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Milano, il “compleanno” del Naga: da 30 anni a difesa degli indifesi

08/04/2017  La storica associazione milanese, nata dall’intuizione del medico Italo Siena, festeggia l’anniversario con un concerto, domenica 9 aprile, al Teatro Elfo Puccini di Milano. Nacque per garantire i servizi sanitari a tutti, stranieri, rom e sinti compresi. Oggi fa 15 mila visite l’anno, con 400 volontari. Ma si occupa anche della difesa legale, e di tante altre cose…

La locandina del concerto per i 30 anni del Naga.
La locandina del concerto per i 30 anni del Naga.

Domenica 9 aprile festeggia un compleanno speciale una delle più importanti associazioni di Milano, il Naga-Associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di cittadini stranieri, rom e sinti. Al Teatro Elfo Puccini (ore 20,30, ingresso gratuito) va in scena il concerto “30 anni suonati” con Patrizio Fariselli, Gaetano Liguori e Lorenzo Monguzzi.

 

Ecco i numeri dell’associazione: 15 mila visite ambulatoriali l’anno, oltre 800 persone incontrate nelle aree dismesse dal servizio di Medicina di strada, prevenzione e riduzione del danno sanitario con chi si prostituisce, tutela legale a centinaia di stranieri. Tutto gratis, grazie a 400 volontari di diversa età (da cinque anni spiccano tanti giovani) e dalle professionalità più diverse, tra cui 60 medici. Il personale pagato è composto solo da quattro persone: un’associazione laica di questa dimensione con una struttura quasi totalmente volontaria è un caso abbastanza unico in Italia.

 

Il Naga è nato nel 1987 quando Italo Siena, medico di base della periferia nord-ovest del capoluogo lombardo, ebbe l’intuizione che l’immigrazione avrebbe caratterizzato i decenni successivi; erano anni in cui ancora non esisteva una normativa organica sul tema, che sarebbe arrivata nel 1990 con la Legge Martelli. Alessandra Durante, dottoressa di 74 anni che oggi potreste incontrare all’accoglienza nella sede di via Zamenhof, è una veterana di 30 anni fa. Ricorda «i senegalesi, oggi inseriti tranquillamente in città, che d’estate andavano sull’Adriatico come venditori ambulanti e d’inverno vivevano a Milano in situazioni precarie, ammalandosi facilmente».

«Italo», racconta, «aveva un ambulatorio nella zona del Cimitero Maggiore, vicino al campo nomadi e in un’area dove iniziavano a esserci diversi stranieri». Cominciarono a mettersi in coda tra i suoi pazienti: «Noi medici», ricorda Durante, «non sapevamo cosa fare, se e quando avessero diritto ai servizi. Con alcuni colleghi, oltre alle visite settimanali nei campi nomadi, Italo iniziò una piccola rete di ambulatori con relativa dispensa di farmaci. Per due anni il suo studio fu la sede del Naga». Da allora non ha mai smesso di lottare per affermare che al primo posto vi è sempre il diritto alla cura. Di chiunque, indipendentemente dallo status giuridico. Ripercorrendo il percorso dell’associazione, Italo Siena, scomparso nel 2015, amava citare lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano: «Per me è importante sempre l'utopia, lei è all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto cammini non la raggiungerò mai. A cosa serve allora l'utopia? Serve proprio per questo: a camminare».

 

Seguendo quella strada, una svolta è il 1998, quando entra in vigore la Turco-Napolitano. Il Naga, insieme alla Caritas di Roma, aveva contribuito a scrivere l’articolo 35, che riconosceva il diritto alle cure essenziali, urgenti e continuative anche per gli immigrati irregolari. Dice l’attuale presidente Pietro Massarotto: «In una legge che introduceva vari aspetti negativi, come le espulsioni e i centri di permanenza temporanea (i Cpt poi evoluti nei Cie e ora rilanciati dal Decreto Minniti), quel punto era molto positivo: sembrava porre fine alla ragione per cui l’associazione era nata».

 

In realtà, ancora oggi, il diritto alla salute è disatteso: «L’articolo 35 rimane inapplicato, viene lasciato alla gestione dei singoli Pronto soccorso, con continui rifiuti, anche gravi, di chi avrebbe diritto di essere curato».

Così all’ambulatorio del Naga continuano a esserci le code, 15 mila visite l’anno. «Non aiuta», continua il presidente, «il modello di sanità della Lombardia: altre Regioni hanno fatto scelte più favorevoli alla cura e alla vita degli stranieri, come l’Umbria dove esiste il medico di base anche per gli irregolari».

 

La Legge del 1998 rappresenta una svolta anche per un’altra ragione. Spiega l’avvocato Massarotto: «Se il diritto di salute migliorava, tutto il resto andava in senso contrario: rimanere in Italia con i documenti diventava più difficile. Per noi iniziava la difesa legale degli irregolari e di chi, magari perché perdeva il lavoro, non poteva più rinnovare il permesso di soggiorno. Il Naga si trasforma così da associazione per il diritto alla salute a realtà che si batte anche per la tutela dei diritti». Contestualmente nascono i servizi che ancora oggi caratterizzano la sua azione: Sportello immigrazione, Sos espulsioni, Gruppo carcere, Ambulatorio, Medicina di strada, Cabiria (rivolto a chi si prostituisce) e il Centro diurno Naga Har per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura. All’aiuto concreto alle persone è sempre accompagnata l’azione di monitoraggio e di denuncia degli interventi pubblici.

 

«Gli irregolari rimangono il nostro core business», scherza Massarotto. E indica quella che secondo lui è la questione dell’anno: «I rifiuti alle domande di asilo politico dei profughi ormai superano il 50%. È vero che molti di loro non hanno i requisiti per la protezione internazionale, ma così il sistema accoglienza li spinge nella condizione d’irregolarità». È una fabbrica della clandestinità di Stato: «Per molti migranti la domanda di asilo», conclude il presidente del Naga, «è l’unico tentativo possibile di una scorciatoia verso il permesso di soggiorno che, altrimenti, sicuramente non arriverebbe. Infatti, per chi non fugge da guerra o persecuzioni, al momento non c’è un canale regolare per avere i documenti: la legge attuale, la Bossi-Fini, lo rende possibile sono con il decreto flussi, che però, di fatto, da anni il Governo non attiva».

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