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sabato 24 agosto 2019
 
la storia
 

La "bionda" che ripulisce le spiagge della Sardegna

18/07/2019  L’impegno tra ecologia e sociale di Ichnusa. Una serie di iniziative a favore dell’ambiente, della sostenibilità e della sicurezza sul lavoro. A lanciarle è il marchio, nato a Cagliari nel 1912, che da sempre si identifica con l’isola e la sua storia

Scioppino, mezza birra, birra grande. Non c’è che l’imbarazzo della scelta davanti alle varie dimensioni delle bottiglie con la bionda bevanda più amata dai sardi, nettamente campioni italiani di consumo di birra, il doppio rispetto a quanto fanno registrare le altre regioni: circa 62 litri pro capite contro quasi il 29,8. Un amore che dura da 107 anni. Fedelissima la gente isolana alla loro Ichnusa, la birra che prende il nome dall’impronta divina che ha dato forma e vita alla Sardegna.

Il segreto di questo “amore” che ha resistito anche ai cambi aziendali (dal 1986 fa parte del gruppo olandese Heineken)? La forte identificazione della birra come prodotto sardo: confezionata a Cagliari dal 1912, da imprenditori locali, acqua e componenti base tutti made in Sardegna. Una storia senza tradimenti, neppure quando negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso l’invasione delle birre provenienti da altri territori e marchi è stata massiccia e la pubblicità martellante. I sardi non si sono fatti conquistare. Fedeli a quella birra che su camioncini rossi partiti dall’estrema periferia del quartiere cagliaritano di Villanova, stazione del “trenino del Campidano”, arrivava nelle botteghe e nei bar degli oltre 360 Comuni dell’isola.

Birra da bere a temperatura ambiente in inverno. Fresca d’estate, conservata dai bar e dalle osterie in vasche piene di lastre ghiacciate ricoperte di trucioli di legno perché non si sciogliessero velocemente, nelle case dentro secchi di lamiera carichi di bottiglie immersi nei pozzi dei cortili.

Ichnusa ha deciso di contraccambiare questa fedeltà. Ha preso un impegno concreto: coinvolgere la comunità sarda nel prendersi cura della propria terra. #ilnostroimpegno è il nome dell’iniziativa che vede Ichnusa unire in una grande squadra i suoi partner storici, la Dinamo Basket Sassari e il Cagliari Calcio, insieme a Legambiente Sardegna. Molto concretamente, raccogliere i rifiuti abbandonati che deturpano il territorio e preservare tutta la bellezza di una terra antica e preziosa.

«Crediamo fortemente nel progetto, il percorso che ha dato vita a questa iniziativa è nato in modo molto naturale», commenta Katia Pantaleo, marketing manager di Ichnusa.

Tutto ha avuto inizio lo scorso dicembre, quando Ichnusa ferma per un giorno la produzione per dedicarsi a una prima giornata di pulizia nel quartiere Sant’Elia a Cagliari. Raccolti quasi 90 sacchi di rifiuti. Il 10 maggio scorso replica a San Vero Milis, spiaggia di Is Benas, nell’Oristanese: 263 sacchi di rifiuti prendono la via dell’inceneritore.

Il feeling ambientale tra Ichnusa e la Sardegna parte dal suo birrificio, situato ad Assemini, zona industriale di Cagliari. Negli ultimi 5 anni il birrificio Ichnusa, “regno” del mastro birraio Luigi Paciulli, ha tagliato del 60% le emissioni di CO2, del 36% i consumi di energia termica e del 22% quelli di energia elettrica. Il consumo d’acqua ridotto del 12% rispetto al 2013.

Sostenibilità, ad Assemini, significa anche attenzione alle persone e, quindi, sicurezza sul lavoro. Oltre 10 mila ore di formazione negli ultimi dieci anni per i suoi dipendenti hanno prodotto oltre otto anni consecutivi senza infortuni.

«L’attenzione che il birrificio di Assemini pone verso persone e ambiente è un impegno preso che rinnoviamo costantemente, in ogni scelta che facciamo», spiega Alfredo Pratolongo, direttore Comunicazione e affari istituzionali di Heineken Italia, «a cominciare dal lavoro che stiamo portando avanti in birrificio, per ridurre il nostro impatto e garantire una produzione sostenibile, fino agli investimenti sul “vuoto a buon rendere”, un formato in cui crediamo talmente tanto da dedicargli un’intera linea di confezionamento».

Le bottiglie di vetro a rendere, riconoscibili dal tappo verde, permettono di riutilizzare la stessa bottiglia fino a 100 volte, ridurre la quantità di vetro e tagliare di oltre un terzo le emissioni di gas a effetto serra.

Grazie alla nuova linea di confezionamento dedicata al “vuoto a buon rendere”, il birrificio ha incrementato del 20% la forza lavoro. Con le nuove assunzioni, lavorano oggi, nel birricio Ichnusa, 97 dipendenti, con un’età media di circa 46 anni.

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