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Benessere

La sperimentazione sulle Staminali di Angelo Vescovi: la ricerca a cui i cattolici dicono sì

02/01/2018  Un progetto di ricerca dà nuova speranza ai pazienti con malattie neurodegenerative e neurologiche fino a oggi incurabili: nel futuro, si potrebbe contrastare anche l’Alzheimer...

Se c’è un dibattito che ha rinverdito l’antico stereotipo della Chiesa nemica della scienza e del progresso, è quello riguardante la ricerca sulle cellule staminali. È sorprendente scoprire, allora, che proprio da istituzioni cattoliche arriva un progetto di ricerca che sta dando speranza a migliaia di pazienti affetti da malattie come la Sclerosi multipla e la Sclerosi laterale amiotrofica.

Sono, infatti, la Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo e l’associazione Revert Onlus, presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, i promotori di questo progetto sulle staminali cerebrali, guidato dal professor Angelo Vescovi, docente di biologia cellulare all’Università Bicocca di Milano e direttore scientifico dell’ospedale fondato da Padre Pio.

Il progetto è partito a Terni nel 2003 proprio dall’incontro tra Vescovi e Paglia, allora a capo della diocesi e oggi presidente della Pontificia accademia per la vita, ed è giunto adesso alla prima fase di sperimentazione clinica su pazienti affetti da Sclerosi multipla, dopo aver concluso con successo quella sui malati di Sla.

«Ho conosciuto il professor Vescovi a Terni», racconta monsignor Paglia. «Le sue ricerche avevano aperto una via eticamente accettabile per tentare di guarire le malattie neurodegenerative».

Le cellule staminali lavorate da Vescovi, infatti, non sono derivate da embrioni prodotti in vitro e poi distrutti, ma estratte dal cervello di feti deceduti spontaneamente. «Abbiamo pensato che, anziché continuare a perdersi in dibattiti di carattere teorico», continua Paglia, «valeva la pena fare qualcosa di concreto, che potesse dare speranza a chi soffre». La stessa diocesi di Terni si era dunque fatta carico del sostegno economico della ricerca, promuovendo un’apposita Fondazione.

Il progetto è dislocato oggi tra Terni, appunto (dove all’interno dell’ospedale ha sede la Banca delle cellule staminali e vengono effettuati i trapianti), la Casa sollievo della sofferenza (dove vengono reclutati e monitorati i pazienti) e l’Ente ospedaliero cantonale e Sirm di Lugano.

La ricerca affonda le sue radici nel lontano 1990, quando un Vescovi non ancora trentenne, scrive un progetto che appare “folle”: isolare le cellule staminali del cervello e utilizzarle per trapianti. Nel 1992, in Canada, il giovane ricercatore riesce a isolare quelle di topo, pubblicandone i risultati su Science e proseguendo poi gli studi al San Raffaele di Milano.

Dopo un lunghissimo iter scientifico e burocratico, nel 2012 si è svolto il primo trapianto su un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, mentre nel giugno del 2017 è iniziata la sperimentazione sui malati di Sclerosi multipla.

«Abbiamo avuto 90 richieste in pochi giorni», spiega Vescovi, «e questa fase riguarderà 18 pazienti, quindi possiamo dire di aver già praticamente concluso il reclutamento».

La sperimentazione condotta da Vescovi sta suscitando enormi aspettative in tutto il mondo tra gli affetti di malattie neurologiche e neurodegenerative a oggi incurabili: non solo Sla e Sclerosi multipla, ma anche l’Alzheimer, il Parkinson e il tumore al cervello potrebbero essere curati con questa nuova terapia.

«Il compito delle cellule staminali», chiarisce il biologo, «è quello di sostituire le cellule degenerate mantenendo l’integrità dei tessuti. A oggi, non è facile prevedere quali saranno gli effetti dei nostri trapianti, ma la speranza è che possano arrestare le infiammazioni che causano le malattie neurodegenerative. La priorità è la sicurezza, e sotto questo profilo i risultati sono stati ottimi: nessuno dei 18 pazienti affetti da Sla finora trapiantati ha subito danni, mentre in alcuni casi abbiamo registrato dei piccoli miglioramenti».

Ci si muove comunque su un terreno delicatissimo e ancora inesplorato: «All’origine della malattia c’è un’infiammazione che distrugge le cellule che proteggono il nervo il quale, danneggiato, comincia a morire. L’obiettivo è far sì che le cellule staminali, entrate nel sistema, spengano l’infiammazione e migliorino la funzione del nervo, ricostruendo la sostanza isolante o stimolandone la ricostruzione, ma anche nutrendo il nervo scoperto». O, quantomeno rallentandone o prevenendone la degenerazione.

«Non dimenticherò mai», riprende monsignor Paglia, «gli occhi del primo malato di Sla che poté beneficiare di questo procedimento. Nonostante tutti i limiti del caso, nei suoi occhi si era accesa la speranza. E credo che il compito comune della Chiesa e della medicina sia proprio questo: dare speranza a chi non ne ha».

INDIFFERENZIATE

Le staminali sono cellule indifferenziate, cioè possono “trasformarsi” in cellule di vari organi o tessuti. Ne esistono di due tipi: embrionali e adulte. Le prime sono presenti esclusivamente nell’embrione nelle primissime fasi dello sviluppo e possono generare tutti i tipi cellulari del nostro corpo. Le staminali adulte invece si trovano nei tessuti già maturi, dove servono come fonte di ricambio.

18 malati sono stati reclutati per la sperimentazione sulla Sclerosi multipla che è iniziata lo scorso giugno. Si è conclusa positivamente invece quella contro la Sla.

Oggi, questo progetto è dislocato tra Terni (il cui vescovo era monsignor Vincenzo Paglia, oggi è presidente della Pontificia accademia per la vita) dove ha sede, all’interno dell’ospedale, la Banca delle cellule staminali; la Casa sollievo della sofferenza, a San Giovanni Rotondo, dove vengono reclutati e monitorati i pazienti; e l’Ente ospedaliero cantonale e Sirm di Lugano.

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