai assaggiato perché tanto dovevano morire. In quelle situazioni si sentono cose che nessuno dovrebbe sentire, perché si vivono cose che nessuno dovrebbe mai vivere soprattutto a quell’età». Davanti alla scelta belga di estendere l’eutanasia anche ai bambini per Marta c’è una sola parola: «è una scelta astratta. Non so quale genitore disperato, esasperato ed esausto possa essere realmente pronto a praticare una cosa del genere su suo figlio. Anch’io ho i miei rimorsi, mi interrogo sulla terapia che abbiamo scelto e che portava con sé tanti contro più che pro, ma era l’unica strada. I medici non mi hanno detto “non c’è più niente da fare”, ma “è l’unica cosa da fare” e allora io posso struggermi chiedendomi se non sarebbe stato meglio evitare ma all’inizio per noi quella era un’autostrada a quattro corsie, una Milano – Venezia; solo nel tempo si è trasformata in un sentiero irto, pieno di buchi e insidie. E, comunque, dall’altra parte c’era sempre uno spiraglio di luce. Eutanasia, invece, vuol dire accompagnarlo verso il buio o, almeno, verso una luce che non è terrena. Decidere così per il proprio figlio è una cosa contro natura. Se ripenso a Valentina, anche nelle ultime ore quando era addormentata e l’oncologo mi ripeteva per 45 minuti “non sente niente e non prova dolore”, ma lei era lì con me. L’eutanasia per un figlio mi trova davvero molto confusa».

 
 
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