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domenica 16 dicembre 2018
 
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Marielle Franco, cronaca di una morte annunciata

18/03/2018  Prima consigliera di origine africana di Rio de Janeiro, si batteva contro abusi e violazioni nelle favelas.Era una delle favorite alle elezioni presidenziali di fine anno. I proiettili del suo omicidio vengono da un lotto in dotazione alla polizia federale di Brasilia.

Una delle manifestazioni avvenute in Brasile dopo la morte di Marielle Franco.
Una delle manifestazioni avvenute in Brasile dopo la morte di Marielle Franco.

In Brasile l’uno per cento  della popolazione possiede circa il 30 per cento delle risorse totali del Paese. Un Paese lacerato dalle disuguaglianze sociali, dalla violenza di classe e di genere e dal razzismo. La lotta di Marielle Franco nasce dai presupposti di questo divario sociale, caratterizzato dalla violenza urbana e da un'enorme ingiustizia socio-economica che affligge gli oltre 71 milioni di individui del cosiddetto “Paese continente”. Marielle era nata e cresciuta 38 anni fa nella bidonville di Maré (favela de Maré), una delle più grandi comunità di Rio de Janeiro. E’ stata uccisa lo scorso mercoledì, 14 marzo, con quattro colpi di pistola sparati alla testa. Insieme a lei è stato assassinato anche Anderson Pedro Gomes (39 anni), padre di un bambino di due anni, l’autista di Uber che la stava portando a casa dopo un evento a favore dei diritti umani in Brasile. Sono stati sparati 13 colpi in tutto. La polizia ha ritrovato nove bossoli calibro 9, sparati a poca distanza dalle vittime e nessun segno di tentata rapina.  Alcuni dei proiettili provenivano da un lotto appartenente alla polizia federale di Brasilia del 2006. Il lotto era stato utilizzato anche per il massacro di Osasco e Barureri a San Paolo, nel 2015, in cui vennero uccisi 17 ragazzi. Un agguato, anzi un’esecuzione progettata per eliminare una voce scomoda, ma anche una delle favorite alle elezioni presidenziali in Brasile che si terranno il prossimo ottobre del 2018.

Nata nelle favelas. Sociologa brasiliana, laureata all’università federale di Rio de Janeiro, Marielle era anche consigliere comunale per il PSOL (Partido Socialismo e Libertade), nella circoscrizione dello Stato “carioca” e una delle figure politiche più votate alle precedenti elezioni del 2014 (la quinta più votata tra i 51 politici eletti e la prima donna di pelle nera tra gli 811 consiglieri eletti in Brasile). Era cresciuta nel cuore dei conflitti sociali, nel cosiddetto Complexo di Maré, un agglomerato di bidonville dove si mescolano abitazioni precarie, senza alcuna infrastruttura,  ad altre meno povere e che conta la presenza di circa 140 mila abitanti, continuamente esposti alla violenza della polizia, oltre che a quella sociale. Marielle era una donna di discendenza africana che si era sottratta alla miseria, alla rassegnazione alla violenza e alla discriminazione sociale, senza però mai lasciare Maré, con la sua povertà indecente e la sua gente variopinta per la quale lottava ogni giorno nella sua attività di politica e di attivista sociale per assicurare diritti e dignità. Marielle aveva studiato e intrapreso la lotta in difesa dei diritti umani e contro la violenza istituzionale e militare all’interno delle bidonville e nella società in generale, consapevole che non potrebbe esserci mai tranquillità in una nazione dove, come abbiamo ricordato all’inizio, l’un per cento della popolazione detiene quasi un terzo delle risorse del Paese.

La battaglia contro la violenza della polizia. Pochi giorni prima di essere uccisa aveva intrapreso una battaglia politica contro il Governo dell'attuale Presidente del Brasile, Michel Temer, per evitare che venisse messo in atto l’uso dell’esercito all’interno delle favelas, consapevole degli abusi e delle violazioni che avrebbero potuto compiere i militari ai danni della popolazione povera che vive nelle bidonville. Aveva portato avanti la sua protesta all’interno dell’assemblea legislativa, di cui era membro. Nello stesso momento in cui Marielle veniva barbaramente assassinata, i locali di Copacabana, zona ricca del sud di Rio, erano gremiti di persone che seguivano la partita tra la squadra del Flamengo e quella dell’Emelec per la disputa della Copa Libertadores da America. All’improvviso i giocatori si sono fermati, mentre appariva in sovrimpressione sullo schermo del video la notizia dell’assassinio della giovane Marielle.  Le persone si sono riversate per strada, tra incredulità e rabbia, per manifestare il proprio dolore per quanto era stato compiuto contro l’attivista politica brasiliana, amata da tantissime persone in ogni angolo del Paese.

