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mercoledì 19 giugno 2019
 
 

Donne e uomini delle vigne

15/04/2010  La nuova guida ai vini di Slow Food: uscirà a ottobre: 2000 cantine visitate, 20 000 vini assaggiati niente punteggi ma giudizi approfonditi.

Degustazione durante il recente salone di Vinitaly.
Degustazione durante il recente salone di Vinitaly.

Si chiama Slow Wine ed è la nuova guida ai vini italiani di Slow Food, che uscirà in ottobre. Una selezione che è figlia dei numerosi stimoli che continuamente giungono dagli amanti del vino all'Associazione fondata a Bra da Carlo Petrini. L’enologia, infatti, da sempre è presente nel pensiero e nelle iniziative di Slow Food, anche se questa è solo una parte dell'impegno dedicato alla vitivinicoltura: sono infatti pronte altre iniziative editoriali, come i Master of Food e il sito slowine.it, e ripartiranno anche i Presìdi del vino.

Marco Bolasco, direttore Slow Food Editore, spiega: «Slow Wine è anche il frutto del notevole sforzo e lavoro della nostra casa editrice, con l’impiego di risorse e intelligenze nuove e un partner importante come Giunti. A riprova di questo voglio annunciare che ci saranno le edizioni in inglese e tedesco, il formato elettronico e le relative applicazioni per smartphone, e il libro avrà grafica e linguaggio innovativi. Inoltre, Slow Wine uscirà con una presentazione ufficiale il 20 ottobre, degna anteprima del Salone Internazionale del Gusto, che si svolgerà dal 21 al 25 ottobre a Torino».

Ma perché una nuova guida al vino? Secondo i curatori di Slow Food, era necessaria una riflessione e un sostanziale cambiamento nell’affrontare il mondo vitivinicolo, un panorama molto dinamico, spostando l’attenzione dal bicchiere a tutto ciò che sta dietro, a partire dalle cantine, per avere una valutazione completa, precisa e affidabile. Slow Wine scaturisce da questo approccio, grazie al quale il vino è diventato veicolo per descrivere il territorio. La vera svolta che c’è dietro alla guida sono le 2.000 visite in cantina con più di 150 colaboratori coinvolti. Un lavoro che è stato possibile grazie alla rete associativa Slow Food, che ha voluto conoscere le donne e gli uomini che lavorano nelle vigne.

Fabio Giavedoni, uno dei curatori, aggiunge: «Abbiamo organizzato incontri su tutto il territorio italiano per definire il format dei giudizi. Slow Wine si basa sulle visite in cantina per un rapporto diretto con i produttori. Ma non si sono abbandonate pratiche assodate. Successivamente infatti si passerà alla fase dell’assaggio, che si svolgerà in maniera tradizionale (alla cieca). Novità e continuità accompagnano così il giudizio. Nelle schede ci saranno inoltre “carte d’idenità” delle cantine con le informazioni che i vignaioli ci hanno fornito sotto propria responsabilità, una sorta di autocertificazione, ma con la garanzia del rapporto che abbiamo instaurato con loro. Oltre ai 150 collaboratori, al panel di valutazione si è aggiunto un team di “ospiti” italiani ed esteri, costituito da giornalisti, grandi appassionati, enotecari, blogger e importanti sommelier. Segno che Slow Wine è un’opera aperta: novità, tradizione e contaminazione».

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