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Le due sindachesse che hanno annientato il Pd

20/06/2016  Virginia Raggi e Chiara Appendino sono andate oltre tutte le previsioni, sbaragliando i loro avversari. Ora per Renzi sono dolori: e il referendum sulla Costituzione non è poi così lontano

(nella foto in alto: Virginia Raggi subito dopo la vittoria al ballottaggio)

Che botta per il segretario-premier Matteo Renzi! Il trionfo inequivocabile dei Cinque stelle alle amministrative sta tutto in due giovani donne che si sono prese l’intera scena politica conquistando Roma e Torino. La prima, Virginia Raggi, ha addirittura “doppiato” con il 67,2 per cento delle preferenze il suo avversario del Partito democratico Roberto Giachetti al ballottaggio per il Campidoglio. La seconda, Chiara Appendino, ha recuperato in due settimane 20 punti di distacco, arrivando al 54,6 per cento e travolgendo il sindaco uscente di Torino Piero Fassino. Un vero e proprio schiaffo. Anche perché il postcomunista Fassino, sia detto per inciso, è un pezzo di storia del Pd: già segretario del Pci torinese, membro della segreteria nazionale del Pci, segretario dei Ds, già ministro del Commercio con l'estero e della Giustizia e tanto altro. Ma il vento del rinnovamento è stato più forte. Il Pd può consolarsi con la vittoria dell'avvocato Davide Galimberti a Varese, dopo 23 anni di Carroccio e quella di Sala a Milano. Ma Sala in avvio di campagna elettorale aveva un vantaggio enorme: semmai ci sarebbe da chiedersi come ha fatto Parisi a colmare in pochi mesi quello che pareva un divario incolmabile. E ora il referendum confermativo sulla riforma costituzionale, trasformato in un referendum personale, potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang. L'appuntamento di ottobre non è poi così lontano. Crisi di Governo in arrivo?



Virginia Raggi e Chiara Appendino sono le due “marziane” atterrate su due metropoli chiave per il futuro del Paese, così uguali così diverse, gemelle separate di un movimento antipolitico ora chiamato alla prova di governo in due grandi città, dopo l’esperienza di Pizzarotti a Parma, sindaco anomalo e riottoso nei confronti degli "ukaze" di Grillo. Come abbiamo già scritto, sul futuro di sindaco della Raggi pesa il rapporto con i vertici di un movimento che, come è noto, ha poca dimestichezza con la democrazia interna. A chi renderà conto Virginia Raggi per le sue scelte politiche? Al Direttorio di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista?  A Beppe Grillo direttamente? O alla Casaleggio & Associati retta dal figlio del compianto Gian Roberto? Inquieta quella sorta di contratto politico stipulato insieme agli altri candidati al Consiglio comunale di Roma, in cui si impegna addirittura a pagare una penale  in caso di “danno all’immagine” del Movimento. E quale sarebbe il danno all'immagine al Movimento? La cosa sa molto di marketing, poco di politico.  Un contratto che le impone anche di far approvare a Beppe Grillo qualsiasi decisione amministrativa da prendere per la città.

L’ Appendino invece - a dispetto del cognome -  ha un carattere molto più indipendente e rivendica assoluta indipendenza dal Movimento: «Qui facciamo tutto da soli, non ho sentito Casaleggio», ha detto. Vedremo se lo sarà anche nei fatti.Quanto ai programmi, non resta che attendere la prova dei fatti, perché ormai nelle campagne elettorali sono tutti uguali, o quasi. Vedremo come se la caverà la Raggi nel cercare di risolvere i problemi di una metropoli che ha tredici miliardi di “buco”, mal governata per anni, con le strade dissestate e un’emergenza rifiuti perenne. Uno degli interrogativi non ancora sciolti dalla “marziana” Raggi sarà il rapporto con il mondo dell’associazionismo e delle realtà cattoliche, soprattutto a Roma, che è la città del Papa; la nuova sindachessa della Capitale ha annunciato di voler far pagare agli enti ecclesiastici, presumibilmente anche quelli che fanno assistenza e opere di misericordia, l’Imu sugli immobili. Manterrà la promessa o era solo propaganda per attirare i voti anticlericali?

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Raggi-Appendino, la carica delle donne sindaco
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