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lunedì 10 dicembre 2018
 
MONDO ARABO
 

Rivoluzione per le donne in Marocco: stop alla vendita del velo integrale

12/01/2017  Il ministero dell'Interno ha vietato a negozianti e sarti di produrre e commercializzare il niqab, l'abito islamico che lascia scoperti soltanto gli occhi, per ragioni di sicurezza. La decisione è in linea con la volontà di re Mohammed VI di arginare il fondamentalismo e modernizzare il Paese.

(foto Reuters)

 

Il Marocco dice basta al velo integrale per le donne: alcuni giorni fa il ministero dell'Interno ha emanato un decreto che vieta a tutti i commercianti e ai sarti di produrre e vendere il niqab, l'abito islamico che copre il corpo da capo a piedi lasciando scoperti solo gli occhi. Una notifica scritta ha raggiunto tutte le città, i mercati, le fabbriche, i venditori ambulanti, i negozi. Ai negozianti è stato lasciato un lasso di tempo di 48 ore per sbarazzarsi di tutta la merce vietata, pena il sequestro della mercanzia. Un divieto drastico, che per il momento riguarda solo la fabbricazione e la commercializzazione: alle donne che già usano il niqab per ora sarà consentito continuare a indossarlo. La svolta è stata giustificata da ragioni di sicurezza: i delinquenti usano spesso il velo integrale per nascondersi, non farsi riconoscere e scappare dalla polizia. E il timore evidente è che un giorno il "nascondiglio" del niqab possa essere usato per azioni ancora più gravi e attentati terroristici.

 

Il divieto del niqab non ha mancato di suscitare reazioni da parte degli esponenti del salafismo, l'islam nella sua versione più integralista. Di fatto, il decreto non rifiuta l'abbigliamento islamico, non bandisce l'uso del velo tout court, ma solo della sua versione più estrema, il niqab, che si differenzia dal burqa afghano solo per l'assenza della retina davanti agli occhi. 

 

La decisione del ministero dell'Interno è in linea con la volontà del 53enne re Mohammed VI di arginare il fondamentalismo islamico e le tendenze jihadiste nel Paese, dopo l'attentato terroristico del 16 maggio 2003 a Casablanca - il più grave nella storia del Paese - quando una serie di attacchi suicidi colpì vari obiettivi occidentali ed ebraici causando 45 vittime (compresi 12 kamikaze). Dal 2014 il 53enne sovrano del Marocco, sul trono dal 1999, ha posto le moschee sotto controllo e vietato agli imam di svolgere qualunque attività politica e sindacale.

Re Mohammed VI con Lalla Salma nel 2002 poco tempo prima del loro matrimonio.
Re Mohammed VI con Lalla Salma nel 2002 poco tempo prima del loro matrimonio.

Lalla Salma, modello del cambiamento

Nel contempo, ha agito sul fronte della povertà, avviando un programma di sviluppo destinato in particolare alle periferie delle città e ai quartieri più degradati, dove l'emarginazione e la frustrazione sociale fanno attecchire più facilmente il fondamentalismo, soprattutto fra i giovani. Nel 2004 il re ha promosso una riforma della Mudawwana, il Codice del diritto di famiglia, rendendolo più favorevole ai diritti delle donne. Durante i movimenti della Primavera araba, il re ha saputo rispondere con prontezza alle rivendicazioni della popolazione e a giugno del 2011 ha indetto un referendum per le riforme costituzionali, accettando di limitare il suo potere pur di salvaguardare la stabilità del Paese. La sua lungimiranza e il suo pragmatismo hanno dato risultati: dal 2003 in Marocco non ci sono più stati attentati terroristici e il Paese è il più sicuro dell'area maghrebina.   

 

Del resto, lo stesso re Mohammed VI, erede della dinastia alawita, succeduto al padre Hassan II nel 1999, ha rotto con la tradizione: sua moglie Salma Bennani, sposata nel 2002, si mostra con il viso e il capo scoperti, senza velo islamico, vestita all'occidentale. E Lalla ("signora") Salma, ingegnere proveniente da una famiglia borghese, si è affermata come principessa moderna, simbolo del cambiamento, modello per una nuova generazione di donne marocchine che rifiuta il conservatorismo e si apre al mondo.

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