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domenica 22 settembre 2019
 
Genitori e figli
 

La salute? Si decide nei primi mille giorni di vita del bambino

01/06/2017  Il periodo compreso tra il concepimento e i primi due anni di vita riveste un'importanza fondamentale per la salute della persona e di conseguenza anche per le politiche di contrasto all’iniqua distribuzione delle aspettative di vita sana. Anticipiamo una sintesi dell'intervento che il dottor Giorgio Tamburlini, noto pediatra e fondatore di "Nati per leggere", terrà al Festival dell'economia di Trento (1-4 giugno).

Il periodo compreso tra il concepimento e i primi due anni di vita, noto ormai come “i primi 1000 giorni” riveste una importanza fondamentale ai fini dello stabilirsi delle diseguaglianze nello stato di salute, e di conseguenza anche nelle politiche e negli interventi di contrasto all’iniqua distribuzione delle aspettative di vita sana tra individui e gruppi sociali.

Una gran mole di evidenze, derivate soprattutto da studi longitudinali, cosiddetti “di coorte”, perché seguono l’andamento dello stato di salute dalla gravidanza o dalla nascita in poi fino alla vita adulta, dimostrano che “sui primi anni si cammina tutta la vita”.

l motivo di questo sta nella grande plasticità, cioè nella suscettibilità all’influenza dell’ambiente (chimico- fisico, psicologico e sociale), di organi e sistemi, dal cardiovascolare al metabolico e al respiratorio, dall’endocrino all’immunologico al neurobiologico, nel periodo in cui si vengono formando.

Le prime evidenze sono state quelle che hanno messo in relazione lo stato nutrizionale del feto con la nutrizione nei primi anni e il rischio cardiovascolare in età adulta. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno dimostrato come la stessa architettura cerebrale, e quindi la “forza” delle reti neurali si cui si basano le nostre competenze cognitive e socio-relazionali, viene plasmata nei primi periodi della vita sulla base delle opportunità e degli stimoli, come anche delle carenze e degli stress tossici, forniti dall’ambiente, in primo luogo quello costituito dalle relazioni con le figure primarie di riferimento, in primo luogo la madre.

Dall’insieme delle conoscenze sul ruolo dei primi anni nel definire lo stato di salute nelle età successive, derivano le indicazioni sul ritorno di investimenti in salute, educazione e protezione sociale rivolti direttamente e indirettamente (cioè attraverso i genitori) ai bambini. La sintesi di tali studi ha una sua rappresentazione visiva nell’ormai arcinoto grafico di James Heckman, Premio Nobel per l’ economia che illustra come il rapporto tra ritorno economico e costo dell’investimento in interventi sia molto alto nei primi periodi della vita a partire dalla gravidanza e per tutta l’età prescolare, per poi rapidamente scendere.

Su questa base si sono moltiplicate le raccomandazioni da parte delle agenzie internazionali, dalla Banca Mondiale (Investing in Children, 2005) all’OMS (Closing the Gap in a generation, 2007) all‘Unione Europea (Investing in children to break the cycle of social disadvantage, 2013), di moltiplicare gli sforzi per rafforzare interventi e politiche per l’infanzia, attraverso l’estensione la qualità e l’accessibilità dei servizi di salute pre e perinatale, dei servizi educativi (nidi) degli interventi di supporto alla funzione genitoriale.

Tra queste politiche e interventi, stanno assumendo un ruolo prioritario quelli che si propongono di consentire ai genitori, attraverso l’acquisizione l’accesso a servizi di qualità, di offrire ai propri bambini un “tempo di qualità”. Il Rapporto sulla Convenzione per I diritti dell’infanzia redatto da oltre 90 associazioni del settore (rete CRC) nel 2014 ha raccomandato al Governo italiano di investire nei primi anni di vita tramite il supporto alle risorse, alle conoscenze, alle competenze genitoriali, tramite servizi in grado di raggiungere tutte le famiglie.

Gli interventi a questo finalizzati riguardano tra l’altro: l’incremento dell’offerta di e dell’accessibilità a servizi socio-educativi di qualità, con un’attenzione particolare al Sud; gli interventi economici a favore delle famiglie povere con bambini; il supporto precoce, in forme culturalmente appropriate, alle funzioni e competenze genitoriali, da attuarsi anche tramite visite domiciliari; la formazione e sviluppo professionale degli operatori socio-educativi, sociali e sanitari a contatto con famiglie e bambini nei primi anni di vita.

dott. Giorgio Tamburlini

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