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sabato 21 gennaio 2017
 
Epifania
 

Il credente "nostalgioso" va in cerca di Dio

06/01/2017  Il Papa ricorda, nella messa dell'Epifania, che, come i magi,i cristiani devono andare nei luoghi "più reconditi della storia, in frontiera, in periferia, per potersi incontrare col Signore". Ricordandosi che Dio non nasce nel grande Palazzo dove il potere è venerato, temuto, ma non amato, ma nella piccola Betlemme. Per farci liberi e felici.

I magi non si mettono in cammino perché vedono la stella, ma vedono la stella perché sono in cammino. Papa Francesco spiega il senso dell'epifania e di quegli adoratori che vennero dall'oriente spinti dalla nostalgia di Dio. «La scoperta di qualcosa di inconsueto che è accaduto nel cielo ha scatenato una serie innumerevole di avvenimenti. Non era una stella che brillò in modo esclusivo per loro né avevano un dna speciale per scoprirla». Ma avevano «il cuore aperto all’orizzonte e poterono vedere quello che il cielo mostrava perché c’era in loro un desiderio che li spingeva: erano aperti a una novità. I magi, in tal modo, esprimono il ritratto dell’uomo credente, dell’uomo che ha nostalgia di Dio; di chi sente la mancanza della propria casa, la patria celeste. Riflettono l’immagine di tutti gli uomini che nella loro vita non si sono lasciati anestetizzare il cuore».

E questa è la stessa nostalgia di SImenone che, anziano nel tempio, è certo che non morirà prima di aver tenuto in braccio il Salvatore. La stessa nostalgia del figliol prodigo che torna a casa, del pastore che lascia le 99 pecore per cercare l'unica smarrita, della Maddalena che corre veloce al sepolcro, di tutti i credenti che si ribellano ai profeti di sventura. «La santa nostalgia di Dio ci permette di tenere gli occhi aperti davanti a tutti i tentativi di ridurre e di impoverire la vita».

«La nostalgia di Dio», porsegue il Papa, «ci tira fuori dai nostri recinti deterministici, quelli che ci inducono a pensare che nulla può cambiare. La nostalgia di Dio è l’atteggiamento che rompe i noiosi conformismi e spinge ad impegnarci per quel cambiamento a cui aneliamo e di cui abbiamo bisogno. La nostalgia di Dio ha le sue radici nel passato ma non si ferma lì: va in cerca del futuro. Il credente “nostalgioso”, spinto dalla sua fede, va in cerca di Dio, come i magi, nei luoghi più reconditi della storia, perché sa in cuor suo che là lo aspetta il suo Signore. Va in periferia, in frontiera, nei luoghi non evangelizzati, per potersi incontrare col suo Signore; e non lo fa affatto con un atteggiamento di superiorità, lo fa come un mendicante che non può ignorare gli occhi di colui per il quale la Buona Notizia è ancora un terreno da esplorare».

Al contrario, da Erode, la città dorme, anestetizzata. E quando arrivano i magi a chiedere dove si può adorare il re, Erode ha paura. I magi cercano il re nel Palazzo, il luogo che sembra il più appropriato per la sua nascita. Ma Gesù non è lì, non è dove si adora il potere, ma non si ama.

Lo sconerto di Erode «davanti alla novità che rivoluziona la storia», è lo sconcerto di «chi sta seduto sulla sua ricchezza senza riuscire a vedere oltre. Uno sconcerto che nasce nel cuore di chi vuole controllare tutto e tutti. È lo sconcerto di chi è immerso nella cultura del vincere a tutti i costi; in quella cultura dove c’è spazio solo per i “vincitori” e a qualunque prezzo. Uno sconcerto che nasce dalla paura e dal timore davanti a ciò che ci interroga e mette a rischio le nostre sicurezze e verità, i nostri modi di attaccarci al mondo e alla vita. E Erode ebbe paura, e quella paura lo condusse a cercare sicurezza nel crimine».

Gli schemi mondani ci parlano del culto del potere, dell'apparenza e della superiorià. Sono idoli che «che promettono solo tristezza e schiavitù».
Ed è lì che comincnia per i magi, il cammino più lungo: «Scoprire che ciò che cercavano non era nel Palazzo ma si trovava in un altro luogo, non solo geografico ma esistenziale. Lì non vedevano la stella che li conduceva a scoprire un Dio che vuole essere amato, e ciò è possibile solamente sotto il segno della libertà e non della tirannia; scoprire che lo sguardo di questo Re sconosciuto – ma desiderato – non umilia, non schiavizza, non imprigiona. Scoprire che lo sguardo di Dio rialza, perdona, guarisce. Scoprire che Dio ha voluto nascere là dove non lo aspettavamo, dove forse non lo vogliamo. O dove tante volte lo neghiamo. Scoprire che nello sguardo di Dio c’è posto per i feriti, gli affaticati, i maltrattati e gli abbandonati: che la sua forza e il suo potere si chiama misericordia».

Erode non può adorare perché non riesce a cambiare il suo sguardo. «Non ha voluto smettere di rendere culto a sé stesso credendo che tutto cominciava e finiva con lui. Non ha potuto adorare perché il suo scopo era che adorassero lui. Nemmeno i sacerdoti hanno potuto adorare perché sapevano molto, conoscevano le profezie, ma non erano disposti né a camminare né a cambiare. I magi sentirono nostalgia, non volevano più le solite cose. Erano abituati, assuefatti e stanchi degli Erode del loro tempo. Ma lì, a Betlemme, c’era una promessa di novità, una promessa di gratuità. Lì stava accadendo qualcosa di nuovo. I magi poterono adorare perché ebbero il coraggio di camminare e prostrandosi davanti al piccolo, prostrandosi davanti al povero, prostrandosi davanti all’indifeso, prostrandosi davanti all’insolito e sconosciuto Bambino di Betlemme scoprirono la Gloria di Dio».

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