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giovedì 30 marzo 2017
 
Unione Europea
 

L'Europa a gamba tesa: «riconoscere le famiglie gay e l'aborto»

10/06/2015  L'europarlamento di Strasburgo approva la "strategia" per la parità di genere che è l'ennesima riproposizione della solite ideologie, dal gender all'aborto come diritto. E con una clamorosa invasione di campo nei confronti degli Stati membri mette nel mirino la famiglia naturale

Ma che c’azzecca, direbbe Tonino Di Pietro, il «diritto all’aborto sicuro e legale e alla contraccezione» in un documento che ha l’obiettivo (sacrosanto, va da sé) di «porre fine a tutte le forme di discriminazione subite dalle donne nel mercato del lavoro per quanto riguarda salari, pensioni, ruoli dirigenziali, accesso ai beni e servizi e a tutte le forme di violenza contro le donne»? Mistero.

E che c’azzecca l’invito agli Stati dell’Unione europea di «assicurare il pieno riconoscimento del genere preferito dalla persona, incluso il cambiamento del nome proprio, del numero di assicurazione sociale e altri indicatori di genere nei documenti d’identità»?. Ancora: che c’azzecca la necessità di «rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche» con la raccomandazione agli Stati Ue, «visto che la composizione e la definizione delle famiglie cambia nel tempo», a rendere più «comprensiva la legislazione familiare e del lavoro per quanto riguarda i genitori single e quelli Lgbt (e cioè lesbici, gay, bisessuali e trans gender, ndr)»?. E che c’azzecca, in un documento contro la violenza sulle donne, l’invito all’Organizzazione mondiale della Sanità  di «rimuovere i disordini di identità di genere nella lista dei disordini mentali e comportamentali» e «di assicurare che la diversità di genere nei bambini non sia definita patologica»?

Si potrebbe continuare a lungo. L’ideologia, si sa, genera mostri. E il documento preparato dalla socialdemocratica tedesca Maria Noichl sulle “Strategie per la parità di genere 2015”  e approvato martedì dal Parlamento europeo con una maggioranza non larghissima (341 sì, 281 no e 81 astensioni) è un concentrato di ideologia che fa a pezzi ogni barlume di buon senso. Come ad esempio quando si dice che i bimbi devono essere liberi di scegliersi il genere sessuale che preferiscono alludendo che maschi o femmine non si nasce ma lo si diventa in base al proprio desiderio e status socio-culturale.
O che bisogna riconoscere, per legge, che non c’è nessuna differenza – di fatto – tra una coppia omosessuale e il matrimonio eterosessuale e la famiglia fondata su di esso. Con un’invasione di campo pesantissima, peraltro, che viola il Trattato Ue visto che il diritto di famiglia è competenza esclusiva degli Stati membri.

Secondo alcuni osservatori se si fosse trattato di un testo legislativo, quindi cogente, anziché di un rapporto indirizzato alla Commissione europea, non sarebbe neanche passato. Il gruppo dei Popolari, che aveva presentato un testo alternativo, ovviamente bocciato, ha votato contro così come quello dei conservatori. A favore ha votato tutto il centrosinistra, i Socialisti e Democratici compresi i rappresentanti del Pd (eccetto Luigi Morgano e Damiano Zoffoli e Michela Giuffrida che si è astenuta).

In realtà il documento, con la scusa della lotta alle discriminazioni e alla violenza sulle donne, sui quali non c’è nessuno che non sia d’accordo, è l’ennesima, stucchevole riproposizione dell’ideologia gender e dell'aborto come diritto. Tutto molto ideologico e assai poco liberale.

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