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mercoledì 20 giugno 2018
 
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La vera storia del film Woman in gold, il quadro rubato dai nazisti

03/01/2018  Il film onda stasera su Canale 5 con il premio Oscar Helen Mirren è un'appassionante ricostruzione di una battaglia durata decenni legata a un'opera del pittore Klimt, sullo sfondo dell'Olocausto.

Canale 5 trasmette questa sera in prima serata Woman in gold diretto dal regista inglese Simon Curtis e interpretato dall’attrice premio Oscar Helen Mirren, tratto da una appassionante storia vera.  “Woman in gold” è il titolo falso di un quadro del pittore austriaco Gustav Klimt, che in realtà si chiama Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, ovvero una delle muse e mecenate del famosissimo pittore padre del movimento artistico “Secessione Viennese”.

Adele e Ferdinand Bloch-Bauer fanno parte di una ricca famiglia ebrea che possiede un’importante raffineria di zucchero. Marito e moglie sono appassionati di arte: il loro salotto è frequentato da compositori come Gustav Mahler, Richard Strauss e da pittori come Klimt, per il quale la signora Bloch-Bauer fa anche da modella. Adele muore nel 1925 di meningite e la sua scomparsa colpisce molto la nipotina Maria di nove anni, che considera la zia come una seconda mamma. Ed è proprio Maria Altman la protagonista del film.

Con l’arrivo del nazismo vengono sequestrati tutti i beni di famiglia, dallo zuccherificio (lo zio Ferdinand scappa in Svizzera per non essere catturato e deportato) ai famosi quadri, fino ai gioielli, compresa la collana che Adele indossava nel famoso dipinto. Proprio i nazisti, per nascondere l’origine ebraica della modella, modificano il titolo del quadro da “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” in “Woman in gold”. Maria fugge con il marito, cantante lirico, negli Stati Uniti, dove nel ’45 diventa cittadina americana e avvia con successo un’attività commerciale. Sempre nel ’45 muore lo zio Ferdinand, che lascia la sua eredità a lei e agli altri nipoti Louise e Leopold. Ma in realtà Ferdinand non possiede più nulla e la collezione di quadri si è dispersa fra diversi privati (compresi gli stessi Hitler e Goering).

Le opere di Klimt arrivano poi alla Galleria Belvedere, noto museo viennese, apparentemente per volontà testamentaria della stessa Adele. A guerra finita la famiglia Bloch-Bauer cera di ottenere dalle autorità austriache, senza risultato, le carte che dimostrino la volontà di Adele di destinare i quadri alla Galleria Belvedere, e la cosa finisce lì. Dopo 50 anni, alla fine degli anni ’90, però, l’Austria approva una legge per la restituzione delle opere d’arte sequestrate dai nazisti. Avendo quindi accesso a documenti fino a quel momento secretati, un giornalista austriaco scopre che alla morte della moglie, Ferdinand non aveva mai dato disposizione di donare i quadri al museo. E’ nel 1999 che l’ormai ultraottantenne Maria Altman inizia la sua battaglia legale contro l’Austria, arrivando fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti per cercare di riottenere ciò che le spetta.

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