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martedì 11 dicembre 2018
 
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Il ricordo dei martiri d'Algeria: «Noi, uniti nel sacrificio a Cristo in quei giorni insanguinati»

06/12/2018  Don Paolo Alesso racconta quei drammatici anni da sacerdote in Algeria: «A Natale del '94  furono massacrati 3 padri bianchi nella loro casa di Tizi-Ouzou. Padre Duplan, insegnante in pensione e medico ebbe il doloroso incarico di comporre le salme, ufficio che - mi confidava -  aveva svolto piangendo e pregando, quasi invidiandoli per aver raggiunto l'obiettivo di una vita donata totalmente a Dio...»

L'8 maggio del '94 mi trovavo al Algeri nella casa del Glycines dove si impartivano lezioni di arabo a cui era interessato. Durante la cena il direttore ci comunica che un sacerdote,  Henri Verger,  ed una suora Paul Hélène, sono stati uccisi dai fondamentalisti.

Lo sconcerto, il dolore e la trepidazione per la nostra personale sicurezza si sono immediatamente diffusi. Sapevamo già delle minacce rivolte ai trappisti di Tibhirine nella notte di Natale del '93 ne aveva parlato il padre Priore Christian alla Maison diocesaine nei primi giorni del gennaio successivo. Ebbi l'occasione di incontrarlo qualche mese dopo una  domenica a pranzo nella maison S:Augustin e alla domanda su come andavano le cose rispose che anche se in quel momento la vita era tranquilla, la  vigilante trepidazione dei monaci era forte. (E molti di loro hanno lasciato degli scritti che testimoniano questo stato d'animo insieme alla decisione di  rimanere al loro posto a soffrire con un popolo martoriato.)

A Natale del '94 (per l'esattezza il 27 dicembre) furono massacrati 3 padri bianchi nella loro casa di Tizi-Ouzou. Due di loro erano andati quel giorno a trovare i confratelli per un momento di comunione e di festa natalizia. Con me a Costantine abitava P. Duplan anche lui padre bianco, insegnante in pensione e medico.

A lui il doloroso incarico di comporre le salme dei 4 martiri, ufficio che - mi confidava -  aveva svolto piangendo e pregando, quasi invidiandoli - sono le sue parole-  per aver raggiunto l'obiettivo di una vita donata totalmente a Dio ed al popolo algerino che servivano curando  particolarmente i giovani studenti della regione.

Le 5 suore furono uccise mentre andavano o tornavano dalla messa unendo così il loro sacrificio a quello di Cristo.

E poi venne il doloroso anno 96. Il 27 marzo ricevo la telefonata  di un amico musulmano che mi annuncia sconvolto il rapimento dei trappisti. Ma notizie più dettagliate le ho avute da un gruppo di sacerdoti e religiose di Costantine che quella notte si trovavano nel monastero per il Ribat es Salam che significa "vincolo-preghiera di pace" a cui partecipavano in preghiera cristiani e musulmani.  Sentendo il rumore degli assalitori qualcuno di loro andò verso il refettorio dove questi banditi avevano radunato i monaci e fu uno dei padri che, di spalle, sulla porta fece un gesto provvidenziale di sbarramento che servì agli ospiti a ritirarsi in silenzio nelle loro stanzette ed a mettersi  in salvo il giorno dopo.

Il 22 maggio  di ritorno da un soggiorno in Marocco ospite di don Quaglia fidei  donum di Milano nella maison diocesaine mentre pregavo il vespro mi sfreccia alle spalle mons. Teissier che mi sussurra "Sono stati  trovati uccisi i 7 trappisti". Lui tornava appunto dal luogo del ritrovamento delle 7 teste sull'albero.

L'altro grande lutto per la piccola comunità cristiana è stato l'attentato dell'agosto 96 al vescovo di Orano Pierre Claverie accompagnato da un giovane musulmano anche lui vittima dell'esplosione. Avrei dovuto incontrare il vescovo al ritiro della fraternità sacerdotale ma la polizia locale impedì al presule per motivi di sicurezza di allontanarsi dall'episcopio.  Quando nel Natale di quell'anno con i confratelli fummo ad Orano potemmo visitare la tomba nella chiesa del vescovado. La scritta  sulla lastra - in arabo - diceva che mons. Claverie era stato guida e difensore del popolo che lo chiamava "il nostro vescovo" e non gli faceva mai mancare i fiori freschi sulla tomba.

Qual è stata la reazione della gente?

Dapprima sconcertata e partecipe del dolore degli amici cristiani è andata via via sempre più condividendo l'orrore e la riprovazione dell'odio insensato che nel frattempo si  rivolgeva pure sui loro migliori imam (ne sono stati uccisi 114) e sulla popolazione civile ben 150 mila eliminati in quel decennio insanguinato. Dal porgere le condoglianze a noi cristiani al commentare con sdegno "non si può uccidere in nome di Dio" e non si può infierire su persone che fanno del bene e che sono rimaste in Algeria per solidarietà con un popolo  provato (ma non abbattuto!) da una violenza cieca e disumana. Il Dio della pace rafforzi tra le due appartenenze i vincoli della concordia e dell'amicizia.

(Nell'immagine in alto, sei dei sette monaci trappisti francesi rapiti ed uccisi dai fondamentalisti islamici algerini nel '96. Foto Ansa)

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