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domenica 15 settembre 2019
 
 

Mancia sì. Paghetta no

27/11/2014  Mariateresa Zattoni, pedagogista della famiglia, spiega come comportarsi quando si parla del denaro da far gestire ai figli. Le famiglie vanno aiutate a riflettere sulla quantità, sui modi e a evitare estremi diseducativi.

Ci sono dei criteri che possano aiutare le famiglie  a quantificare la disponibilità di liquidità da dare ai figli, e a non cadere in estremi diseducativi, perfino in contraddizione con i propri valori. Ne parliamo con Mariateresa  Zattoni pedagogista che su che cosa occorre veramente “investire” quando si mette denaro nelle mani dei figli?: «Vi sono famiglie in cui si paga tutto e tutto diventa contrattuale e mercificato,  con la scusa di “farsi aiutare”; si ingenerano, cioè, equivalenze che man mano diventano auto evidenti: se sparecchi, otterrai tot; se pulisci il bagno avrai tot, se falci il prato, se porti a casa un ottimo...»

Non è il caso quindi di stiplure contratti con i figli: «Non  voglio dire che non si possono fare piccoli “contratti” con i figli, soprattutto a partire dalla prima adolescenza, ma ciò deve essere l’eccezione, in base a prestazioni particolari, del tipo: "Questa estate l’appartamento lo imbianchiamo noi, ti spetterà una quota parte del risparmio, in misura della tua prestazione"; ciò che deve essere messo a tema è il contributo al reale bilancio familiare, non il semplice diritto a essere pagati!».

 Il “che cosa fai per la tua famiglia” è quindi la regola la regola che accomuna i membri familiari, a qualsiasi età a titolo gratuito: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date! Il discorso ci porterebbe lontano, qui è solo da ribadire che questo dare istituisce il legame familiare, pena lo “sparire”, la non-appartenenza, quando essa è tutta giocata sul do ut des, sulle prestazioni quantificate e mercificate.

Paghetta no dunque, ma mancia sì! «Non è solo una questione linguistica, è chiarezza di interazione reciproca.Un segno di sovrabbondanza, un partecipare alla festa: la paghetta settimanale trasformata in mancia dice qualcosa della vita; come a dire: "Siamo così fortunati che oltre il pane quotidiano ci avanza qualcosa, vogliamo che ne partecipi anche tu"»

Qualche consiglio pratico? «In altre parole, a partire dagli 8-10 anni, il figlio può fare esperienza di non essere un “amministrato totale”, di avere un proprio angolo di visuale, di poter fare confronti, di poter scegliere. Del resto i ragazzi oggi hanno notevole competenza e realismo nei confronti delle merci: non ce li siamo trascinati al supermercato fin da quando erano piccoli? Non abbiamo detto loro: questo costa tot, per qualificarne l’importanza, per quantificare il regalo della zia, poniamo, per dire sacro-santi no perché “costa troppo”?»

Mariateresa Zattoni suggerisce anche questa prova per valutare la capacità di gestione del denaro da parte di un figlio: «Diamo una riprova, pedagogicamente utile: chiediamogli di fare una lista a tavolino (il nostro apprendista ha 9-10 anni) su che cosa si può comprare con 10 euro; poi lo lasciamo da solo per 15 minuti in un ipermercato (con tanto di improrogabile appuntamento a un determinato stand) e gli chiediamo di verificare se le sue intuizioni sono esatte e di ampliare il suo elenco sulla base di ciò che effettivamente trova di equivalente a 10 euro. E naturalmente saremo disponibili, per una volta, a permettergli l’acquisto preferito con i 10 euro». Oltre che una riprova delle sue competenze, quello prospettato può essere in effetti un sano esercizio di autolimitazione, specie se fatto insieme a un fratello/sorella vicini di età o con un amico.

«Mancia settimanale sì, dunque, perché imparare a gestire piccole liquidità correnti si traduce in un senso di autonomia e di libertà di scelta, oltre che nel senso del limite». A quali condizioni? «Alcune sono intuitive: la mancia non dipende dal bello o cattivo tempo, dalle lune dei genitori o dei figli, perché è una piccola testata di ponte sul mare della libertà (e della gioia, come si diceva prima); che sia dichiarato a che cosa serve, cioè che cosa ci deve “star dentro” (ciò dipende ovviamente dalla quantità della cifra, dalle circostanze, dall’età, ad esempio a 14 anni ci deve star dentro la benzina del motorino o l’acquisto della scheda telefonica, poniamo) e soprattutto che siano esplicitati gli obiettivi: imparare a gestirti(in questo caso non devono subentrare soccorsi, se non sei arrivato a fine settimana!), imparare a risparmiare, imparare ad accontentarti, ma anche a fare qualcosa per gli altri»,

 
 
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