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martedì 20 novembre 2018
 
 

Matilda De Angelis: «La mia vita ha svoltato veloce come il vento»

11/04/2016  Voleva fare l’interprete, quando un Sms ha cambiato tutto: «E mi sono trovata al centro di un film con Stefano Accorsi». Che sta sbancando al box office.

Ora, dopo il successo della fiction "Tutto può succesere", si gode anche il trionfo al box office di "Veloce come il vento". Ma la macchina da presa ha fatto irruzione nella vita di Matilda De Angelis come una curva a gomito inattesa. E ha mandato in testacoda i suoi progetti. È stato un giorno di due anni fa quando, mentre preparava la Maturità scienti•ca a Bologna e pensava di iscriversi alla Scuola per interpreti e traduttori, le è arrivato il messaggio di un amico: «Matilda, sto collaborando al casting per un fi•lm con Stefano Accorsi. Cercano una ragazza che somiglia a te, puoi venire qui oggi?».
Matilda, ora ventenne, aveva studiato musica e aveva passione per il canto, mai si era immaginata attrice neanche per gioco: «Non sapevo niente di cinema, ci sono andata senza speranze: mi hanno fatto improvvisare una scena. Poi me ne hanno fatte provare altre studiate. Qualche giorno dopo mi hanno detto che avrei dovuto incontrare il regista Matteo Rovere a Roma. Di quando mi hanno chiamata per dirmi che sarei stata Giulia, protagonista di “Veloce come il vento”, con Stefano Accorsi , non ricordo niente. Ero agitata perché stavo aspettando di dare l’esame pratico per la patente. La telefonata mi ha colta frastornata, so solo che il regista era stupito perché non stavo facendo i salti di gioia. Se non ci fosse stata la mia famiglia a incoraggiarmi, a ricordarmi che non si fa inversione a “u” davanti a un regalo del destino, non so se avrei trovato la forza di accettare la parte: ero terrorizzata».

QUASI UN DISEGNO. A Matilda, che il pubblico ha da poco conosciuto in Tv, nella pelle di Ambra, •figlia di Maya Sansa nella serie Tutto può succedere, la patente sarebbe tornata utile. Nella parte di Giulia De Martino i rudimenti della guida sarebbero serviti come il pane per dare un assetto credibile alla giovane pilota Gt: in una storia dove la gara vale la vita, perché vincere è l’unico modo di rimettere in pista il futuro che grava sulle spalle di una ragazzina tenace e responsabile, mentre gli adulti intorno per colpa, per sciatteria, per malasorte escono di strada.
Per diventare Giulia e Ambra, i suoi soli ruoli •fin qui, Matilda, che non ha mestiere – non ancora –, ha dovuto pescare nella vita: «Affrontare la recitazione così è stato come imparare a nuotare venendo buttati nell’oceano. Ho avuto la fortuna di incontrare grandi professionisti: Maya e Stefano mi hanno aiutato e protetto, dato sicurezza. Ma non potevo far altro che cercare dentro di me i riferimenti. Per Ambra ho dovuto rispolverare tracce passate di ribellione adolescenziale, ho anche faticato a ricordarmi com’ero quand’ero così insopportabile, anche se io, a differenza di Ambra, non ho avuto genitori confusi. Paradossalmente mi è stato più semplice entrare in Giulia, che è stata il mio vero esordio, perché ho girato prima il fi•lm».
Entrambi i personaggi hanno 17 anni, ma Giulia ha tratti da adulta: mentre tutto intorno va a pezzi, lei cerca di restare lucida e di farsi carico del fratellino piccolo e di mettere Loris/ Accorsi, il fratello deragliato, davanti alle sue responsabilità.

IL RISVEGLIO. Solo quando si è vista accanto in camerino Stefano Accorsi, trasformato dalla dieta e dal trucco in un tossicodipendente lacero, Matilda ammette di aver preso coscienza che era tutto vero: «Fin lì avevo vissuto come in un limbo». Ora comincia a capire che il tornante che le ha rivoluzionato la vita va assecondato, che occorre attrezzare l’offi•cina dell’attrice: «Anziché Lingue studierò recitazione, perché ho scoperto che mi diverte vivere giorni nella carne di un altro».
Anche se Giulia è stata altro fi•no a un certo punto: «Ci ho lavorato in anticipo sulle riprese, è vero. Ma mi è venuto naturale capirla, entrare nei suoi pensieri: arrivare sul set stimando profondamente il mio personaggio mi ha aiutata. Non per questo direi di no a una parte molto diversa da me: trasformarsi è la sfida dell’attore. Ma potrei rinunciare a un personaggio se fosse contestualizzato in una storia che esalta ideali che non condivido».
Mai temuto che fosse questo il caso? «Mai, perché non c’è esaltazione: è vero che Loris fa più errori che cose giuste, che alla •fine resta quello che è, perché sarebbe stato inverosimile diversamente. Ma lo stesso impara che bisogna avere rispetto degli altri, che i legami veri sono importanti».

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