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martedì 18 dicembre 2018
 
Denuncia
 

L'inaccettabile marchio

04/03/2018  A Pavia "schedate" le case degli antifascisti come il regime, negli anni Trenta, faceva con le case e i negozi degli ebrei.

«Vi serviranno troppi adesivi per appenderli a tutti i campanelli di Pavia». Il sindaco di Pavia, Massimo Depaoli risponde su face book alla vergogna degli adesivi fatti trovare sui campanelli dei citofoni o direttamente sulle porte di casa di decine di cittadini pavesi, compresi due assessori comunali. Le case sono state “marchiate” così come i fascisti facevano con le abitazioni e i negozi degli ebrei con un adesivo con la scritta «Qui vive un antifascista» stampato con caratteri solitamente utilizzati da formazioni di estrema destra e il simbolo barrato, come un divieto.

Immediata la replica di alcuni dei colpiti, su facebook. «Ecco cosa succede quando si lasciano i neofascisti liberi di aprire sedi, fare manifestazioni e presentarsi alle elezioni, lasciando impunite le loro aggressioni squadriste», scrive Alessandro Caiani, uno dei colpiti. Caiani ha deciso di non rimuovere il “marchio” «che hanno attaccato sul mio cancello. L'ho lasciato lì perché, a differenza dei fascisti, posso non provare vergogna di quello che sono».

E Gabriele Duci, uno degli amministratori della pagina “Sei di Pavia” aggiunge: «Questa mattina mi son svegliato e ho trovato questa gradita sorpresa accanto al citofono. Negli anni '30 fascisti e nazisti marchiavano i negozi degli ebrei. Negli anni 2000 i neofascisti marchiano le case dei cittadini che si sono espressi pubblicamente contro il fascismo. Evidentemente le cattive abitudini non passano. Anche perché, sono gli stessi di allora, solo se la prendono con soggetti diversi. Questo adesivo me lo sono meritato perché mi sono espresso pubblicamente, anche su questo gruppo, contro il fascismo. E continuerò a farlo più forte di prima, perché è il dovere di ogni cittadino democratico».

Intanto Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, in provincia di Roma, ha esposto un adesivo di solidarietà nella sede del Comune nel quale si legge “Qui c’è un sindaco antifascista”. Coordinatore de L'Italia in Comune, il partito dei sindaci nato lo scorso 3 dicembre che raccoglie oltre 400 tra sindaci e amministratori locali di tutta Italia, Pascucci ha invitato tutti i sindaci a fare lo stesso ricordando che «quanto accaduto è inaccettabile qualcuno ha usato il logo dell'antifascismo quasi come un segno intimidatorio. Ma la nostra Costituzione dichiara che siano una nazione antifascista, ci siamo dovuti sudare la nostra democrazia, il momento più buio della nostra storia è stato quando il fascismo prima e il nazifascismo poi hanno tolto vita. libertà e diritti a tante persone».

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