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martedì 11 dicembre 2018
 
L'esodo dei cervelli
 

La meglio gioventù saluta l'Italia e se ne va all'estero

06/10/2016  Il rapporto Migrantes documenta che è in aumento il numero di connazionali che lasciano il nostro Paese e che sono soprattutto i giovani fra i 18 e i 34 anni a cercare fortuna e lavoro fuori dai confini. Un segno di debolezza strutturale del nostro sistema, che impoverisce la società e l'economia.

MIGRANTES: I MIGLIORI GIOVANI LASCIANO L'ITALIA  La notizia nuda e cruda è che aumenta il numero di italiani che lasciano il Paese per andare all'estero e che è in aumento soprattutto il numero dei migranti fra i 18 e i 34 anni. Un terzo dei residenti all'estero appartiene a questa fascia d'età, che ha registrato un oicco in uscita anche nel 2015. La verità, implicita in questi numeri, è che l'Italia è un Paese che non è in grado di trattenere la sua gente, soprattutto i giovani che si stanno formando o che vogliono mettere a frutto la loro istruzione con un impiego adeguato.

In altre parole, l'Italia si sta depauperando delle sue risorse più fresche e promettenti perché è un Paese statico, che sta invecchiando e che non riesce a pensare ed attuare politiche a favore dei "cervelli giovani". Si lascia l'Italia o per studiare (perché l'offerta nostrana è giudicata inadeguata o troppo ingessata e lottizzata), o per fare ricerca (dei cui benefici godrà il Paese che li ha accolti) o per cercare lavoro (perché da non c'è, come dimostrano anche i dati altalenanti provenienti dal mercato del lavoro).   È difficile leggere diversamente i risultati del rapporto Migrantes, diffuso questa mattina. 

La verità è che quando si lascia un Paese per scelta, allora l'emigrazione può essere un fattore positivo. Quando invece a spingere in questa direzione è l'incapacità del proprio Paese di soddisfare le proprie legittime ambizioni, e quindi l'emigrazione è forzata, allora l'emigrazione è un segno di grave debolezza del sistema. 

Meglio di chiunque altro ha commentato questi dati il presidente Mattarella: ««Il nostro Paese ha una storia antica di emigrazione. Una storia di sofferenze e di speranze. Una storia di riscatto sociale, di straordinarie affermazioni personali e collettive, ma anche di marginalità patite e di lacerazioni. Oggi il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato. Riguarda fasce d'età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze».

A rendere più fisco il quadro, sono altri due elementi. Primo: chi esce, difficilmente ritorna, il rientro dei cervelli è fenomeno raro. Secondo: l'uscita delle nostre forze più giovani e formate è ormai una tendenza che non accenna a fermarsi. 

RAPPORTO MIGRANTES: I NUMERI

Guardiamo da vicino i numeri resi noti nel rapporto Migrantes. Sono 107.529 i connazionali espatriati nel 2015. Rispetto all'anno precedente a iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. 

Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9%: dieci anni fa i connazionali residenti in terra straniera erano poco più di 3 milioni. L'incremento - si legge nel rapporto - in valore assoluto ha riguardato tutti i continenti e tutti gli Stati soprattutto quelli che accolgono le comunità più numerose di italiani come Argentina, Germania e Svizzera. Tuttavia le variazioni più significative degli ultimi 11 anni hanno riguardato la Spagna (+155,2%) e il Brasile (+151,2%). A oggi oltre la metà dei cittadini all'estero (53,8%) risiede in Europa (oltre 2,5 milioni), mentre il 40,6% in America. Il 50,8% è originario del Sud Italia. Le donne sono il 48,1%. 

  

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