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Marzo il mese antimafia
 

Milano, dove la 'ndrangheta dilaga

09/03/2014  Parla David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del Comune di Milano: «Sono coinvolte non solo le classi deboli che possono sembrare più facilmente attratte dal guadagno facile, ma anche i piani alti, i professionisti del cosiddetto “cono d’ombra”, l’area grigia della nostra società».

Milano e mafia: un rapporto in continua evoluzione. Dai settori economici illegali, traffico di droga e armi, alla collusione con la politica e la sempre in voga richiesta del “pizzo” ai commercianti. Nonostante tanto si stia facendo per arginare i danni, la capitale morale del paese è oggi sia piazza di spaccio potentissima sia piazza di riciclaggio di denaro sporco in attività legali: gioco d’azzardo, ristorazione, edilizia.

David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del Comune di Milano.
David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del Comune di Milano.

«Le ultime indagini ci dicono che collusione e omertà sono diffuse in ampi strati della nostra comunità locale, dalla politica all’imprenditoria e le libere professioni. Elementi che preoccupano fortemente chi si occupa dell’argomento». A parlarne è David Gentili, presidente della Commissione consiliare antimafia del Comune di Milano. «Da una parte il fiorire dell’associazionismo antimafia, dall’altra la continua forza attrattiva delle cosche. Sono coinvolte non solo le classi deboli che possono sembrare più facilmente attratte dal guadagno facile, ma anche i piani alti, i professionisti del cosiddetto “cono d’ombra”, l’area grigia della nostra società, la lunga schiera di commercialisti, avvocati, direttori sanitari, funzionari comunali e politici che si mettono al servizio della criminalità organizzata di stampo mafioso».

Criminalità che oggi a Milano e in Lombardia ha un nome e un luogo di nascita: ‘ndrangheta, Calabria. Come si spiega la forza attrattiva e il continuo fiorire della mafia al Nord?

«Innanzi tutto l’Italia si è sempre distinta per basso senso civico ed etico del proprio ruolo che sia di amministratore pubblico o di lavoratore. La cosiddetta “raccomandazione” è piaga al Sud esattamente come al Nord. Parallelamente si sono creati anticorpi che stanno estirpando in modo efficace la cultura diffusa del lassismo etico e della creazione di un alibi nei propri comportamenti scorretti al limite del legale: lassismo e alibi sono i presupposti di cui la mafia ha bisogno per continuare a sopravvivere».

L’ultimo blitz delle forze dell’ordine ha portato in carcere presunti affiliati di ‘ndrangheta che a Seveso (Monza e Brianza) gestivano un fondo monetario clandestino con la complicità di banchieri insospettabili...

«Il primo problema è che le persone possono essere corrotte. Secondo elemento è quello dell’omertà: si tace per la paura che le denunce potrebbero portare al proprio esercizio commerciale o alla famiglia, ma sempre più per convenienza. Spesso l’omertà è dettata dai vantaggi che il rapporto con lo ‘ndranghetista può portare alla propria attività imprenditoriale o politica. Il silenzio omertoso è dettato dalla forza intimidatrice in chiave economica e di prospettiva di successo politico e imprenditoriale. La corruzione oggi non prevede che uno si domandi chi ha di fronte: viene corrotto e basta».

Ponzoni, Penati, Zambetti, Celeste: tutti politici coinvolti in indagini di corruzione o 'ndrangheta. Come si fa ad avere ancora fiducia nella politica?

«Io sono un po’ stufo delle critiche al politico: la politica è la rappresentazione plastica dell’intera cittadinanza, con pregi e difetti. La critica al politico è indiretta a quello che il politico rappresenta all’interno della comunità che lo critica. Avremmo bisogno di una buona cittadinanza che esprima una buona politica. Rispetto al tema del radicamento delle mafie e contrasto all’interesse mafioso dobbiamo valorizzare l’imprenditoria sana e onesta e garantire la libera concorrenza: la lotta al riciclaggio deve essere a tutto campo e anche i comuni più piccoli devono essere coinvolti. Disponiamo di armi micidiali come il “rating di legalità per le imprese" e le “white list"».

In questa lotta qual è il ruolo della Commissione consiliare antimafia del Comune di Milano?

«Abbiamo costituito la Commissione consapevoli che l’istituzione locale ha un ruolo fondamentale nel combattere i sistemi mafiosi e dal gennaio 2012 lo dimostriamo con proposte di singoli atti amministrativi, alleanze e convergenze con associazioni di categoria e reti di prevenzioni sul territorio. La Commissione ha portato all’attenzione che a Milano il problema esiste e deve essere combattuto da tutti: dalla politica, dalle libere professioni e dalla magistratura. Un’alleanza antimafia che va dal bibliotecario al notaio, dal presidente della cooperativa al dirigente d’azienda. E' un modello che consiglierei a qualsiasi città perché focalizzare i lavori di una commissione su un tema così specifico fa si che l’attività amministrativa sia più stringente ed efficace. Delegare al buonsenso e ai valori generici non è più sufficiente».

 
 
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