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L'ospedale che prova a funzionare con il sole

01/07/2013  Una scelta ecologica dettata dalla necessità: a Touloum, nella diocesi di Yagoua, l'energia elettrice è arrivata nel 2012 in misura insufficiente ad alimentare l'ospedale

Ai più è sembrata una splendida utopia, ma quando la costruzione dell'ospedale di Touloum, nella diocesi di Yagoua, nell'estrema regione nord del Cameroun, ha preso finalmente forma, l'entusiasmo è diventato contagioso. Un volàno di energie e impegno, sostenute dal Pime (Pontificio istituto missioni estere), che ha consentito di portare una struttura sanitaria funzionale ed efficace in un ambiente pre-desertico con temperature che arrivano a oltre 46° gradi all'ombra.

Il perché di un'idea apparentemente "folle". «La sanità pubblica camerunense - racconta Fabio Mussi, responsabile progetti Pime in Africa - è ancora molto carente, e solo un servizio specializzato e coscienzioso può veramente dare un contributo positivo al benessere delle popolazioni. Ed è quanto stiamo cercando di fare con fatica e pazienza».

L'obiettivo è replicare all'infinito i successi ottenuti con Nadèje, insegnante di 32 anni, mamma di due bambini, uno dei quali, Samuel, lo scorso anno ha iniziato ad avere problemi intestinali. In pochi giorni la situazione del bambino precipita: malaria e febbre tifoidea. Indirizzata all'ospedale diocesano di Touloum, Nadèje arriva con un pesante carico di preoccupazioni: per il suo piccolo è questione di tempo. Una volta in coma, ci sarà poco da fare per salvarlo. Ad accogliere la donna, il dottor M'body: visite, esami e nuove cure. In quattro giorni Samuel torna a sorridere. In una settimana è di nuovo a casa.    

«Vorrei rassicurare tutti - prosegue Mussi - che non è nostro obiettivo fare opere grandiose e ingestibili, ma solo rispondere a un bisogno reale e primario della popolazione locale che non trova, almeno per il momento, alcuna altra risposta nella sanità pubblica. Dovete sapere che siamo situati in una zona spesso dimentica dalle Autorità, al confine con Ciad e Nigeria, lontana 1.200 chilometri dalla capitale. È per questo motivo che la Diocesi si è presa la responsabilità di avviare un così grande impegno a Touloum».

Una delle sfide più affascinanti di questa avventura ha inevitabilmente preso le mosse dalla conoscenza del contesto: a Touloum l'energia elettrica è arrivata solo nel 2012, in concomitanza con le elezioni presidenziali. Ma la potenza erogata, 35 kw, è largamente insufficiente a coprire i bisogni della comunità locale. Figuriamoci per un'ospedale... d'altronde è un dato di fatto che ci vorranno circa dieci anni prima che si arrivi a un potenziamento della linea elettrica gestita dal "pubblico". Così, + nata l'idea di puntare su una di quelle risorse che in Africa di certo non mancano: il sole, energia pulita e rinnovabile per eccellenza.

Una soluzione costosa, quella dell'impianto fotovoltaico, ma dovuta: l'insolazione giornaliera media annuale, a circa 11° a nord dell'equatore, risulta di oltre 11 ore. La realizzazione è stata possibile grazie a un finanziamento dell'8x1000 della Chiesa Cattolica e di tante altre persone e organizzazioni che con il loro piccolo, essenziale, contributo hanno completato le risorse necessarie per i 240 pannelli e 70 batterie, che, su una superficie di circa 1000 metri quadrati, garantiscono una fornitura di 50 kWp.    

La sorpresa della penultima ora. «Quello che ci ha veramente messo alla prova sono state le complicazioni burocratiche per sdoganare i due container di attrezzature bloccati nel porto di Douala: la nave ha attraccato al molo ad agosto 2012 ma, nonostante tutta la documentazione richiesta fosse in regola, sono serviti 8 mesi per la "liberazione". Decisivo l'intervento in prima persona di monsignor Bathélemy Yaouda e del Nunzio apostolico, monsignor Pioppo. 

In tre settimane di lavoro intenso, ad Aprile 2013, la luce ha illuminato i reparti di chirurgia, radiologia, analisi di laboratorio e maternità. «Non dobbiamo però dimenticare che nella ricerca delle attrezzature utili e indispensabili per lo sviluppo futuro dell'ospedale, i nostri esperti sanitari avevano inserito anche l'acquisizione di una TAC, visto che tale servizio è disponibile in Cameroun solo nelle grandi città del sud del Paese... Per farla funzionare, però, ci servirà più potenza ma il sole non manca: al resto provvederanno i tecnici».

«In tutta questa nostra avventura è bene inserire una doverosa riflessione. Non è per niente facile lavorare e vivere nell'ottica della "Provvidenza" - chiude Mussi. - Non ci si abitua facilmente a dover stravolgere quei piani che pensavi fossero "perfetti". Quando crollano, o anche solo si incrinano, è umano volersi ribellare per non passare da sprovveduti o ingenui: la storia dell'uomo è piena di esempi di questo tipo ma è nella saggezza della Bibbia che si trovano le soluzioni per uscirne». 

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