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sabato 15 dicembre 2018
 
 

"Non fu complotto, ecco perché"

09/09/2011  Danilo Coppe, l'esplosivista italiano che ha realizzato il maggior numero di demolizioni, spiega perché la teoria del complotto non regge.

Danilo Coppe, esplosivista.
Danilo Coppe, esplosivista.

Eccola la “terribile” termite. Una manciata di polvere della miscela incendiaria che, secondo i sostenitori della tesi complottista, sarebbe  stata usata per far collassare gli edifici del World Trade Center l’11 settembre del 2001, sta sul palmo della mia mano.   

     Ad avercela posata è stato Danilo Coppe, il più esperto esplosivista italiano,   consulente per vari enti istituzionali e reparti investigativi, noto nell’ambiente per essere il tecnico che ha realizzato il maggior numero di demolizioni in Italia: oltre seicento, usando qualcosa come un centinaio di tonnellate di dinamite. Non c’è tipo di costruzione che abbia retto alle sue cariche: grattacieli, viadotti, torri, ponti, ciminiere, silos, fabbriche, gallerie.

     A distanza di anni dall’evento Coppe torna sulla polemica innescata qualche anno fa dalle teorie di Steven Jones e dagli altri cospirazionisti”.

- La termite è un esplosivo?

     “No. Questa supposta terribile arma di distruzione di massa non è nient’altro che polvere d’alluminio e ossido di ferro, cioè ruggine, usata per fare saldature. Se si sottopongono questi due elementi a una temperatura di 6-700 gradi si innesca questa mescola che diventa una sorta di plasma. Cioè non esplode, ma come se fosse lava, se l’avviciniamo a una putrella di ferro, fa un buco”.

- Dicono i sostenitori del complotto che a far cadere  gli edifici sarebbe stata una demolizione controllata e i residui di termite trovati alla base delle torri lo dimostrerebbero. E’ andata così? 

     “Certo che hanno trovato residui di alluminio e ruggine tra i detriti delle torri, ma ciò non prova nulla: tutte le profilature interne, i separatori degli appartamenti  erano in alluminio. E la ruggine si forma se tu surriscaldi l’acciaio e poi ci butti sopra dell’acqua, proprio la situazione  verificatasi l’11 settembre: un’altissima temperatura causata dall’incendio della grande quantità di aviocarburante, prima, e l’acqua usata per spegnerlo subito dopo”.      

- Quindi lei esclude che a demolire grattacieli come il WTC7 e le torri gemelle sia stata una sostanza del genere?

     “Nel modo più assoluto”. 

- Termite o no, i complottisti comunque sostengono che gli edifici sarebbero stati minati.

     “Proprio perché ho una certa esperienza di demolizioni, so bene cosa bisognerebbe fare per tirar giù le Twin Towers. E  affermo senza tema di smentita che necessiterebbe di una preparazione lunghissima: per tagliare quelle strutture portanti in acciaio avrei bisogno di settimane di posizionamento delle cariche  e di chilometri  di cavi. Operazione assolutamente impossibile da effettuare in clandestinità”.

- Pertanto le torri sono crollate solo a causa dell’impatto degli aerei. Giusto?

     “Certo. Ritengo di avere le conoscenze strutturali per dire che se ho una struttura reticolare come quella delle torri e taglio un certo numero di tiranti e puntoni e, poi, per di più, surriscaldo quello che resta, inevitabilmente ho il collasso della struttura”. 

- Cioè?

     “E’ semplice: lo squarcio  causato dagli aerei, equivalente a tre piani e cioè, più o meno nove metri, si è verificato in un caso lasciandosi sopra altri 12 piani e nell’altro addirittura 37.  Ora immaginate di sollevare di nove metri un palazzo alto 12 e, nel secondo caso, un altro alto 37, e di farli cadere su due palazzi che stanno sotto. Cosa può resistere?

- E che ci dice sull’attentato al Pentagono,  per il quale i complottisti sono arrivati ad affermare persino che sull’edificio non si sia mai schiantato un aereo di linea dell’American Airlines?

     “Anche in questo caso, se si parlasse con cognizione di causa, cadrebbero tutte le ipotesi più disparate spuntate subito dopo l’attentato, come funghi”.

- Ci spieghi in una battuta.

     “Basta dire che il Pentagono è costruito in cemento armato con muri spessi un metro. Se un aereo, che a confronto è di latta, gli va contro, si disintegra. Assai diverso è il caso delle torri che erano di vetro. Il problema è che il fanatismo fideistico non si scalfisce. E la tv ha alimentato tali fedi”.

- Tanta disinformazione?

     “Diciamo che, se la dinamica è spiegata bene, ci arriva anche un bambino. Ma, evidentemente, non ce n’è l’interesse”. 

- Intende dire che vendono di più le tesi complottiste?

    “Certo, eccome. Tutti sanno che più d’uno s’è arricchito scrivendo libri, aprendo siti, o girando documentari sugli attentati. S’è sviluppato un bel business”.

- Anche lei è stato tirato in ballo, se non sbaglio, da chi sperava in una sua presa di posizione a favore del complotto. E’ così? 

     “Sì, nonostante abbia cercato di starmene fuori, sono stato coinvolto.  Alcune tv mi chiesero un parere, anche Mentana quando ancora dirigeva Matrix. Ma quando scoprirono che non avevo sposato le incredibili teorie dei complottasti, cadde di colpo l’interesse nei miei confronti. Qualcuno m’accusò  perfino di essere al soldo di Bush.  Fossi stato di quell’altra idea sarei diventato notissimo: mi sarei guadagnato passaggi televisivi negli Usa, magari intervistato da David Lettermann”.

- E’ invece che è accaduto?

     “Che sulla questione hanno continuato a intervistare falegnami, veterinari e architetti. Tutti insomma, eccetto che un vero esperto in demolizioni ed esplosivistica”.

- Un bombarolo come lei, ad esempio?

     “Esatto”.   

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