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lunedì 20 febbraio 2017
 
svolta del papa
 

«I preti potranno assolvere sempre il peccato di aborto»

21/11/2016  Nella Lettera apostolica “Misericordia et misera” a conclusione del Giubileo il Papa stabilisce che sacerdoti potranno continuare ad assolvere dal peccato di aborto, i lefebvriani a ricevere lecitamente il sacramento della confessione, i Missionari della misericordia saranno ancora impegnati nel loro servizio e, infine, sarà istituita una Giornata mondiale dei poveri

Non una parentesi, ma uno stile di vita, un modo di essere. Papa Francesco prolunga i gesti "straordinari" dell'anno della misericordia per continuare a vivere la forza del perdono di Dio. Lo fa concedendo ai sacerdoti «in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario». Non solo anche per i lefebvriani  estende la possibilità di «ricevere validamente e lecitamente l'assoluzione sacramentale» confidando «nella buona volontà dei loro sacerdoti perché si possa recuperare, con l'aiuto di Dio, la piena comunione nella Chiesa cattolica». Il Papa estende ancora, fino a nuova disposizione, il servizio dei Missionari della misericordia e, infine, istituisce, nella XXXIII domenica del tempo ordinario, in cui si ricorda Cristo Re, la Giornata mondiale dei poveri.

Gesti concreti perché la misericordia, sottolinea papa Francesco nella Lettera apostolica "Misericordia et misera" che ha firmato domenica 20 novembre a conclusione dell'Anno giubilare e che ha reso nota il 21, «chiede di essere ancora celebrata e vissuta nelle nostre comunità» perché è la misericordia «che rende tangibile la verità profonda del Vangelo».

Bergoglio spiega, nei 22 punti della Lettera, il senso di quest'anno straordinario e indica la direzione per il futuro. Per farlo parte dall'episodio dell'incontro tra Gesù e l'adultera, tra la Misericordia, appunto e «la misera». «Nessuno ti ha condannata», dice Gesù alla donna che rischiava la lapidazione. «Al centro non c'è la legge e la giustizia legale, ma l'amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona , per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto».

E ancora ricorda l'episodio della peccatrice che lava i piedi di Gesù con le sue lacrime e alla quale viene perdonato «perché molto ha amato». E aggiunge: «Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l'abbraccio del suo perdono».

«Lo Spirito indica sempre nuovi sentieri da percorrere»

Il perdono rende liberi e felici, «le lacrime della vergogna e del dolore si sono trasformate nel sorriso di chi sa di essere amata», continua Francesco. E mentre, «in una cultura spesso dominata dalla tecnica, sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani» occorre essere testimoni di misericordia e gioia. «Il futuro infatti sembra essere ostaggio dell’incertezza che non consente di avere stabilità. È così che sorgono spesso sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione. C’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali. Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva. C’è tanto bisogno di riconoscere la gioia che si rivela nel cuore toccato dalla misericordia».

Per questo bisogna continuare a celebrare la misericordia senza limitare e «rattristare» l'azione dello Spirito «che indica sempre nuovi sentieri da percorrere per portare a tutti il Vangelo che salva».

I missionari della misericordia continuino la loro missione

  

Ci sorreggono nel cammino i sacramenti - e non è un caso che in quelli chiamati «di guarigione», cioè la confessione e l'unzione degli infermi, si faccia esplicitamente riferimento alla misericordia nella formula con la quale li si amministra - e l'ascolto della Parola di Dio. Il Papa raccomanda particolarmente la preparazione dell'omelia che deve comunicare «la certezza che Dio ci ama» e lo studio della Scrittura con la lectio divina. Invita a sperimentare la vicinanza di Dio attraverso il sacramento della riconciliazione e a vivere pienamente il servizio della misericordia così come hanno fatto, nell'anno giubilare, i Missionari della misericordia. Un servizio che non finisce. Anzi, papa Francesco chiede esplicitamente che quanti sono stati inviati in questo anno permangano nel loro impegno «fino a nuova disposizione come segno concreto che la grazia del Giubileo continua a essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace».

E se ai missionari il Papa chiede di continuare nel loro servizio, a tutti i sacerdoti rinnova l'invito a prepararsi bene per il ministero della confessione essendo «accoglienti con tutti», «testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato», «chiari nel presentare i principi morali», ma «disponibili nell'accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale», «generosi nel dispensare il perdono di Dio».

Il sacramento della riconciliazione, sono le parole del Papa, «ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana».   

Istituita la Giornata mondiale dei poveri

E ancora il Papa parla della «fantasia della misericordia» ricordando le tante azioni che la Chiesa può fare per rendere concreta la sua vicinanza agli ultimi. Parla dei problemi della famiglia, ma anche della sua «bellezza che rimane immutata, nonostante tante oscurità e proposte alternative». Parla della morte, che va «preparata come passaggio doloroso e ineludibile ma carico di senso: quello dell'estremo atto di amore verso le persone che ci lasciano e verso Dio a cui si va incontro». Parla della debolezza e del pianto. Di una Porta Santa che si chiude mentre resta spalancata quella della misericordia del nostro cuore. Sempre capace di trovare gesti, segni e opere per portare l'amore di Dio agli altri.

Francesco sottolinea il «valore sociale della misericordia» che «esige di non rimanere inerti e di scacciare l'indifferenza e l'ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta», perché «la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l'impegno concreto di chi intende testimoniare la presenza del Regno di Dio».

Il Papa conclude la Lettera parlando della sua intuizione, mentre si chiudevano le porte del Giubileo in tutte le cattedrali e santuari del mondo, e «alla luce del Giubileo delle persone socialmente escluse», della necessità di «un ulteriore segno concreto di questo Anno Santo Straordinario». Segno che si concretizza nella istituzione di una Giornata mondiale dei poveri. «Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia. Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale. Questa Giornata costituirà anche una genuina forma di " nuova evangelizzazione", con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia».

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