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giovedì 17 ottobre 2019
 
 

L'agenda dei vescovi piemontesi

07/04/2010  Sette i punti per il neo presidente della Regione Roberto Cota. In testa c'è la famiglia, il "primo dei soggetti vitali e generativi per un Paese che voglia crescere"

L'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, presidente della Conferenza episcopale del Piemonte.
L'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, presidente della Conferenza episcopale del Piemonte.

I vescovi del Piemonte dettano l’agenda al nuovo presidente leghista dell’assemblea regionale di Torino, Robeto Cota e indicano sette temi, che, scrivono, “non sempre trovano attenzione e spazio adeguati nelle agende legislative e amministrative”. E’ la prima conferenza episcopale regionale a farlo e sicuramente altre ne seguiranno. Il cardinale di Torino, Severino Poletto, ha precisato tuttavia che i vescovi hanno scritta la nota prima della consultazione elettorale, ma  non l’hanno divulgata, come invece hanno fatto in Liguria, in Emilia Romana e nella diocesi di Roma, per evitare polemiche e accuse di intromissione nella campagna elettorale. Ma la sostanza non cambia, anzi assume ancora maggior rilievo, perché i vescovi si occupano delle attese delle gente chiunque abbia vinto.

I sette  punti riguardano: “La famiglia, il lavoro e la crisi economica, la difesa della vita umana, la trasparenza e il corretto agire, la parità scolastica, il dialogo per il bene comune e l’immigrazione”. In testa c’è tuttavia un richiamo “sul valore fondamentale della famiglia, quella considerata tale dalla nostra Costituzione, fondata cioè sul matrimonio tra un uomo e una donna”. E’ la famiglia, osservano i vescovi piemontesi, che “resta il primo dei soggetti vitali e generativi per un Paese che voglia crescere”.

Poi ci sono le preoccupazione per la crisi economica e gli sprechi: “Non possiamo ignorare i problemi legati a sprechi, mancanza di trasparenza, episodi inquietanti di illegalità”. C’è anche un accenno agli ospedali sostenuti dal contributo dei cattolici per i quali chiedono risorse, oltre che un riconoscimento del loro “valore sociale”. I vescovi avvisano che non riununceranno ad essere “voce critica, rispettosa, ma chiara”. Sull’immigrazione le parole sono altrettanto chiare: condizioni vita umane nel rispetto della legalità, ma anche rispetto della vita, perché ormai l’aborto, soprattutto al Nord, è più diffuso tra le immigrate.

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