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martedì 23 luglio 2019
 
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«La priorità è il lavoro. Torino rinasca nel dialogo»

17/11/2018  L’Agorà del Sociale a Torino con la sindaca Appendino e il presidente della Regione Chiamparino. L’arcivescovo Nosiglia: «La carenza di lavoro è quindi il primo punto da affrontare quando si parla di welfare. La povertà ci spinge a valorizzare tutte le nostre risorse»

Ad una settimana della marcia dei 40 mila “Sì Tav” la Chiesa torinese, ha presentato il lavoro degli ultimi anni nell’azione pastorale e sociale in contrasto alle povertà e per favorire in progetti di inclusione. La mancanza di lavoro, per giovani e adulti, che si riflette sulle scelte di vita e sulle difficoltà dell’esistenza di persone e famiglie è l’elemento centrale della nostra epoca. «Viviamo in una società dove le prospettive di crescita sono per tutti più lontane. La carenza di lavoro è quindi il primo punto da affrontare quando si parla di welfare. La povertà ci spinge a valorizzare tutte le nostre risorse», ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, all’Agorà del sociale 2018. che si è svolta a Torino sabato mattina.

Fatti concreti, opere, volti, persone ecco il cuore pulsante dell’Agorà, che cerca di fare sintesi rispetto a tutto il bene costruito, per evidenziare l’impegno dio donne e uomini, religiosi e laici, che ogni giorno, lavorano per sostenere coloro che per tante ragioni sono in difficoltà: disoccupazione, emarginazione, esclusione, marginalità povertà assoluta e nuove poveri. A confrontarsi con comunità ecclesiali, terzo settore, volontariato, sindacato, parti sociali e corpi intermedi erano presenti i soggetti istituzionali della città la sindaco Chiara Appendino il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il prefetto Claudio Palomba, il presidente di Unione Industriale Torino Gallina, il presidente della Fondazione Crt Quaglia e Alberti direttore della Asl unica di Torino.

A queste realtà che costringono famiglie e comunità di una fascia larga di popolazione l’Agorà ha risposto, non solo attraverso una analisi attenta con tutti i soggetti sociali e istituzionali del territorio, ma soprattutto con azioni e progetti concreti come ha ricordato il coordinatore del progetto Agorà don Paolo Fini direttore dell’area sociale della Diocesi di Torino. Le parole che segnano la prospettiva sulla quale incalzare tutte le realtà cittadine, le micro e macro comunità, il mondo dell’economia, del lavoro, del sociale e della cultura sono giusto, incluso, istruito e accolto che insieme compongono il quadro virtuoso di un futuro tutto da costruire.

L’assemblea è il coronamento pubblico di un lavoro di oltre 6 mesi di incontri intorno a 4 grandi tematiche: lavoro, migrazioni, aree socio-sanitarie, aree caritative. Insieme alla gente delle parrocchie hanno lavorato assessori e dirigenti di Comune, Area Metropolitana, Regione; e rappresentanti di tutte le forze vive del territorio torinese. I risultati, presentanti oggi, sono alcune proposte concrete, soprattutto un ‘metodo di lavoro comune’ avuto modo di sperimentare e da proporre ad un mondo che va oltre la dimensione ecclesiale.

L’Arcivescovo Cesare Nosiglia ha lanciato il cammino dell’Agorà nel 2014. Un luogo di dialogo e confronto, in un tempo di tensioni e di contrapposizioni spesso fuori da ogni regola di elementare educazione istituzionale non solo a livello nazionale, come spazio di confronto aperto – e sincero, e disinteressato –, come ricorda il suo portavoce Marco Bonatti, tra le istituzioni pubbliche, le forze sociali, il sindacato e gli imprenditori, il sistema del credito, le agenzie educative, per affrontare insieme la crisi della città e dell’area metropolitana.

«La situazione è tale da richierci cambiamenti urgenti»

Non si è parlato di Tav e di infrastrutture, si è parlato di persone e progetti si è chiesto ai decisori politici, gli amministratori locali di prendere un indirizzo, indicare della strade possibili di uscita da una crisi che il Piemonte più di ogni altra Regione del nord ha subito e subisce ancora. Una crisi che ha origini ormai antiche e si collega direttamente alla fine della città – fabbrica e alle scelte “globali” compiute da Fiat-Fca, alla conclusione del ciclo storico di sviluppo e riprogettazione dell’area torinese iniziato nel 1993 con la prima Giunta Castellani e concluso con del tempo olimpico (1993-2016).

Da allora i primi due anni di giunta Appendino con tante speranze deluse: la rinuncia alla candidatura olimpica, le tante crisi industriali, il No alla Tav, le difficoltà del Salone del Libro insieme alla necessità di mantenere la vocazione manifatturiera della città insieme alla rinascita culturale di Torino città d’arte, fino alla storica manifestazione di sabato 10 novembre autoconvocata da sette signore torinesi. La situazione è tale da richiederci con urgenza forme di cambiamento. Anche nei confronti delle strutture pubbliche e private, così come nei confronti delle persone che lavorano nel welfare”, ha ribadito ancora Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana, riportando i risultati dei lavori e delle esperienze concrete che sono state realizzate e continuano oggi sul territorio diocesano a sostegno delle comunità. Abitazione e lavoro sono le due questioni “ancora aperte”, che per molti anni politiche del lavoro e del welfare sono state parallele, mentre oggi occorre una fusione degli interventi. Oltre il tema delle infrastrutture necessarie, l’appello emerso dall’Agorà è che si smorzino i toni e le divisioni e sia messo a fattor comune le esperienze, provando a cercare mediazioni e sintesi, trovando luoghi di confronto politico, istituzionale e civico.

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