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sabato 01 novembre 2014
 
 

La vittoria del "Lula peruviano"

06/06/2011  Ollanta Humala diventa il nuovo presidente del Paese latinoamericano che ha conosciuto uno strepitoso boom economico ma ancora lotta contro la piaga del narcotraffico.

Ollanta Humala con la moglie Nadine Heredia durante i festeggiamenti in plaza Dos de Mayo a Lima.
Ollanta Humala con la moglie Nadine Heredia durante i festeggiamenti in plaza Dos de Mayo a Lima.

    In plaza Dos de Mayo, nel cuore di Lima, migliaia di sostenitori lo hanno salutato ripetendo  "Sì, se puede", versione spagnola dello slogan elettorale lanciato da Barack Obama "Yes, we can". Ollanta Humala, il 48 enne ex militare candidato della sinistra, ha vinto al ballottaggio contro Keiko Fujimori e diventa così il nuovo presidente del Perù. Sulla sua vittoria molto ha contato il voto dei contadini, degli indigeni, degli abitanti poveri della zona andina e delle foresta amazzonica, gli strati della società peruviana mai sfiorati dal prodigioso boom economico di un Paese che, negli ultimi dieci anni, è cresciuto con un tasso medio annuale del 5%. A Keiko Fujimori, figlia dell'ex presidente Alberto che sta scontando una condanna a 25 anni di carcere per corruzione e violazione dei diritti umani (su di lui pende anche l'accusa della sterilizzazione forzata di circa 300mila donne indios), sono andati i consensi della capitale Lima e della borghesia urbana, quella classe media e medio-alta interessata a mantenere saldamente nelle sue mani la ricchezza conquistata con lo sviluppo economico.

    Ollanta Humala ha vinto grazie anche alla nuova immagine di moderato che si è costruito in campagna elettorale, memore della sconfitta alle precedenti elezioni del 2006 quando i peruviani gli preferirono Alan Garcia perché lui, Humala, si presentava come un candidato troppo radicale. Oggi, il neopresidente rassicura la classe media e i conservatori affermando di essersi avvicinato alla sinistra moderata rappresentata dall'ex capo di Stato brasiliano Lula (che dopo due mandati ha passato il testimone a Dilma Rousseff) tanto che, esattamente come fece quest'ultimo in occasione delle elezioni del 2002, anche Humala ha scritto una lettera aperta ai cittadini del suo Paese con la promessa di non toccare l'economia di mercato e di conservare la proprietà privata.

     La vigilia del voto è stata insanguinata da un attentato dei narcotrafficanti di Sendero Luminoso, la famigerata organizzazione rivoluzionaria guerrigliera peruviana, che hanno teso un'imboscata a una pattuglia militare nella regione di Cuzco provocando cinque morti. L'attentato ha riportato con forza alla ribalta uno dei problemi più gravi del Paese latino: il narcotraffico, piaga profonda della società peruviana. Il conflitto armato interno - che a partire dai primi anni Ottanta ha coinvolto i guerriglieri di Sendero Luminoso, le forze armate e di polizia e le formazioni paramilitari di autodifesa create dai contadini per proteggersi - negli ultimi anni ha subìto una recrudescenza a causa dell'aumento della produzione e del traffico di droga.

     Secondo il rapporto del 2010 dell'Ufficio sulle droghe e il crimine (Unodc) delle Nazioni Unite, il Perù ha superato la Colombia nella produzione mondiale di cocaina: il 45,5% ora proviene dal Perù, il 39,3% dalla Colombia, il 15,3% dalla Bolivia; nel territorio peruviano la superficie destinata alla contivazione di coca dal 2000 è raddoppiata. La cocaina viene fatta uscire dal Paese in parte via mare, in parte via terra attraverso le frontiere con Brasile, Bolivia, Ecuador e Colombia, da dove poi la droga passa in mano a vari clan di trafficanti. A incidere sul sorpasso del Perù nella produzione e nel traffico di coca è anche la scomparsa dei grandi cartelli colombiani: oggi buona parte del narcotraffico è gestito dai clan messicani che si occupano di farlo arrivare negli Stati Uniti. Ora, per il presidente Ollanta Humala si profila una duplice sfida: mantenere la crescita economica peruviana favorendo l'inclusione sociale degli strati più poveri e mettere in campo un piano serio di lotta per combattere la piaga del narcotraffico.  
  

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