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martedì 19 marzo 2019
 
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Martin Scorsese al Papa: «Io, regista, appena fuori dalla chiesa ho visto la vera sofferenza»

25/10/2018  Scorsese al Pontefice durante l'incontro "Sharing the wisdom of time/La Saggezza del Tempo": «Santo Padre, sono cresciuto nei quartieri periferici di New York. Lì c'è la cattedrale di San Patrizio. Ho passato tanto tempo in quella chiesa. Fuori, le cose erano molto diverse. Da bambino ho capito che le sofferenze che vedevo non erano in televisione o nei film. Nella strada c’era una verità e in chiesa c’era un’altra. E’ stato molto, veramente molto difficile metterle insieme...»

L'incontro tra il Papa e Scorsese durante "Sharing the wisdom of time/La Saggezza del Tempo". Sopra: l'udienza privata con il regista nel novembre 2016, in occasione dell'uscita di Silence, il film del regista sui maritiri giapponesi (foto Reuters)
L'incontro tra il Papa e Scorsese durante "Sharing the wisdom of time/La Saggezza del Tempo". Sopra: l'udienza privata con il regista nel novembre 2016, in occasione dell'uscita di Silence, il film del regista sui maritiri giapponesi (foto Reuters)

Delia Gallagher:

Bene. Santo Padre, l’ultima domanda viene dagli Stati Uniti, dal signor Martin Scorsese, noto regista, produttore, sceneggiatore; il suo film più recente è Silence, che è la storia di un gesuita missionario in Giappone.

Martin Scorsese — Stati Uniti, 75 anni.

[in inglese] Santo Padre, è da molto che faccio film, ma sono cresciuto nella classe lavoratrice, nei quartieri periferici di New York. Lì c’è una chiesa, la cattedrale di San Patrizio: è la prima cattedrale cattolica di New York. Ho passato tanto tempo in quella chiesa. Ma fuori da quella chiesa, le cose erano molto diverse: c’era la povertà, la violenza… Da bambino ho capito che le sofferenze che vedevo non erano in televisione o nei film: erano proprio lì, davanti ai miei occhi, erano reali. Ho capito che nella strada c’era una verità e che in chiesa c’era un’altra verità che veniva presentata e che non erano, o non sembravano essere uguali. E’ stato molto, veramente molto difficile metterle insieme, riconciliare questi due mondi. L’amore di Gesù sembrava essere una cosa completamente “a parte”, estranea, aliena, spesso, rispetto a quello che vedevo accadere in strada. Sono stato fortunato perché ho avuto genitori buoni che mi hanno amato e un sacerdote giovane, straordinario, che è diventato una specie di mentore per me e per altri, negli anni della formazione. Però, anche oggi, guardandoci intorno – giornali, televisione – sembra che il mondo sia segnato dal male. Oggi le persone fanno tanta fatica a cambiare, a credere nel futuro. Non si crede più nel bene. Assistiamo anche ai penosi fallimenti umani nella stessa istituzione della Chiesa. Come possiamo noi persone anziane rafforzare e guidare i giovani nelle esperienze che loro dovranno affrontare nella vita? Come, Santo Padre, può sopravvivere la fede di un giovane uomo o di una giovane donna in questo uragano? Come possiamo aiutare la Chiesa in questo sforzo?  In che modo oggi un essere umano può vivere una vita buona e giusta in una società dove ciò che spinge ad agire sono avidità e vanità, dove il potere si esprime con violenza? Come faccio a vivere bene quando faccio esperienza del male?

