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giovedì 23 novembre 2017
 
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La violenza comincia dalla Rete. Ecco il Manifesto anti ostilità

17/09/2017  Un progetto che vede insieme l’associazione Parole O_stili, l’Università Cattolica, l’Istituto Toniolo e il Ministero dell’Istruzione. Obiettivo: combattere i linguaggi ostili che si propagano facilmente in Rete. Il 18 la consegna del Manifesto agli studenti da parte del presidente della Repubblica Mattarella

Un protocollo d’intesa per promuovere una cultura della rete “non ostile” è il nuovo importante passo del progetto Parole O_Stili, partito a febbraio scorso a Trieste: giovedì 14 settembre, nel corso della terza edizione de “Il Cortile di Francesco”, ad Assisi, l’ATS Parole Ostili – formata dall’Associazione Parole O_stili, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Toniolo – e il MIUR l’hanno siglato pubblicamente per ribadire come una cultura della rete non ostile sia propedeutica ad una maggiore consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali, funzionale alla costruzione del diritto alla cittadinanza digitale. L’urgenza di un percorso di educazione emerge chiaramente dai dati del Focus “Generazione Z”, promosso dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo su un campione di seimila giovani: il 38,3% degli adolescenti e il 42,1% delle adolescenti dichiarano di aver letto o ascoltato hate speech spesso o qualche volta.

Ma il dato si fa nettamente più evidente guardando alla percezione della gravità di tale pratica: il 53,3% delle femmine lo ritiene “molto grave”, mentre per i maschi la percentuale scende al 29,1% (perché la popolazione maschile è più orientata a ritenerlo soltanto “abbastanza grave” nel 35,9% dei casi). E rispetto all’hate speech attivo? Il 68,8% dei maschi e il 61,4% delle femmine dichiara di non aver mai postato o condiviso contenuti di questo tipo e non si può dimenticare che vi è una percentuale di adolescenti (12,1% dei maschi, 8,9% delle femmine) che dichiara di esserne stato vittima.

Il Protocollo si propone di sviluppare congiuntamente attività e iniziative di sensibilizzazione sui temi della comunicazione non ostile, puntando a realizzare degli specifici momenti formativi rivolti a studenti e docenti, di ogni ordine e grado, sul territorio nazionale. Tutto a partire dai dieci principi del “Manifesto”, nati per ridurre, arginare e combattere i linguaggi ostili che si propagano facilmente in Rete. Un impegno che rimane di grande attualità, come si può facilmente constatare frequentando i social media, luoghi nei quali quotidianamente è possibile assistere a linciaggi mediatici, insulti, violenze verbali a carico di rappresentanti delle istituzioni, come pure delle categorie di persone a rischio di esclusione (migranti, portatori di disabilità ecc.). «La firma del Protocollo è importante perché ci impegna, tutte e tutti quanti, all’educazione alla cittadinanza digitale, una priorità che il nostro sistema d’istruzione oggi deve avere per le giovani e i giovani.» ha dichiarato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli «Educare le nostre studentesse e i nostri studenti ad un uso positivo dei media digitali significa creare le condizioni per promuovere un uso della Rete come spazio reale di collaborazione e condivisione».

Da parte sua l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella persona del Prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi, da anni impegnata nella ricerca e nell’elaborazione di buone pratiche a sostegno del mondo della scuola «è convinta dell’estrema importanza di contrastare la violenza verbale nel web e di promuovere, in ogni ambito, l’uso rispettoso del linguaggio». S

Sarà il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a consegnare personalmente il “Manifesto della Comunicazione non ostile” a oltre 500 studenti presenti alla cerimonia d’inaugurazione ufficiale del nuovo anno scolastico prevista per lunedì 18 settembre, a Taranto. «Nella scuola il Manifesto ha trovato il suo habitat naturale» ha dichiarato, infine, Rosy Russo, ideatrice di Parole O_Stili «È qui che l’educazione al digitale deve muoversi di pari passo con l’istruzione tradizionale, proprio perché oggigiorno virtuale è reale. Crediamo che il Manifesto sia un ottimo strumento per cominciare a lavorare in questa direzione».

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