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Luca Barbareschi: sono vecchio, ma ho ancora voglia di imparare

27/06/2014  Intervista all'attore cheal Festival di Spoleto porta "Cercando segnali d'amore nell'universo", poi in tournée. «Spiego ai miei figli che bisogna credere in qualcosa: vorrei che, come me, si alzassero sempre alla mattina con il sorriso, ringraziando Dio che sei vivo e sei sano e che si occupassero anche degli altri».

Luca Barbareschi festeggia i suoi 40 anni di carriera al prestigioso Festival dei Due Mondi di Spoleto che dal 27 giugno al 17 luglio propone opere, concerti, balletti, recital, pièce teatrali - tra cui Danza di morte di August Strindberg per la regia di Luca Ronconi - , rassegne di cinema, laboratori, convegni, incontri, premi, concorsi, eventi speciali, ospiti internazionali (tra cui Robert Wilson, Gerard Depardieu, Isabelle Huppert, il Berliner Ensemble, Christoph Marthaler).

Barbareschi debutta a Spoleto, con la regia di Chiara Noschese, in Cercando segnali d’amore nell’universo, in cui ripercorre le tappe salienti della sua carriera, affiancando biografia personale e artistica ai testi di autori da lui portati in scena - Shakespeare, Wedekin, Mamet, Tomasi di Lampedusa, Eschilo, Leopardi - con l’accompagnamento di musiche di Mozart, James Taylor, Simon & Garfunkel, Chico Buarque.

È stata proprio l’amicizia con Chiara, figlia del celebre imitatore Alighiero, a convincere Barbareschi a mettere in scena un one man show, come racconta: «Ho provato per tre mesi solo in scena, la Noschese tuttavia, che mi conosce artisticamente molto bene, ha tirato fuori la parte più bella di me, mi sono sentito come un quattordicenne pieno di entusiasmo in uno spettacolo difficile ed emozionante, infatti tocco momenti della mia vita vera, però con umorismo. Come dice Tolstòj “se fai qualcosa che ti dà benessere non stai sbagliando”. Un giorno ho avuto un momento di difficoltà, mi sono inceppato e Chiara mi ha detto “sei in pieno auto sabotaggio” così mi sono sbloccato; infatti, oltre a Roman Polanski, è per me il regista più bravo con cui ho lavorato!».

Luca Barbareschi nella sua lunga carriera artistica, dopo gli studi a Chicago e a New York, rientrato in Italia, ha alternato teatro, cinema e televisione come attore, produttore, regista, sceneggiatore, conduttore. In teatro ha interpretato oltre trenta spettacoli, portando per la prima volta in Italia autori come Mamet, Bogosian, Hare, Elton, Williams, ottenendo grande successo in Amadeus di P. Shaffer, con la regia di Roman Polanski e nella versione italiana del celebre musical Chicago.

 Aspetto distintivo del suo lavoro è sempre stata la curiosità e la voglia di cambiare e di mettersi in discussione, senza sentirsi mai arrivato; confida infatti: «a 60 anni appartengo ai vecchi, ma non ho perso la voglia di imparare: essendo ebreo mi dedico allo studio delle religioni, leggo dalla mattina alla sera libri di storia, filosofia, arte, scienza, non perdo mai la voglia di sorprendermi, tanto che i miei cinque figli mi dicono sempre “ ma quante cose vuoi fare ancora?” e io come risposta da un anno mi sono iscritto a composizione d’orchestra e pianoforte, anche se so che non dirigerò mai una orchestra, ma ho voglia di avvicinarmi alla musica da un’altra prospettiva. Ritengo la musica la perfetta sintesi di poesia e di matematica, espressa nel pentagramma. Per me se Dio esiste parla con le note di Mozart. Il cervello è un muscolo, dovrebbero spiegarlo a scuola, e, come gli altri muscoli, ha bisogno di continuo allenamento; anche se c’è gente già vecchia anche a 30 anni.»

Avendo appunto cinque figli di età diverse e un nipotino, come si relaziona con le loro esigenze differenti?
«Una delle mie tre figlie grandi è alla Royal Academy di Londra e sta studiando per guadagnarsi il suo futuro di attrice, mentre i miei due figli piccoli sono stati il regalo più bello della vita, ho fatto tanti errori, come racconto nello spettacolo, ma credo di essere stato un buon padre, sempre presente, così come le loro madri. Voglio lasciare loro valori, come ha fatto mio padre con me insegnandomi a reagire nei momenti difficili; spiego ai miei figli che bisogna credere in qualcosa: infatti i miei ragazzi sono motivati, pieni di energia, di positività, credono in quello che fanno, con l’idea che sei al mondo per uno scopo, vorrei che, come me, si alzassero sempre alla mattina con il sorriso, ringraziando Dio che sei vivo e sei sano e che si occupassero anche degli altri, come ho fatto io con la mia fondazione dedicata ai bambini vittime della pedofilia».

E ai giovani di oggi cosa consiglia?
«Hanno bisogno di punti di riferimento, adoro papa Francesco perché parla loro di spiritualità. I ragazzi sono carne da macello per i proprietari dei social network, che vendono i dati privati di ragazzini che si preoccupano solo di avere “un like”. Io quando parlo ai giovani spiego che la vita è fatta di contatto umano, non virtuale, mentre noi stiamo importando il modello americano senza le eccellenze, avevamo la cultura migliore del mondo, io ho fatto uno dei licei migliori di Milano, mentre oggi vedo che i giovani non sanno più scrivere, a causa dell’azzeramento del linguaggio provocato dalla sintesi dei messaggi. Anche per questo mi batto per un teatro con contenuti che offrano leve psicologiche ed emotive per sostenere i giovani e per una televisione educativa, infatti ho prodotto fiction di qualità come Olivetti e sto lavorando a una su Pietro Mennea per offrire rispettivamente un modello di industria e di sport pulito».

Cosa pensa della tv di oggi?
«Ho sulla coscienza un solo programma “C’eravamo tanto amati”, ma era ironico, fatto per far ridere, ridevo io e ridevano i protagonisti. Oggi se uno ha un problema va da un bravo psichiatra, non va in televisione a raccontarlo, chi è disoccupato non va allo show televisivo per vedere se il conduttore, per populismo, ti trova un posto di lavoro magari con lo sponsor del programma! La gente confonde il conduttore con la Divina Provvidenza! Vorrei invece che i personaggi dello spettacolo, che hanno visibilità e quindi una doppia responsabilità, proponessero modelli positivi. Io da quarant’anno mi alzo alle 5,30, faccio ginnastica e poi alle 7,15 vado in ufficio, come il 90 % delle persone normali, quindi non c’è nulla di eccezionale, invece i miei colleghi mi guardano come un alieno, è così che si ribaltano i ruoli, infatti se un ragazzino va bene a scuola viene bulleggiato!».

Dove e quando
CERCANDO SEGNALI D’AMORE NELL’UNIVERSO con Luca Barbareschi e Marco Zurzolo 5tet. Regia di Chiara Noschese. Produzione Casanova Multimedia. Musiche e arrangiamenti di Marco Zurzolo. Il 29 giugno 2014 al Festival dei 2 Mondi di Spoleto e poi in tournée. www.lucabarbareschi.it

SPOLETO57 FESTIVAL DEI 2MONDI dal 27 giugno al 13 luglio 2014 per il programma completo: www.festivaldispoleto.com; + 39 0743 77 64 44

 

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