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venerdì 17 agosto 2018
 
Vergogna azzurra
 

Lo sponsor della Nazionale? In linea con la politica dello Stato

06/10/2016  La nostra Nazionale di calcio ha come sponsor sulle maglie un’azienda che promuove il gioco d’azzardo vietato ai minori. Rispecchia perfettamente la politica sciagurata dei governi di questo Paese negli ultimi vent'anni: aumentare l'offerta di azzardo per riempire le casse statali. E pazienza se milioni di persone finiscono in povertà o nelle grinfie dell'usura

Diciamolo: non c’è poi tanto da meravigliarsi. La Nazionale italiana va in giro per il mondo a rappresentarci e avere come sponsor sulle magliette azzurre un’azienda (Intralot) che promuove il gioco d’azzardo vietato ai minori rispecchia perfettamente la politica sciagurata dei governi di questo Paese in materia di giochi. Anzi, verrebbe da dire, la Nazionale non avrebbe potuto scegliere uno sponsor più azzeccato! Bene ha fatto, ovviamente, Avvenire a titolare “Azzurro vergogna”. Perché di una vera e propria vergogna si tratta. Purché sia chiaro che quando si parla di azzardo la vergogna è una vergogna di Stato.

Saremmo infatti degli ipocriti se non dicessimo che la Figc con il suo presidente Carlo Tavecchio hanno scelto Intralot come sponsor degli azzurri in base al vecchio adagio: pecunia non olet, i soldi, da qualunque parte arrivano, non puzzano e vanno sempre bene. Che è poi lo stesso, identico ragionamento che i governi degli ultimi vent’anni in Italia hanno applicato al gioco d’azzardo: se fa entrare soldi nelle casse dello Stato va bene. Quindi, incrementiamo l’offerta il più possibile: riempiamo di slot machine bar e locali pubblici, mettiamo i Gratta e Vinci in vendita negli uffici postali e negli alberghi e nelle edicole, diamo licenze per far aprire le sale con le VLT, facciamo pubblicità martellante sui media al gioco d’azzardo (salvo avvisare, ipocritamente, “gioca responsabile”) e, dulcis in fundo, diminuiamo la tassazione sui giochi con una defiscalizzazione estrema che negli anni scorsi è arrivata a toccare lo 0,53% sul poker e lo 0,61% sui casinò online. In pratica, un aiuto di Stato neanche troppo mascherato negli anni in cui la crisi ha fatto chiudere migliaia di aziende strozzate dalle tasse. Se poi tutto questo ha comportato l’arruolamento di milioni di italiani al gioco patologico di massa, pazienza. Oggi, giusto per capire di cosa stiamo parlando, la quota di giocatori d’azzardo “problematici” varia dall’1,3 per cento al 3,8 per cento della popolazione (da 767 mila a 2,3 milioni di italiani adulti) mentre la stima dei giocatori “patologici” varia dallo 0,5 per cento al 2,2 per cento (da 302 mila a 1,3 milioni di italiani).

Il calcio non fa eccezione

Perché, in fondo, dovremmo scandalizzarci dello sponsor azzurro se la Corte dei Conti nel Rendiconto Generale dello Stato relativo al 2014 sul gioco pubblico scrive questo: «Trova conferma  il consolidamento dell’affidabilità di una fonte di entrata che sembra aver perduto la sua tradizionale connotazione di aleatorietà».

Perché dovremmo scandalizzarci se il comparto dei giochi, con una manomissione della parole totale, viene indicato come “filiera” e un locale dove si gioca a soldi con le carte, anziché “bisca”, viene chiamato “poker room”?

Perché dovremmo scandalizzarci se un sottosegretario di questo governo, Pier Paolo Baretta, ammette candidamente che lo Stato ha esagerato con l’offerta di azzardo e qualche giorno fa dichiarava: «Ci siamo resi conto che nel territorio c’è una pervasività dell’offerta di gioco, sono oltre 400mila le slot diffuse in bar, tabacchi e sale giochi. Era necessario ridurre questa distribuzione per limitare la dipendenza». Come a dire, ci è scappata la mano, adesso tiriamo un po’ il freno.

Perché dovremmo scandalizzarci se nel 2009 il governo di allora con la scusa di una “tassa di scopo” sfruttò la tragedia del terremoto in Abruzzo per introdurre in Italia le videolotteries (VLT), slot machine dove si può giocare anche con banconote da 500 euro e che in Canada e negli Usa hanno suscitato notevoli polemiche per il loro meccanismo di giocate ultra veloci e dispendiose?

Perché dovremmo scandalizzarci se altri governi europei come la Francia all’inizio della crisi economica nel 2008 hanno aumentato la tassazione sui giochi (confinati nei casinò e non a portata di tutti come da noi) e in Italia invece si è aumentata l’offerta e si sono pure abbassate le tasse?

Perché dovremmo scandalizzarci se ormai in Italia si è insediata ben salda una rappresentazione del gioco d’azzardo, “schermato” dal brand rispettabile dei Monopoli di Stato, come una “dura necessità”? Come a dire è censurabile, forse, che milioni di italiani sperperino gli stipendi e le pensioni nelle slot machine, nei Gratta e Vinci, nelle scommesse al botteghino, nel poker on line e nei casinò virtuali  ma almeno nella casse dell’Erario arrivano denari freschi freschi.   

Insomma, tutto si tiene, in questo Paese infelice che ha smarrito ogni anticorpo morale. E il calcio, purtroppo, non fa eccezione.

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