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martedì 22 ottobre 2019
 
 

«Se la morte è un diritto, tutto è permesso»

28/11/2013  «Il caso belga è un punto d'arrivo di una deriva pericolossima», afferma Assuntina Morresi che fa parte del Comitato Nazionale di Bioetica,«quando si parla di diritto a morire non illudiamoci di poter mettere dei paletti. Se si apre una breccia, prima o poi si arriva fino in fondo, è solo questione di tempo»

  «Quando si parla di diritto a morire non illudiamoci di poter mettere dei paletti. Se si apre una breccia, prima o poi si arriva fino in fondo, è solo questione di tempo». Così Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, commenta il passo avanti compiuto mercoledì in Belgio per l'estensione dell'eutanasia legale anche ai minori.

È un punto di non ritorno, professoressa?

«Sì. Una volta che si apre alla possibilità di uccidere, o lasciar morire, un uomo su sua richiesta – perché questa è l’eutanasia – poi, pian piano, i paletti saltano via tutti. Se si accoglie come vera e buona l’illusione che uccidere un essere umano sia una risposta ai problemi che quest’uomo ha allora è possibile tutto. Alla base di queste leggi c’è l’idea che l’eutanasia sia il rimedio ad un grande dolore. Paradossalmente questo poteva avere un senso nei secoli scorsi quando non c’erano gli antidolorifici, le medicine, e la sofferenza era davvero insopportabile. Noi oggi abbiamo strumenti con cui controllare il dolore fino a farlo quasi scomparire o renderlo almeno sopportabile, anche a costo di accorciare la vita come succede per certi tipi di antidolorifici. L’idea che c’è adesso è che di fronte al dolore o a un disagio personale la morte sia il rimedio di tutto. Una volta aperta questa porta, come dimostra il caso del Belgio, cade tutto. L’ultimo paletto era quello dei minori ed è puntualmente caduto. Ma d’altra parte si era visto già in Olanda con il Protocollo di Groningen con cui la legge permette di sopprimere la vita di neonati e bambini con malattie gravissime nonostante il dolore sia controllabile dai farmaci».

Il caso belga è un punto di arrivo quindi?
«Sì, certo. Tra l’altro faccio notare che la legge arriva quando ci sono delle prassi già instaurate: prima le prassi mediche, poi arrivano delle sentenze che le avallano e poi le sentenze avallano altre prassi mediche in un circuito che esula dal dibattito pubblico e democratico finché il legislatore arriva e prende atto di quel che c’è. Questo è un processo molto pericoloso perché sottrae a un dibattito vero e a un confronto pubblico temi di una portata cruciale come questi. La legge arriva quando i giochi sono fatti».

Succede anche in Italia dove molte sentenze sono in contrasto con quando deciso dal legislatore. O no?
«Nel caso Englaro, ad esempio, noi abbiamo rischiato molto. In quella vicenda la grande battaglia pubblica fatta dalla politica, e supportata anche da tanta opinione pubblica in maniera trasversale e assolutamente laica, ha impedito di fatto che quella porta aperta dalla sentenza della Cassazione aprisse la strada a un percorso di quel tipo. Per questo è importante che le battaglia siano pubbliche e i percorsi siano trasparenti e non si cerchino scorciatoie giuridiche. Ma tutto questo va fatto all’inizio non quando è troppo tardi».

Come mai in Belgio hanno votato contro questa legge solo i partiti d’ispirazione cristiana? Eppure su questi temi la mobilitazione del mondo laico, dagli intellettuali all’opinione pubblica, esiste.

«È una questione interessante e da approfondire. L’area di sinistra confonde queste battaglie con una battaglia di diritti di cui si sente portatrice, ma qui non si tratta di nuovi diritti ma di questioni che mettono in gioco la natura stessa dell’essere umano. Da questo punto di vista, i cristiani sono “avvantaggiati” nell’opposizione a questa deriva perché più facilmente si richiamano all’evidenza di una morale naturale, cioè l’oggettività che un bambino nasce da un padre e da una madre, che la morte appartiene alla vita, che non siamo noi i padroni della vita altrui e che la morte non è un diritto.  Quando si mettono in dubbio questi dati naturale e oggettivo, di realtà, si mette in discussione tutto. L’area di sinistra vede questi temi come una continuazione della battaglia sui diritti civili, l’ambito cristiano riconosce invece la radice dell’educazione che ha ricevuto e in cui è sempre vissuti e vede che questa radice viene messa in discussione».

Dopo Belgio e Olanda, altri paesi europei legalizzeranno l’eutanasia?
«È solo questione di tempo, prima o poi è possibile che accada, soprattutto per via giudiziaria. O il movimento francese della "Manif pour tous", nato per contrastare il matrimonio gay, si estende per contagio ad altri Paesi e riflette seriamente su questi temi oppure la strada è segnata».

 
 
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