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mercoledì 29 marzo 2017
 
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Mattarella alla commemorazione di Vittorio Bachelet

12/02/2015  Il presidente della Repubblica presiede, all'università la Sapienza, il convegno che ricorda i 35 anni dell'assassinio di Vittorio Bachelet. Ancora intatto il ricordo alla facoltà di Scienze politiche dove il vicepresidente del Csm insegnava e dove fu ucciso.

Qualche settimana prima la signora Piazza Ciccotti aveva segnalato la sua presenza nel supermercato dell’università la Sapienza. Non si dava pace l’inquilina del quinto piano di via Montalcini per quel trasloco improvviso di Anna Laura Braghetti, che la polizia non aveva fermato nonostante si sospettasse che lei fosse una brigatista e che quell’appartamento al pian terreno fosse un covo dei terroristi. E non un covo qualsiasi, anche se solo molto dopo si saprà che proprio lì era stato tenuto Aldo Moro durante i suoi giorni di sequestro.
«Ancora oggi non riesco a capire perché non mi abbiano ascoltata», dice la signora ogni volta che si torna sull’argomento, «perché se l’avessero fermata forse Bachelet sarebbe ancora vivo».
Fu proprio la Braghetti, infatti con Bruno Seghetti, a uccidere il vice presidente della magistratura sulle scale della facoltà di Scienze politiche dove insegnava. Con Vittorio Bachelet, quel 12 febbraio 1980, c’era anche Rosy Bindi.
«Il martirio laico di Vittorio Bachelet», ha dichiarato prima dell'inizio del convegno la presidente della Commissione antimafia, «ha lasciato un segno profondo nella coscienza civile del Paese e nella Chiesa italiana. E’ stato barbaramente ucciso nella sua università, per colpire  un simbolo delle istituzioni, che il folle disegno delle Br volevano demolire,  un grande giurista e un maestro esemplare. Era un uomo del dialogo, che univa vera passione civile e amore per la democrazia a una fede autentica e salda. Conosceva l’ansia di cambiamento che attraversava il Paese e la Chiesa italiana del post concilio e ne è stato interprete».
In prima fila, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la moglie di Bachelet, Miesi, con i figli Giovanni e Maria Grazia, ascolta i lunghi discorsi che celebrano il 35 esimo anniversario dell’assassinio.
L’università è transennata per proteggere il suo arrivo e la sua partenza. E gli studenti fanno a gara per poter entrare nell’aula stracolma che di solito è dedicata alla discussione delle tesi di laurea. In tanti vogliono vedere il presidente della Repubblica. Ma anche ricordare il lavoro e l’impegno di «un uomo importante per la storia del nostro Paese. Anche se noi ancora, nel 1980, non eravamo nati». Lo ricordano, gli studenti di Scienze politiche, nonostante da anni non ci sia più appesa la lapide a ricordare il luogo esatto dell’assassinio. Al suo posto ci sono invece i pannelli che delimitano l’area dei lavori di ristrutturazione cominciati e mai finiti.
Il presidente Mattarella, con la moglie di Bachelet, si reca però al secondo piano dove la targa è conservata in attesa di tornare al suo posto. In aula prendono la parola il rettore Eugenio Gaudio, Fulco Lanchester, Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, Giuliano Amato, Giovanni Legnini, Vicepresidente del Consiglio Superiore di Magistratura, Giuseppe Notarstefano, Vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica su Bachelet e l’impegno civile, Marco Fornasiero e Rita Pilotti, Presidenti nazionali della Fuci, Stefano Ceccanti del dipartimento di Scienze politiche.
«Gli dicevo che era bene che, da vice presidente del Csm avesse una scorta», ricorda Giuliano Amato, «ma lui non voleva rinunciare a venire in università come un qualunque altro professore».
Ciascuno ha un racconto, un modo di raccontare la vita e l’impegno di questo uomo che, per l’Azione cattolica, è stato il presidente della “scelta religiosa” e del nuovo Statuto, per il Csm la guida che ha fatto superare la separatezza tra società e ordine giudiziario, per il Paese il giurista convinto che lo spirito democratico significa essenzialmente rispetto del diritto di ciascuno alla sua dignità, per la famiglia il padre e il marito che ha insegnato fede e semplicità.
E non sorprende ritrovare negli appunti della sua agendina, pubblicata in questi giorni, la frase di Paolo VI che ben si presta a riassumere il senso di tutta l’esistenza di Vittorio Bachelet: «Collaborare con Dio dovrebbe essere il programma dlela nostra vita. Ed è il programma dei Santi».

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