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sabato 18 agosto 2018
 
 

Calcio, gennaio ricco solo per le star

04/01/2013  Con il mercato di inizio anno le squadre di Serie A tentano di rinforzarsi cercando in Italia e all'estero occasioni vantaggiose, molto spesso più per i giocatori che per le società.

Alexandre Pato, ceduto al Corinthias dopo i continui infortuni al Milan (foto Ansa).
Alexandre Pato, ceduto al Corinthias dopo i continui infortuni al Milan (foto Ansa).

Una sola cosa è certa, a proposito del mercato calcistico riaperto per gennaio: che ci guadagneranno in molti, esclusi i club. I quali al massimo potranno sperare nel colpo di fortuna, nella casualità alimentata, impreziosita dall’intuizione, che è qualcosa di diverso dalla competenza, a meno che questi stessi club non sfruttino la detenzione di segreti sfruttati opportunamente.
Un esempio, anche se non riferentesi al mercato cosiddetto di riparazione: Pirlo, scaricato dal Milan perché considerato atleticamente sulla via del tramonto, probabilmente anche con il conforto “scientifico” di quel Milan Lab che ad un certo punto sembrò Lourdes trasferita a Milanello e che invece ultimamente sembra non avere avuto successi particolari,con problemi seri poi specialmente nel caso di Pato, giovanissimo fatto adulto da malanni persino più assortiti che misteriosi e in pratica rispedito, scaricato in Brasile nonostante i suoi legami affettivi con una figlia di quel Berlusconi che sta riscoprendo il suo Milan come macchina elettorale.

Cerchiamo ora di fornire una specie di prontuario per non soccombere alle lusinghe facili del mercato di gennaio.
Dunque i club, quando non soccombono ai loro stessi difetti diciamo istituzionali (che possono chiamarsi debiti pregressi e ingigantiti, gestione troppo famigliare, uso della squadra per fini personali del padrone), soccombono alla piazza che vuole qualcosa di nuovo, comunque, per sognare miracoli.
Soccombono ai procuratori dei giocatori, personaggi per i quali ogni nuovo contratto è una nuova percentuale, quanto meno una nuova ribalta. Soccombono a quegli stessi loro tecnici che pure alla fine del mercato estivo avevano parlato di squadra fatta bene, di rosa completata saggiamente, di soddisfazione insomma.
Soccombono all’eventuale nuovo tecnico che ha accettato la panchina “in corsa”, ma ha preteso rinforzi appunto a gennaio. Soccombono alla voglia del presidente (o del tecnico influente) di far vedere quanto lui è furbo nell’intuire il grosso affare fra le pieghe magari di quella che altrove è una delusione.
Soccombono al fascino mediatico, insieme cretino e perverso, del nuovo arrivato che si mette al collo la sciarpa con i colori del nuovo club e dice di avere finalmente coronato il suo sogno di ragazzo tifoso.
Soccombono al giocatore professionista spietato che si fa strapagare, magari in nero, chiede e ottiene premi speciali di rendimento, intanto che si allena a sospirare sul sacrificio che ha fatto lasciando posti cari e ad “usare” questo duro sacrificio come scusante in caso di scarso rendimento.

Tutte questioni eminentemente pratiche, con il loro aggrovigliarsi che le appesantisce. Tutte questioni che hanno il “merito” di tenere comunque indietro la questione morale, pesantissima per chi sa frequentarla ancora: se sia giusto cioè che un calciatore disputi mezzo campionato in una squadra mezzo in un’altra, e che si trovi a giocare contro quelli che pochi giorni prima erano i suoi compagni di squadra e magari anche di vita, e che addirittura si impegni in quelle recita, fra il patetico l’osceno, che consiste nel non esultare per un gol, se segnato a chi lo stipendiava sino all’altro giorno.

E per finire: sul piano diciamo del commercio estero, di solito le acquisizioni di giocatori, stranieri ma anche italiani, provenienti da altri campionati rappresentano una spesa assurdamente alta se il giocatore vale (Juventus e Milan hanno rischiato e forse stanno ancora rischiando di lottare per strapagare pochi mesi di contratto con quel Drogba, attaccante ivoriano di già 35 anni, che a Shangai è strapagato e che comunque pensa alla Coppa d’Africa ben più che al campionato italiano), una spesa comunque folle se il giocatore è rotto, è all’occaso anagrafico, è così ricco da non essere motivabile neppure col tanto denaro, ha la testa matta…
Diffidare se il club che detiene il cartellino e magnifica le doti del suo grande atleta lo, ma intanto lo lascia andare via, talora simulando tristezza o disperazione (potrebbe essere il caso di Balotelli, che il Manchester City di Mancini dice grandissimo intanto che non vede l’ora di lasciare che se ne vada, portando anzi riportando in Italia le sue bizze e facendo arrivare in Inghilterra un bel po’ di euro nostrani).

Se le cose andranno, almeno parzialmente, al contrario di come temiamo, saremo di ciò lietissimi. Altrimenti non potrete dirci di non avervi avvertiti.

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