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mercoledì 26 aprile 2017
 
 

La Chiesa non ha paura di camminare nella storia

17/10/2014  I lavori volgono al termine. Si può tentare un primo, sommario bilancio: le opinioni diverse, anche i contrasti e i conflitti, sono positivi se non chiudono porte e intralciano cammini. Anche al Concilio si confrontarono due linee, se non di più. Poi, alla fine... Il ruolo del Papa e il primato del Vangelo.

Le relazioni dei circoli minori danno l’impressione che, come direbbe Bartali, è tutto sbagliato, tutto da rifare. Invece no. Ci sono posizioni diverse, a volte contrastanti. Ci sono i rigoristi per i quali la dottrina è immutabile, ci sono gli aperturisti, che, basandosi sull’esperienza pastorale, chiedono un cambio di passo sulla Comunione ai divorziati risposati a certe condizioni, parole nuove sulle unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, e infine ci sono quelli che tentano mediazioni spiegando che o si torna al Vangelo oppure non si esce dall’impasse dallo scontro all’ok corral. Il Papa per ora non si pronuncia. Eppure si sa da che parte sta: dalla parte del Vangelo. Gesù quando incontra l’adultera davanti a chi invoca la legge di Mosé non giudica, ma le dice di andare e non peccare più. La misericordia insomma non è mediazione tra dottrina e pastorale, ma è altro e non solo un punto di equilibrio.

In altre parole la misericordia non è valore negoziabile o non negoziabile, dipende dai punti di vista, ma è il modo di ragionare nuovo che una persona Gesù ha introdotto con i fatti nella dottrina. Tornare al Vangelo è il metodo del Concilio. Ed è quello che ha permesso al Concilio di non finire in una rissa tra conservatori e progressisti. Il vero dibattito al Sinodo così si intreccia, al di là di tutti i punti in questione, sul Concilio, il quale non ha votato decreti, non ha stabilito norme, ma è riuscito nell’impresa di rendere il Vangelo più vicino alla gente e la Chiesa non dirimpettaia della storia. Sappiamo che non è stato facile, come non sarà facile al cammino sinodale stabilito da papa Francesco nell’arco di due anni. Non si tratta neppure qui di stabilire norme e regole, ma di modulare con parole nuove il Vangelo di Cristo.

Lo dice con chiarezza il titolo del Sinodo: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Le opinioni diverse, anche i contrasti e i conflitti, sono positivi se non chiudono porte e intralciano cammini, con fughe indietro o con fughe in avanti. Il metodo storico-critico come ermeneutica della Tradizione, che ha permesso al Concilio di dire parole nuove sulla dottrina (Lumen gentium) e sulla pastorale (Gaudium et spes) sta alla base della svolta del Sinodo da qui all’anno prossimo. C’è una resistenza, ma il solo fatto di aver discusso così appassionatamente in queste settimane e di averlo fatto pubblicamente (anche se forse era meglio pubblicare per intero gli interventi dei padri sinodali che lo avessero voluto) dice già una cosa importante e cioè che la Chiesa non ha paura di camminare nella storia.

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