Il sangue dei giusti. Dal Nord al sud del Brasile, le strade si sono riempite di manifestanti che alla grida di “Giustizia” rispondevano e richiamavano i valori che Marielle Franco aveva sempre difeso. “Alcune persone, dopo la loro morte, diventano ancora più vive e più presenti di quanto già lo fossero da vive perché il sangue dei giusti irriga la terra e genera nuova vita ad  altri giusti”, dice commosso, Arnold,  poeta e musicista di Salvador Bahia. La realtà è che la morte di Marielle Franco e di Anderson Gomes, appare al mondo politico, culturale e intellettuale del Brasile come un omicidio commissionato e non come uno dei tanti crimini comuni frequenti nel paese, legati alla criminalità locale. Un crimine politico con l'obiettivo di mettere a tacere il suo grido a favore dei milioni di individui “invisibili” che vivono ai margini della società, senza diritti, in uno dei Paesi più ricchi al mondo. Il suo assassinio incalza, in questo momento, la voce di milioni di persone, riunendo inoltre, la sinistra brasiliana, prima spaccata nelle diverse fazioni politiche. ll funerale di Marielle, tenutosi venerdì 16 marzo, nel cimitero di Caju, zona nord di Rio di Janeiro, è stato caratterizzato dalla presenza imponente di un gran numero di persone che si erano radunate all’esterno del cimitero. Un gruppo di persone gridava il suo nome, mentre la folla, in coro rispondeva “Presente”, lasciando pochi dubbi sulla presenza viva di questa donna tra il popolo brasiliano che non la vuole scordare e, soprattutto, che non sembra voler lasciar morire la sua lotta per la difesa dei diritti umani nel Paese.

La folla chiede giustizia. Contemporaneamente un gran numero di persone si era radunato davanti all’Assemblea legislativa e alla Prefettura di Rio di Janeiro gridando “Giustizia”. La stessa cosa è accaduta in diverse altre capitali del paese, da nord a sud, mentre nel palazzo del governo il presidente prometteva di voler fare luce sul duplice omicidio di Marielle e Anderson, senza tuttavia godere della fiducia di gran parte dei brasiliani. Il feretro della attivista sociale e politica e del suo autista sono stati portati alla Camera dei Consiglio di Rio de Janeiro per l’ultimo saluto della città. L’ordine dei Francescani a Rio , nella persona del Frate Fidencio Vanboemmel, della Provincia Francescana dell’Immacolata Concessione del Brasile hanno manifestato il proprio sdegno e la propria tristezza in una nota pubblica, rilasciata il giorno seguente all’omicidio di Marielle: “Maledette siano le armi che feriscono e uccidono persone. Maledetti siano i soldi che opprimono invece di servire e maledette siano tutte le strutture che rubano l’umanità alle persone e li trasformano in oggetto in mano a coloro che li dominano”. “Marielle è diventata per noi un archetipo di donna che ha saputo sempre coniugare giustizia sociale con la politica. Il suo sorriso radiante e la sua determinazione a lottare per una società più giusta ed equa si mescolano con la tenerezza del suo vigore. E’ questo il suo messaggio immortale, donato a tutti noi”, ha detto il teologo Leonardo Boff. “Eri nei sogni di una generazione”. Il messaggio più singolare arriva da un amico e membro del Partito Socialista, Marcelo Freixo: “Quanto è stato difficile, ma bello vedere tuo nome nei cartelli e sentirlo nelle voci dei tanti giovani per le strade di Rio. Le stesse strade che abbiamo percorso insieme, ho visto una moltitudine di persone piangere e trasformarti in un simbolo di quello che eri. Anzi, di quel che sei! Mi sarebbe piaciuto che tu fossi con me ad Alerj e nella Cinelandia E’ stata la prima volta che mi sono trovato senza te. Ma tu, forse, non eri lì lo stesso? Eri nei sogni di una intera generazione.”

 

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