Papa Francesco:

“Come, in che modo la fede di una giovane donna o di un giovane uomo può sopravvivere a questo uragano? Come possiamo aiutare la Chiesa in questo sforzo?”. E’ la domanda. E’ un uragano, davvero. Anche quando noi eravamo bambini si manifestava un fenomeno che sempre c’è stato, ma non così forte… Oggi si vede più chiaramente quello che la crudeltà può fare in un bambino… Il problema della crudeltà: come si agisce rispetto alla crudeltà? Crudeltà dappertutto. Crudeltà fredda nei calcoli per rovinare l’altro… E una delle forme di crudeltà che mi colpisce, in questo mondo dei diritti umani, è la tortura. In questo mondo, la tortura è pane quotidiano, e sembra normale, e nessuno parla. La tortura è la distruzione della dignità umana. Una volta, seguivo i genitori giovani, e ho parlato di come correggere i bambini, come punirli: a volte serve la “filosofia pratica” dello schiaffo, uno schiaffetto, ma mai in faccia, mai, perché questo toglie la dignità. Voi sapete dove darlo – dicevo ai genitori –, ma mai in faccia. E la tortura è come uno schiaffo in faccia, è giocare con la dignità delle persone. La violenza. La violenza per sopravvivere, la violenza in certi quartieri dove se tu non rubi non mangi. E questo è parte della nostra cultura, che noi non possiamo negare, perché è la verità e dobbiamo riconoscerla.

Ma lascio la domanda: come agire rispetto alla crudeltà? La grande crudeltà – ho parlato della tortura – e la piccola crudeltà che c’è tra noi? Come insegnare, come trasmettere ai giovani che la crudeltà è una strada sbagliata, una strada che uccide, non solo la persona, anche l’umanità, il senso di appartenenza, la comunità? E qui, c’è una parola che dobbiamo dire: la saggezza del piangere, il dono del piangere. Davanti a queste violenze, a questa crudeltà, a questa distruzione della dignità umana, il pianto è umano e cristiano. Chiedere la grazia delle lacrime, perché il pianto ammorbidisce il cuore, apre il cuore. E’ fonte di ispirazione, piangere. Gesù, nei momenti più sentiti della sua vita, ha pianto. Nel momento in cui Lui ha visto il fallimento del suo popolo, ha pianto su Gerusalemme. Piangere. Non abbiate paura di piangere per queste cose: siamo umani.

Poi, condividere l’esperienza, e torno a parlare del dialetto e dell’empatia. Condividere l’esperienza con empatia, con i giovani: non si può avere una conversazione con un giovane senza empatia. Dove trovo questa empatia? Non condannare i giovani, come i giovani non devono condannare gli anziani, ma avere l’empatia: l’empatia umana. Io me ne vado perché sono vecchio, ma tu rimarrai, e questa è l’empatia della trasmissione dei valori.

E poi, la vicinanza. La vicinanza fa miracoli. La nonviolenza, la mitezza, la tenerezza: queste virtù umane che sembrano piccole ma sono capaci di superare i conflitti più difficili, più brutti. Vicinanza, come Lei forse da bambino si è avvicinato a questa gente con tante sofferenze, e forse da lì ha incominciato a prendere la saggezza che oggi ci fa vedere nei Suoi film. Vicinanza a coloro che soffrono. Non avere paura. Vicinanza ai problemi. E vicinanza tra giovani e anziani. Sono poche cose: mitezza, tenerezza, vicinanza. E così si trasmette un’esperienza e si fa maturare. I giovani, noi stessi e l’umanità.

Ringrazio per tutte queste domande e per questa vostra riflessione, che mi ha fatto parlare un po’ troppo! Grazie per il vostro lavoro, grazie a voi giovani sinodali e grazie a voi anziani. Vi chiedo di pregare per me. Grazie.

La saggezza del tempo. In dialogo con papa Francesco sulle grandi questioni della vita, di Marsilio, su Sanpaolostore.it

Papa Francesco: «Da un po' di tempo porto nel cuore un pensiero. Che ci sia un'alleanza tra giovani e anziani. Questa è l'ora in cui i nonni devono sognare, così i giovani potranno avere visioni...» Il papa condivide con generosità la sua esperienza di vita mescolandola a quella di tanti nonni, genitori e adulti

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