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venerdì 18 ottobre 2019
 
Immigrazione
 

«Più difficile salvare vite umane»

17/10/2014  L'operazione umanitaria italiana Mare Nostrum viene chiusa. Dal 1° novembre parte l'operazione europea Triton, con compiti di controllo e pattugliamento delle frontiere. Ma per Berardino Guarino del Centro Astalli di Roma si tratta, sotto ogni punto di vista, di un netto arretramento.

Mare Nostrum chiude i battenti. Così ha dichiarato il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Lanciata dall'Italia un anno fa, dopo il terribile naufragio del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa che costò la vita a 366 migranti, l'operazione militare umanitaria italiana nel Mediterraneo, con il compito principale di soccorso e salvataggio, in un anno ha salvato circa 100mila migranti e arrestato più di 500 scafisti.

Dal 1° novembre arriva Triton, la nuova missione coordinata dall'agenzia europea Frontex, con lo scopo di controllare e pattugliare le frontiere esterne dell'Ue.  Da quanto ha dichiarato Gil Arias Fernández, direttore esecutivo di Frontex, Triton non sostituisce Mare Nostrum:  «Noi non possiamo rimpiazzare gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere», ha detto, specificando che il compito dell'Agenzia è quello di controllare le frontiere, non di fare ricerca e soccorso. Un cambiamento di prospettiva notevole.

Al momento 26 Paesi hanno contribuito all'operazione Triton (il contributo è su base volontaria), che sarà coordinata dall'Italia. Il nostro Paese non smetterà di fare operazioni di salvataggio, ha aggiunto il ministro Alfano. Ma le critiche verso questo cambiamento di rotta non mancano. Fra le voci che esprimono profonda preoccupazione c'è quella di Berardino Guarino, direttore progetti del Centro Astalli di Roma, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia.

«Stiamo ancora aspettando di vedere cosa in effetti deciderà il Consiglio dei ministri», commenta Guarino. Per adesso l'unica cosa certa è che parte Triton. «Per noi questo significa un arretramento evidente sotto tutti i punti di vista. Avremo una riduzione dei mezzi, molte meno navi per pattugliare l'immenso perimetro del Mediterraneo: saranno operative tre-quattro navi per turno, molto meno di quanto l'Unione europea fa per proteggere petroliere e mercantili dai pirati e molto meno anche di quanto ha fatto finora Mare Nostrum. Ci sarà una forte riduzione degli investimenti: a fronte dei 9,5 milioni di euro al mese per la missione Mare Nostrum, Triton avrà a disposizione meno di 3 milioni».

E soprattutto è un arretramento nell'obiettivo della missione: «Lo scopo di Mare Nostrum è quello di salvare vite o almeno dare una mano a chi sta facendo un viaggio per scappare da guerre e situazioni di conflitto. Triton, invece, avrà solo una funzione di controllo e pattugliamento delle frontiere. Bisognerà vedere come e quanto sarà concretamente possibile per una nave operare un soccorso. E' un arretramento anche geografico: Triton si limita alle acque territoriali europee, la nostra operazione umanitaria si spingeva in acque extraterritoriali, di fronte alla Libia. Sono due prospettive culturali differenti».

Intanto, l'Unione europea continua a non trovare una politica comune su come affrontare in modo serio il problema dell'immigrazione. «Mare Nostrum, almeno, è stato un tentativo timido ma coraggioso, esclusivamente italiano, di offrire una possibilità a una persona che scappa da Eritrea o Siria di entrare in Italia.  L'Europa continua a non dare risposta alla domanda su come dare una mano a uomini e donne che scappano da guerre e persecuzioni».

L'unica possibilità di salvezza per queste persone è la strada della legalità: «Dare, ad esempio, la possibilità ai migranti che fuggono da guerre e morte di ottenere dei visti per motivi umanitari per arrivare in Europa, permettendo loro di viaggiare in condizioni di sicurezza e a costi molto minori, con regolari documenti.  Con Triton l'Europa cerca di non fare finta di nulla, ma in realtà mette la testa sotto la sabbia e non dà alcuna risposta. Sul tema dell'immigrazione viene meno l'identità europea, prevalgono le paure e le chiusure dei singoli Stati, ognuno cerca di difendere il proprio orticello. I migranti, però, arrivano comunque. Se, come Europa, non riusciamo a offrire a queste persone una strada di accesso legale, questo la dice lunga sulla qualità della nostra democrazia».  

 
 
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