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mercoledì 26 giugno 2019
 
Colloqui col Padre
 

«Mio marito mi tradisce perché così fan tutti»

09/06/2016  Una lettrice ci scrive confidando la sua crisi: «È un uomo che non si fa scrupoli a fare il cascamorto con le donne, anche in mia presenza. Dice che i tradimenti sono piccoli peccati». Risponde il direttore di Famiglia Cristiana: «Se tuo marito è immaturo ed egoista, come tu dici cara Luisa, mi pare che da parte tua sia stato fatto ben poco per inchiodarlo alle sue responsabilità di marito e padre. Forse, qualche litigio in più tra voi sarebbe stato salutare».

Sto tornando adesso dalla Messa domenicale, e il mio parroco nell’omelia ha descritto molto bene la situazione attuale della famiglia “malata”. Sembrava che la predica fosse stata fatta a pennello per me, che sto vivendo un’ennesima crisi familiare. Quello che sto subendo lo conosce solo il Signore, che mi sta dando la forza per andare avanti. Potrei mollare tutto, anche perché sono autonoma economicamente. Ma io credo in quel “patto” che, tanti anni fa, ho fatto davanti al Signore con il sacramento del matrimonio.
È stato tanto difficile – e lo è tuttora – vivere con un marito che non solo mi tradisce, ma neppure si pente, e banalizza dicendo che sono piccoli peccati che commettono tutti gli uomini. Sto parlando di un uomo immaturo ed egoista, che non si fa scrupoli a fare il cascamorto con le donne, anche in mia presenza. E, cosa ancor più grave, lo fa pure con ragazzine minorenni, cui invia messaggi romantici, perché ciò lo fa felice e non ci trova nulla di male. Ho cercato di farlo ragionare e rinsavire, anche con il sostegno dei figli adulti. Lui reagisce male, mi accusa di tutto e va in giro a “sparlarmi”, dicendo che sono una donna possessiva e gelosa. Cosa che non è affatto vera.
Quel che mi fa male è che lui continua a calpestare la mia dignità. Anzi, per farmi dispetto, la sera torna a casa molto tardi. E non ammette alcuna domanda. Ultimamente, per esasperarmi, sta usando la tattica dell’indifferenza: «Se non mi sta bene», dice, «posso anche andarmene, oppure possiamo vivere da separati in casa». Gli ho gridato in faccia che è lui che deve andarsene. E se non lo fa, è perché sta bene nelle situazioni di comodo in cui vive. Ora, però, lo sta seguendo uno psichiatra. Ma è tutto inutile, perché lui sui farmaci ci beve alcolici, annullando l’effetto delle cure. Devo trovare un soluzione prima che il mio sistema nervoso vada in tilt. Anch’io mi sono rivolta allo psicologo, che mi invita a non sopportarlo più e a troncare l’unione. Io, però, mi affido alla preghiera e vorrei trovare una “medicina” giusta per salvare il matrimonio.
C’è un’altra cosa che mi è sempre pesata: lui non ha mai tagliato il cordone ombelicale con la famiglia d’origine. E io, per non disgregare questo suo forte legame, ho perdonato gravissime colpe di negligenza dei suoi familiari, che hanno procurato un grave handicap fisico a uno dei miei figli. Un dolore che mi porterò alla tomba. Ciò nonostante, dai suoi parenti ho solo ricevuto colpi bassi. Ora sono pentita d’essere stata così indulgente con chi non lo meritava. L’esperienza mi ha insegnato che la misericordia, tanto esaltata in questo Giubileo, spesso è scambiata per debolezza. Non mi resta che aggrapparmi alla preghiera e a papa Francesco. Ci riuscirò?

LUISA

Difficile trovare il filo della matassa in una situazione familiare così ingarbugliata e degenerata negli anni, tra colpevoli silenzi e ripetute debolezze nel non aver saputo reagire a tempo debito. Anche con un certo vigore, di fronte a evidenti tradimenti e infantili giustificazioni, che hanno mortificato la tua dignità di donna e moglie. Se tuo marito è immaturo ed egoista, come tu dici cara Luisa, mi pare che da parte tua sia stato fatto ben poco per inchiodarlo alle sue responsabilità di marito e padre. Tra il suo morboso attaccamento alla famiglia d’origine (un cordone ombelicale mai reciso), lo psichiatra per lui e lo psicologo per te, la situazione è davvero fuori controllo, sembra insanabile. Forse, qualche litigio in più tra voi sarebbe stato salutare. Più preferibile, senz’altro, alla situazione di stagnazione in cui hanno vegetato e vegetano i vostri rapporti di coppia malati e distruttivi.
Ti prego, però, di non confondere la misericordia, di cui parla papa Francesco, con un generico “buonismo”, che è invece rassegnazione all’essere succube di un marito prepotente, prevaricatore e privo di qualsiasi sentimento di affetto e amore. E che non è mai maturato come uomo, marito e padre: un insignificante Peter Pan dell’isola che non c’è, che si rifiuta di crescere e maturare.
Ma attenzione: il ricorso alla fede per giustificare il ruolo passivo della donna nel rapporto di coppia, rischia d’essere deviante. E, soprattutto, non ha nulla a che fare con il Vangelo, che è un messaggio di libertà e di dignità per ogni essere umano. Puntellare o mascherare con la preghiera le prepotenze maschili è una mistificazione del messaggio di Gesù. Ti consiglio una lettura, cara Luisa:
La famiglia genera il mondo di papa Francesco (San Paolo). Spero che tu possa trovare lì uno spiraglio di speranza, cioè quella “medicina” giusta che cerchi per la vita.

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