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martedì 20 novembre 2018
 
Occupazione e famiglia
 

«Mia moglie, che molla il lavoro per l'asilo della bimba»

07/11/2018 

Abbiamo una bambina di due anni. Finalmente avremmo dovuto migliorare la nostra vita che finora è stata molto complicata. Siamo entrambi impiegati e da quando mia moglie è tornata a lavorare dopo il primo compleanno di Arianna, riuscire a organizzarsi tra nonni e baby sitter non è stato per nulla facile e anche costoso. Speravamo che con l’iscrizione al nido tutto sarebbe diventato più semplice, ma non ci aspettavamo che non avrebbero preso la bambina perché troppo bassi nella graduatoria. Con due stipendi abbiamo scoperto di essere troppo “ricchi”, anche se ci sono venuti molti dubbi su alcuni conoscenti che sono riusciti a inserire i figli... nonostante situazioni più floride! Per la prima volta mia moglie sta valutando di lasciare un lavoro che le piace ma che in questo momento vede come un possibile nemico della crescita serena di nostra figlia. Questa rinuncia a me non pare giusta anche se mi sentirei molto meglio a sapere Arianna con lei... Avete argomenti per convincerla?

DOMENICO

— Caro Domenico, se ci segui, saprai che ripeto spesso che di fronte a decisioni come la vostra solo i diretti protagonisti hanno tutti gli elementi per arrivare alla conclusione che pare migliore per sé stessi. Mi permetto dunque solo alcuni spunti per aiutarvi a riflettere. Primo fra tutti: meglio non farsi prendere dalla fretta e da qualche ansia del momento che potrebbero spingere a scelte di cui pentirsi, di cui tra l’altro, come confessi tu, al momento si percepiscono solo gli effetti positivi. Meglio ricordarsi che il tempo passa e che, in caso la graduatoria non arrivi a vostra figlia, al terzo anno potrà andare alla scuola materna, un diritto di tutti i bambini. Meglio anche parlare con qualche mamma che ha “rinunciato” per poi trovarsi, con i ragazzi più grandi a scuola tutto il giorno, a chiedersi se non le sia mancata l’occasione di far fiorire i suoi talenti anche a favore di altri... Meglio chiedersi ora se la cosiddetta rinuncia non diventerà un giorno un credito da sbandierare e rinfacciare a una bambina che, non scordatelo, per diventare grande avrà bisogno di tanti. E non solo di mamma e papà.

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