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40 splendidi anni
 

Michelle Hunziker: «Bambini vi racconto un po’ di me»

25/01/2017  La showgirl, che ha appena compiuto 40 anni, è una mamma speciale. Per le sue bambine più piccole è diventata anche scrittrice e ci racconta della sua infanzia, tra le ristrettezze economiche e il rapporto sereno con i genitori. E di come si cambia mettendo al mondo i figli

Eternamente mamma felice e donna di spettacolo, impegnata con la Fondazione Doppia difesa (creata con Giulia Bongiorno) contro la violenza alle donne, la biondissima Michelle Hunziker si cimenta anche nel ruolo di scrittrice con Lole nella valle dell’Emme (ElectaKids), mettendo su carta le storie che si diverte a inventare per le sue bambine. Lole, il nome con cui la chiamavano da piccola, è la protagonista del suo libro. Vive in Svizzera una vita immersa nella natura.

Come è stata la sua infanzia?

«Ho avuto la fortuna di avere un’infanzia serena proprio come Lole nelle storie che racconto nel libro. Vivevo a Ostermundigen, un paesino fuori Berna. Poche case, tanto verde. Giravo in bicicletta, in pattini, sempre sporca di fango, e ne combinavo una più del diavolo. Ero un vero maschiaccio».

Suo padre, purtroppo, non c’è più. Che tipo di rapporto avevate?

«È stato un punto di riferimento. Mamma era una donna forte. Come si dice... in famiglia “portava i pantaloni”. Papà era un artista. Dipingeva quadri a olio. Mi raccontava le fiabe, mi preparava latte e miele, mi viziava. Avevamo i nostri segreti. Insomma, era un rapporto speciale. Lole, come me, ha i genitori divisi ma appartiene anche lei a una famiglia che riesce a far sentire il figlio amato nonostante il divorzio».

Ha avuto una prima glia giovanissima e, a distanza di anni, altre due bambine. Come è cambiato il suo modo di fare la mamma?

«Con Aurora sono stata estremamente severa. Non avevo esperienza e per questo mi aggrappavo alle regole. Pensi che ancora oggi non si alza da tavola senza permesso... Ma, in fondo, non le ho fatto male perché è venuta su molto bene. A 36 anni, invece, mi sono goduta la maternità con più consapevolezza e serenità. Capendo quali sono le cose importanti. E chiudendo, sulle regole, anche più di un occhio».

Sua mamma l’ha aiutata a crescere le figlie? Che tipo di nonna è?

«È diventata nonna a 50 anni ed è stata super presente con Aurora. Grazie al suo aiuto io avevo molta libertà. Oggi, invece, le piccole, hanno due splendide e adorabili nonne, ma non gliele lascio mai a lungo. Le distruggerebbero. E poi non vado mai più via senza le “nanette”».

Come educa le figlie ad affrontare le difficoltà in una società ancora lontana dalla reale parità tra uomini e donne e spesso violenta?

«Insegnando loro a tenere sempre gli occhi aperti sulle cose belle e contemporaneamente a stare attente alle cose marce. Oggi le donne sono forti ed emancipate, ma devono riconoscere i pericoli che aumentano proprio per l’emancipazione. Ci sono uomini che non accettano il cambiamento e passano all’eliminazione fisica della donna, vista come un oggetto. Il destino delle donne è nelle loro mani. Devono capire subito se hanno vicino un compagno violento».

Sua glia Aurora ha la stessa età in cui lei è diventata madre. Che differenze ci sono tra voi?

«Grandi differenze. Lei è cresciuta in un contesto socialmente molto diverso dal mio. Con i suoi pro e i suoi contro. Io vivevo in una famiglia che faticava ad arrivare a fine mese. Io avevo molto da sognare e tante cose da conquistare. Ero randagia e molto naïf. Auri è più scaltra, non si fa raggirare. Ha capito sin dall’infanzia che gli amici veri sono pochi. Ma è più fragile nell’affrontare la vita e il mondo proprio perché non ha mai avuto privazioni materiali. Sotto un certo punto di vista è una fortuna nascere poveri. Si impara a combattere sin da piccoli».

Dove nasce l’ispirazione per scrivere questo libro?

«Mi piaceva da bambina ascoltare le storie del mio papà e, di conseguenza, mi è piaciuta l’idea di provare a raccontarle anch’io. Inoltre, ho radici proprio nella valle di Lole e ne ho respirato la storia e la cultura. Ho scritto questo volume anche pensando di promuovere le 3 mila famiglie di allevatori in difficoltà che producono il famoso formaggio con i buchi. Come si fa per il made in Italy, anche l’Emmentaler deve essere protetto. Perché è un sapore della mia terra natale».

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