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martedì 19 marzo 2019
 
L'assurda condanna
 

Tiziana Ferrario: «L’Europa alzi la voce per l’iraniana Nasrin Sotoudeh»

14/03/2019  Così la scrittrice, una carriera in Rai, reagisce ai 38 anni di carcere e 148 frustate inflitti a Nasrin Sotoudeh, l'avvocata per i diritti umani condannata dalla corte di Teheran. «Non possiamo voltarci dall’altra parte» dice la Ferrario che l’ha conosciuta di persona qualche anno fa e ce la racconta.

Tiziana Ferrario
Tiziana Ferrario

«L’Europa deve fare qualcosa. Se l’Iran sente le pressioni della comunità internazionale qualcosa succederà, sennò marcirà in galera». Non si rassegna Tiziana Ferrario, giornalista, scrittrice, uno sguardo aperto sul mondo, appassionata alla miglior causa delle donne che Nasrin l’ha conosciuta nel 2009 di persona. «È assurdo. Oltretutto l’Iran è un Paese con una grande storia che non può permettersi una cosa del genere dopo che da tempo sta cercando di mostrare un altro volto. Quello più evoluto e riformista. E non è la prima volta. Negli anni il carcere Evin a Teheran si è riempito di prigionieri politici».

Collusione contro la sicurezza nazionale, propaganda contro lo Stato, istigazione alla corruzione e alla prostituzione, essere apparsa in pubblico senza hijab, il velo che copre la testa per le donne in Iran. Sono questi i capi di accusa per Nasrin vincitrice del premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012, che condivide gli stessi valori della premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, la più famosa avvocata del Paese, da anni in prima fila per difendere i diritti civili nel Paese.

«L’ultima volta che l’ho vista è stato nel 2009 quando andai a seguire le elezioni in Iran e ci fu la violenta repressione dei riformisti dell’onda verde per mano di Mahmud Ahmadinejad che rifiutò la vittoria dei suoi avversari. La prima volta, fu però, nel 2006 quando Nasrin era incinta del secondo figlio; ricordo il suo studio pieno di giornalisti arrivati da tutto il mondo che lei li incontrò uno per uno. Ha sempre vissuto come una missione il suo impegno per i diritti umani. A quel tempo difendeva chi era in prigione nel carcere di Evin, un buco nero. Era minuta, vestita di bianco col velo in testa e si batteva contro le continue violazioni del regime iraniano. In quell’occasione mi parlò dei minori che venivano imprigionati e condannati a morte. Lei sosteneva una raccolta di firme a favore dei diritti umani delle donne One milion signatures».

 

Come si spiega una condanna così feroce?

«Interpreto questa condanna come una conseguenza del braccio di ferro tra chi vuole le riforme e chi si oppone. Posso immaginare che questa pena sia frutto di chi cerca di imporre un certo tipo di regole e tradizione rispetto a chi, invece, vuole trasformare il Paese e renderlo moderno. In un continuo gioco di bilanciamenti di potere. Non a caso a capo della magistratura è stato nominato un conservatore come Seyyed Ebrahim Raisi che sarebbe stato membro a suo tempo della commissione della morte. Non dimentichiamo, poi, che l’Iran è una Repubblica islamica guidata da un’autorità religiosa».

 

Cosa può fare l’Europa?

«L’Europa può e deve fare qualcosa, ha una grande influenza e deve far sentire la sua voce. Nasrin non è l’unica imprigionata, ce ne sono tanti altri: dopo la rivoluzione verde sono finiti in carcere studiosi e professori. Nasrin è una donna coraggiosa che non si è mai tirata indietro e lo fa a costo di mettere a rischio la vita della sua famiglia e rinunciando all’affetto dei suoi figli. L’Iran stesso non può permettersi gesti del genere: non è questa la strada che deve percorrere, perché è una contraddizione con il livello evoluto della sua società. Basta entrare all’università di Teheran e vedere quante donne frequentano e si laureano e occupano posti di lavoro di grande responsabilità a tutti io livelli. Una situazione molto diversa da quello che accade in Arabia Saudita sua eterna rivale nel braccio di ferro su chi deve prevalere nel mondo islamico tira sciiti e sunniti ».

 

Cosa insegna questa situazione agli antieuropeisti?

«Che abbiamo la fortuna d vivere in un continente democratico dove cose del genere sono impensabili. Ricordiamocelo, quando qualcuno si chiede a cosa serve l’Europa. A ribadire un percorso di crescita, di partecipazione e di difesa dei diritti umani. Un impegno che dobbiamo avere costante soprattutto adesso che si corre il rischio di fare passi indietro proprio sul tema dei diritti. Basta pensare a quanto sta accadendo alle donne oggetto di minacce, discriminazioni e violenze. I diritti delle donne sono diritti umani, i diritti umani sono anche i diritti delle donne».  

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