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domenica 25 febbraio 2018
 
 

La Lombardia crea un fondo contro l'aborto

14/06/2010  Per il demografo Blangiardo in Italia le conseguenze degli oltre 5 milioni di aborti dal 1978 cosituiscono un dramma sociale.

Mentre nel Lazio è partita in questi giorni la prima interruzione di gravidanza con la pillola RU486, giunge dalla Lombardia una buona notizia: la Giunta regionale di quella regione ha stanziato il 31 maggio scorso, su proposta dell'assessore alla Famiglia Giulio Boscagli, un fondo (denominato Fondo "Nasko") di 5 milioni di euro di aiuto alle donne in gravidanza che si trovino in condizioni economiche difficili. In particolare, come si legge sul sito della Regione Lombardia, si tratta di «un provvedimento sperimentale di aiuto concreto» che si concretizzerà in un «assegno mensile di 250 euro per 18 mesi per quelle donne che rinunciano a una interruzione della gravidanza che sarebbe stata determinata da problemi economici».

Il Fondo "Nasko", da quanto si legge nel sito, funzionerà concretamente attraverso gli operatori del consultorio, che riceveranno la donna che intende abortire e, valutate le motivazioni economiche della richiesta di intervento, la metteranno in contatto con il Centro di aiuto alla vita. Sarà questo che si prenderà carico direttamente della gestione dell'aiuto economico attraverso un "progetto personalizzato", che sarà sottoscritto direttamente dalla donna. A quanto si capisce, il Fondo dovrebbe diventare operativo a partire dai mesi di settembre/ottobre prossimi.

«E' una cosa bella e giusta che un ente pubblico si sia finalmente mosso in questo senso», chiosa Paola Bonzi, storica fondatrice del Cav Mangiagalli di Milano, la struttura che opera da quasi 26 anni all'interno della Clinica Mangiagalli (per un Cav un'eccezione più unica che rara riuscire a entrare nei reparti di ginecologia dove si fanno gli aborti...) ma che è attivo anche come consultorio non lontano dalla Clinica. Approvazione dunque, ma con qualche riserva: «Gli aiuti alle donne in gravidanza, a quanto abbiamo capito finora, verranno devoluti in vouchers da spendere in negozi o enti convenzionati con la Regione. Tutto benissimo. Io però, in tutta franchezza, questi aiuti li avrei voluti liquidi, in soldi per intenderci, naturalmente fornendo periodicamente dei rendiconti documentati».

Insomma una preferenza per un metodo più "elastico". Ma perché? «L'ideale sarebbe riuscire a personalizzare l'intervento a seconda della situazione per adeguare al meglio l'aiuto alle condizioni concrete della donna», risponde la Bonzi, che chiarisce: «L'aiuto deve essere un bene immediato, come un appartamento o viveri o pannolini. Dopo aver parlato con una persona che è molto indecisa sul da farsi, io devo mandarla via con qualcosa di molto concreto in mano, altrimenti lei rischia di desistere dal tenere il bambino se ha già fissato l'intervento 2 giorni dopo. Promesse troppo "burocratizzate", come il dover andare in giro per uffici a ritirare i buoni, mi sembra poco funzionale alla nostra attività».

«L'ideale quindi», conclude la storica fondatrice del Cav Mangiagalli, «sarebbe un fondo, cioè soldi liquidi, da gestire con i nostri criteri. Non escludo però che l'iniziativa sia più funzionale per altri Cav organizzati diversamente da noi».

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