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Nada: «Canto per le donne che non sono fortunate come me»

22/07/2017  Intervista alla cantante che domani riceverà un premio a Rosolina Mare (Rovigo), nell'ambito di "Voci per la Libertà", manifestazione sostenuta da Amnesty International, per la sua canzone "Ballata triste" sul femminicidio.

Un sorriso lieve ma colmo di dolcezza quando la vede uscire dall’ascensore dell’hotel dove abbiamo appuntamento. Poi le va incontro: «Vi ho fatto preparare due caffè. Ma ora vado. Non voglio disturbarvi mentre parlate». Gerry Manzoli, ex bassista dei Camaleonti, non è solo il manager di Nada: dal 1973 è suo marito. Lei in proposito si limita a dire che: «Senza di lui forse non avrei combinato nulla».

E proprio lei, che da oltre 40 anni vive un amore così solido, domenica 23 luglio a Rosolino Mare (Ro) nella manifestazione "Voci per la libertà" riceverà il premio di Amnesty International sul migliore brano a favore dei diritti umani con una canzone sul femminicidio: Ballata triste. «L’ho scritta di getto. Da donna, posso solo intuire quello che spesso succede tra le mura di casa». Il risultato è il crudo racconto di una giornata che si trasforma in un incubo, dove «una parola tira l’altra e diventan pietre che saltano sui muri e si mettono di traverso», Žfinché «il tavolo vola e poi si rompe un piatto. Lei grida e i denti mordono i santi. E il sangue corre alla testa, non si può fermare. I fiŽgli sono a scuola, nessuno può sentire».

Nessuno può sentire. Le donne vittime di violenza sono prima di tutto donne sole?

«Penso che una donna fiŽno all’ultimo si illuda che le cose possano cambiare, anche perché spesso è legata all’uomo da una storia d’amore importante, da cui magari sono nati pure dei Žfigli. E poi c’è la vergogna e la paura di non essere capite. Ma la solitudine riguarda anche gli uomini: se non parlano con nessuno dei loro problemi di coppia e al massimo si sfogano su Facebook, poi è più facile che perdano la testa. Soffriamo molto per la mancanza di centri di aggregazione. Non sono cattolica, ma mi piace entrare in una chiesa perché lì le persone si ritrovano intorno a un comune sentire, anche se non si conoscono. Una cosa simile, con le debite proporzioni, accade pure durante i concerti. La cultura dovrebbe prima di tutto favorire occasioni di incontro. Ci si ritrova intorno a un comune interesse e poi magari ci si conosce e si capisce che viviamo una vita complicata e bellissima e che se ci aiutiamo a vicenda stiamo meglio tutti».

Negli anni ’70 lei partecipava alle manifestazioni per i diritti delle donne. Ma allo stesso tempo era sposata e a 22 anni ha avuto sua figlia. Come ha fatto a conciliare queste due anime?

«Sono sempre stata un po’ ribelle e mi butto su tutto ciò che faccio con entusiasmo. Ma questo vale sia nel lavoro che nel privato. Ho fatto sacriŽfici e rinunce, ma alla Žfine ho ottenuto tutto ciò che volevo, forse perché non ho mai agito a tavolino, ma ho sempre voluto sentirmi una persona normale».

Ha debuttato a Sanremo a soli 15 anni. L’equilibrio che ha raggiunto deriva anche da questa precocità?

«Non so. Non avevo amici perché non mi vedevano come una di loro ma come Nada la cantante. Però crescendo ho imparato a gestire questa situazione grazie all’esempio meraviglioso dei miei genitori che hanno sempre lavorato sodo e perché ero divorata dall’ansia di migliorarmi, con lo studio e la letteratura».

È vero che è stato il parroco del suo paese a farla appassionare ai libri?

«I miei genitori erano contadini e il fatto che io per studiare dovessi andare in città per loro era un problema. In parrocchia c’era una piccolissima biblioteca con i libri tutti consumati. Ogni pomeriggio andavo a leggere e, vedendomi, il parroco convinse i miei genitori a farmi proseguire la scuola».

Che libri leggeva?

«Classici che mi consentivano di evadere dalla realtà ristretta in cui vivevo. Ricordo La figlia del capitano di Puškin e Delitto e castigo di Dostoevskij, che ho letto e riletto perché la prima volta, a 12 anni, tante cose non le ho capite, anche se intuivo che c’era dentro qualcosa che mi affascinava».

Siamo qui anche perché ha pubblicato un nuovo disco, La posa, con due musicisti degli Avion Travel: Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti. Ma non potrà promuoverlo dal vivo perché il cuore di Mesolella lo scorso marzo ha ceduto improvvisamente...

«Che devo dire, è stata una tragedia. Lavorare con lui è stato bellissimo e non vedevamo l’ora di far sentire le canzoni al pubblico. La vita è così».

La copertina del disco mostra una bambina seguita da altri due bambini che da un pianeta si tuffa per approdare su un altro. Lei si sente così?

«Nada in spagnolo signiŽca “niente” ed è un nome perfetto perché io non mi sento né giovane né vecchia, “mi sento e basta”. Come un bambino non avverto il tempo che passa. Il mio corpo è solo un involucro e cerco di tenerlo abbastanza bene. Ma ho la fortuna di fare un lavoro creativo e le emozioni che mi dà non invecchiano mai».

Foto di Andrea Bandini

 

Multimedia
Ballata triste: il video della canzone di Nada premiata da Amnesty International
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