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Ludopatie, "Fate il nostro gioco"

18/05/2016  Gratta e vinci, Superenalotto, bingo, roulette, slot machine. Esistono regole per vincere? L'unica regola certa è che, nel tempo il banco vince sempre: lo sanno bene Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico di Torino, autori del libro "Fate il nostro gioco". Spiegano perché, dati e formule alla mano, l'unica scelta vincente è non giocare.

La copertina del libro.
La copertina del libro.

Gratta e vinci, Superenalotto, bingo, roulette, slot machine. Esistono regole per vincere? L'unica regola certa è che, nel tempo (seppur con significative differenze tra gioco e gioco) il banco vince sempre: il giocatore ci perde, mentre chi sta dall'altra parte ci guadagna. Eppure, nel 2014, in Italia sono stati raccolti con il gioco d'azzardo circa 84 miliardi di Euro.

In media ogni italiano, neonati compresi, ha speso più di 1.400 Euro per tentare la fortuna. Nei casi più gravi il gioco può diventare malattia, una forma di dipendenza senza sostanze dalla quale è difficilissimo uscire e che ha costi sociali incalcolabili. Lo sanno bene Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico di Torino, autori del libro Fate il nostro gioco (Add Editore, 256 pagine), da poche settimane nelle librerie. Si tratta di un testo particolare, a metà fra narrazione e divulgazione scientifica, che, con uno stile avvincente e accessibile a tutti, svela “il lato razionale della sorte”.

Alle spalle una lunga, singolare esperienza. Da sette anni, infatti, i due studiosi girano l'Italia da Bolzano a Palermo proponendo conferenze-spettacolo, mostre, laboratori per gli studenti e corsi di formazione dedicati a chi si occupa di dipendenze da gioco. Finora hanno incontrato più di centomila persone.

Il progetto si chiama, come il libro, Fate il nostro gioco e suggerisce una via di ragionamento logico, capace di smontare pregiudizi e false credenze legate al mondo dell'azzardo. Spesso il pubblico viene coinvolto con esempi e dimostrazioni pratiche, particolarmente efficaci per chi è a digiuno di formule e leggi della probabilità. La matematica, dunque, se adeguatamente spiegata, può diventare uno strumento preventivo, un antidoto agli eccessi del gioco. Ecco, in sintesi, l'intuizione.

Un punto di forza del progetto, ben rispecchiato anche dal libro, è senza dubbio l'approccio non convenzionale. Anche quando parlano di rischi dell'azzardo, Canova e Rizzuto si tengono sapientemente lontani da ogni retorica o moralismo. Fanno invece leva sulla curiosità, sulla sorpresa, cercando di mettere in discussione quello che a prima vista sembrerebbe più prevedibile. Rigore scientifico unito a leggerezza e autoironia: un connubio che dà i suoi frutti, soprattutto quando ci si trova davanti una platea di giovani e giovanissimi.

Scorrendo le pagine del volume, in effetti, ci si imbatte in tante realtà diverse: falsi miti su slot machine “calde” e numeri ritardatari al lotto, imbonitori televisivi e venditori di fortuna, ma anche storie di quelle poche, pochissime persone che sono riuscite a vincere davvero, guadagnando al gioco in maniera sistematica. Si parla, ad esempio, di un gruppo di studenti del Mit (Massachusets Institude of Technology), i quali si accorsero che, in determinate condizioni, poteva risultare conveniente scommettere sulle schedine del Cash WinFall, un gioco a estrazioni simile al nostro Superenalotto. Oppure di quei giovani poco più che ventenni (anche loro studenti del Mit) che sbancarono i casinò di Las Vegas giocando a Blackjack.

«Ma qui il caso non c'entra. Si tratta invece di menti matematiche particolarmente brillanti e di strategie precise, magari elaborate dopo anni di ricerche»
hanno chiarito i due studiosi durante la prima conferenza di presentazione del libro, al Circolo dei Lettori di Torino, in una sala gremita di pubblico. «E c'è un aspetto che colpisce. Quasi sempre, dopo un certo periodo, queste persone si stancano del gioco e decidono di rivolgere la loro genialità ad altri ambiti». Il primo mito a cadere è, dunque, proprio quello del “vincere facile”. Matematica, ma non solo. Molto interessanti sono anche i capitoli in cui vengono presi in esame alcuni meccanismi psicologici che governano le decisioni, nel gioco così come in altri ambiti del vivere.

Con i suoi tanti spunti, il libro è un prezioso strumento per “rimettere le cose a posto”, riportando il gioco nel suo alveo naturale: uno svago (magari discutibile, soprattutto quando l'abilità di chi gioca non ha alcun peso), se mai un piccolo sfizio, accettabile solo finché non diventa ossessione di vincere o, peggio, miraggio cui aggrapparsi nella speranza di risollevare una situazione economica difficile, spesso acuita dalla crisi. Fa riflettere la dedica posta all'inizio del volume: ad Andrea Cavazzoli (un uomo, recentemente scomparso, che si è distinto per l'impegno etico, anche attraverso la Banca Popolare dell'Emilia Romagna, di cui era dipendente) «e a tutti coloro che, come lui, per la lotta al gioco d'azzardo patologico hanno fatto molto e parlato poco».

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