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Manovra "referendaria" tra luci e ombre

17/10/2016  Per la prima volta si dà ai pensionati e non si toglie, si ripristina la decontribuzione per le imprese che assumono i giovani stagisti a tempo determinato e si riduce l'Ires. Ma manca quella scossa che possa innescare la ripresa. L'impressione è che si sia pensato soprattutto al 4 dicembre

(Nella foto: il ministro dell'Economia Padoan  e il premier Renzi presentano la manovra economica)


L’attuale Legge di Stabilità porta con sé una sorta di sigillo “referendario”. Come se in vista dell’appuntamento del quattro dicembre il premier avesse messo a punto una serie di provvedimenti atti a conquistare il “sì” di molte categorie sociali, a cominciare dai pensionati. Uno dei capitoliprincipali della manovra del 2017 infatti riguarda le pensioni (con lo stanziamento di due miliardi di euro). Buona parte di loro beneficerà di un aumento della quattordicesima per le rendite più basse, l’estensione di questa mensilità alle pensioni di fascia superiore e l’allargamento della cosiddetta “no tax area” esente dall’imposizione fiscale. Un bacino potenziale di almeno tre milioni di anziani. In pratica ci guadagneranno tutti i pensionati che stanno sotto i mille euro lordi al mese (tranne però i più poveri, quelli che prendono solo la pensione sociale). E Dio sa quanto ne avessero bisogno. Anche perché è la prima volta che il Governo interviene sui pensionati aggiungendo qualcosa anziché togliere credo ormai da decenni (almeno dai tempi di Lamberto Dini). Inoltre il Governo ha ripristinato la cara vecchia concertazione con i sindacati, dopo le tante porte in faccia dei tempi della riforma del lavoro.

Detto questo è difficile non pensare a una manovra “pre-elettorale” dato che gli anziani, oltre ad essere molto numerosi in Italia, sono anche quelli più fedeli all’appuntamento elettorale. Ma in Italia il problema principale riguarda i giovani, i nuovi proletari (senza prole), cui il Governo non dimostra di prestare molta attenzione nonostante i proclami. Il ministro Poletti annuncia la decontribuzione fino a 8.060 euro a favore delle imprese che prolungano con un contratto indeterminato il tirocinio o lo stage ed è una buona notizia ma è troppo poco. Se aggiungiamo altri provvedimenti, come l’anticipo pensionistico (il cosiddetto Ape), il bonus mamme, le diecimila nuove assunzioni nel campo della pubblica amministrazione (che ha complessivamente tre milioni e trecentomila dipendenti, di cui oltre un milione nella scuola), e quant’altro, allora l’impressione che la manovra sia prima di tutto una sorta di “captatio benevolentiae” in vista del referendum confermativo sulla riforma costituzionale è molto forte.

Quanto ai provvedimenti necessari a rilanciare la produzione e quindi l’occupazione, se ne vedono pochi e in ordine sparso, come il ritocco dell’Ires (dal 27,5 al 24 per cento), qualche misura a favore del finanziamento delle start up e il superammortamento dei macchinari.Senza contare che questi finanziamenti sono legati al giudizio dell’Unione europea, che non ha ancora dato il suo “placet” allo sforamento del deficit del 2,4 per cento rispetto al Pil rispetto al due per cento precedentemente programmato. Come è ormai noto, Renzi conta di sforare in virtù di due emergenze che dovrebbero essere stornate dai parametri di Maastricht (le cosiddette clausole di flessibilità): l’emergenza rifugiati e i costi di ricostruzione delle zone del Centro Italia colpite dal terremoto.  Ma l’interpretazione politica in sede europea di questo tentativo di sforamento è tutt’altro che assodata. Renzi deve vedersela con i burocrati di Bruxelles e soprattutto con l’ostilità della Germania e degli altri Paesi del Nord Europa, notoriamente inflessibili con i bilanci degli Stati mediterranei.

Molti economisti puntavano sul cuneo fiscale per incentivare la ripresa e il lavoro e parlano di troppi interventi “ a pioggia”. Pochi gli interventi a favore della famiglia (come gli assegni di maternità e gli asili nido). Né si vedono riforme in campo come quella della giustizia civile, assolutamente necessaria ad accorciare i tempi di processi “biblici” che ostacolano tutto il sistema economico e imprenditoriale. Si è preferito creare un blocco di consenso elettorale in vista della grande sfida del quattro dicembre. Ma il cinque dicembre il problema dell’economia italiana rimarrà ancora sul tavolo del Governo.

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