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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Le guerre e i colpevoli silenzi

13/07/2012  Si combatte in 35 Paesi, ma gli italiani sanno ben poco di questi conflitti dimenticati. Lo documenta un sondaggio Swg per Caritas, Il Regno e Famiglia Cristiana.

Una recente immagine del conflitto in corso in Somalia. Foto Ansa.  La fotografia di  copertina, invece, scattata in Afghanistan, è dell'agenzia Reuters.
Una recente immagine del conflitto in corso in Somalia. Foto Ansa. La fotografia di copertina, invece, scattata in Afghanistan, è dell'agenzia Reuters.

Novantanove italiani su cento non sanno che nella Repubblica democratica del Congo si spara e si muore. Ma un italiano su due non sa neppure che in Afghanistan si combatte. Un dato che lascia sgomenti, dal momento che là è schierato un contigente di circa 4.000 militari e il nostro Paese piange 51 caduti. Le guerre si alimentano (anche) di colpevoli silenzi.

Chiunque potrebbe fare un semplice test: prendere carta e penna e scrivere, in tre minuti, una dopo l’altra le guerre in corso nel mondo. O meglio, quelle che ricorda.
La lista, probabilmente, non arriverebbe a 10. Forse i più informatine metterebbero in fila 15. Eppure sono molte di più, le guerre: oggi, insanguinano 35 Paesi. Solo in Africa il “censimento”annovera 15 Stati devastati dalla violenza e dalle bombe. Un’altra decina di realtà del pianeta vivono tensioni, conflitti a “bassa tensione”, instabilità politica e militare.E le missioni Onu di pacificazione sono ben 15, in tutto il mondo.

Ma quanti italiani sono consapevoli di tutto ciò? Per rispondere a questa domanda Caritas italiana, Famiglia Cristiana e Il Regno hanno chiesto, per la quarta volta, alla Swg di Trieste di realizzare un sondaggio sui “conflitti dimenticati”. I precedenti sono stati realizzati nel 2001, nel 2004 e nel 2008. In queste pagine presentiamo la sintesi e alcune delle tabelle sui risultati dell’indagine demoscopica, di cui verrà dato un resoconto completo e analitico in un libro dedicato per intero alle guerre dimenticate, che Il Mulino pubblicherà nel prossimo autunno.

Che cosa emerge dal sondaggio? Innanzitutto che i conflitti sono ancora molto “dimenticati”: una guerra come quella dell’Afghanistan, di cui i mass media hanno parlato parecchio, viene ricordata da meno della metà del campione (il 46 per cento), quella libica dal 26, e il conflitto israelo-palestinese scende a 11 intervistati su cento. I conflitti africani, poi, stanno sempre a fondo scala: la più che ventennale guerra civile somala viene segnalata dal 5 per cento del campione, quella del Darfur (in Sudan occidentale) dall’8, quella congolese addirittura dall’1 per cento degli intervistati. Ma anche guerre asiatiche come quella della Cecenia o del Pakistan non superano il 2 per cento. E le pure recentissime “Primavere arabe” dell’Egitto (4 per cento) e della Tunisia (1 per cento) sono già finite nel dimenticatoio. Chiude il Congo, ancora con l'1 per cento.

Un'altra immagine della guerra in Somalia, Foto Ansa.
Un'altra immagine della guerra in Somalia, Foto Ansa.

La vera novità del sondaggio 2012 è comunque il dato generale della crescita di consapevolezza: «La rilevazione», spiega Walter Nanni, il sociologo di Caritas che ha curato con la Swg l’elaborazione dell’indagine, «coglie alcuni segnali di trasformazione nella coscienza collettiva nazionale: si passa da un’attenzione genericamente umanitaria per le guerre lontane, a un interesse più personale e consapevole verso situazioni di conflitto che sentiamo più vicine e che condizionano la nostra quotidianità, se non altro per l’effetto delle speculazioni finanziarie ed economiche che le fomentano e che giungono a intaccare i nostri stessi stili di vita». Un sondaggio, quindi, con luci e ombre. Ad esempio, se da un lato gli italiani ripongono una fiducia crescente nelle Organizzazioni non governative (il 37 per cento) e nell’Onu (26 per cento), dall’altro il ruolo del Governo italiano viene percepito come irrilevante (solo il 4 per cento lo segnala).

«Per noi», dice Paolo Beccegato, direttore dell’area internazionale della Caritas italiana, «è importante l’aspetto culturale ed educativo di una solidarietà intelligente e documentata. Il sondaggio, da questo punto di vista, è una cartina di tornasole rilevante. Riguardando i dati, sono particolarmente colpito dal quesito che ha chiesto al campione di italiani se considera la guerra evitabile o inevitabile: solo il 19 per cento lo considera un “male necessario” perché legato alla natura dell’uomo. Il 79 per cento– e addirittura l’82 per cento fra i cattolici praticanti – ritiene che il ricorso alla guerra sarà superabile grazie all’evoluzione culturale dell’umanità».

«Credo che per questo sia importante continuare a parlare dei conflitti dimenticati», sottolinea ancora Paolo Beccegato. «Per continuare a far crescere questa sensibilità. Dobbiamo operare perché questo numero continui ad aumentare. Magari fino al 100 per cento. Per Caritas è fondamentale la costruzione della pace e della riconciliazione dal basso. Ma è un lavoro che si basa sulla premessa della evitabilità della guerra».

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