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martedì 19 marzo 2019
 
 

Nessun accordo, solo "cooperazione"

25/02/2015  L'azienda di Mountain View smentisce la notizia dei 320 milioni di euro di tasse da pagare allo Stato italiano su 800 milioni di imponibile prodotto nel nostro Paese dal 2008 al 2013. "La notizia dell'accordo non è vera, stiamo cooperando". Mentre infuria la battaglia tecnologica con Apple.

Una riga secca, da attribuire a un non ben identificato (e identificabile) portavoce ufficiale: «La notizia non è vera, non c'è l'accordo di cui si è scritto. Continuiamo a cooperare con le autorità fiscali». E' tutto quanto trapela dal quartier generale Google in Italia sulla questione del contenzioso tra il Fisco del nostro Paese e il gigante digitale californiano di Mountain View: e cioè che uno dei protagonisti assoluti del web a livello mondiale pagherà circa 320 milioni di euro di tasse su 800 milioni che riconosce come imponibile prodotto in Italia dal 2008 al 2013. Questo quanto riportato dal quotidiano il Corriere della Sera.

 La contestazione nasceva dal fatto che «i profitti della raccolta pubblicitaria nel nostro Paese venivano registrati in Irlanda e a Bermuda». La decisione del gigante del web appare come un colpo di scena in quanto non gli sarebbero mancate le armi giuridiche per provare una resistenza a oltranza, nè l'opportunità di attendere a maggio l'atteso decreto legislativo fiscale che sottrarrà «l'abuso del diritto, cioè le operazioni che, pur nel rispetto formale delle norme, realizzano vantaggi fiscali indebiti». Invece, dopo una riunione tra penalisti, tributaristi, magistrati e Gdf, è stata raggiunta un'intesa. Ha trionfato la volontà di distensione nei confronti di uno Stato. Adesso scopriamo che la notizia non è vera. 

Ma che cosa significa esattamente che Google "continua a cooperare con le autorità fiscali?" Su questo, a specifica nostra richiesta, da Google non arriva alcuna precisazione. L'unica risposta: «Questo è iol massimo che possiamo dire, non ci sono altri commenti». Duque, è davvero probabile che la società californiana, e la sua parte italiana, stiano trattando con le autorità tributarie del nostro Paese, e che queste trattative non siano affatto facile e scontate. Certo è che, se la notizia dovesse essere più avanti confermata o arricchita di ulteriori dettagli, si tratterebbe veramente di un primo passo verso una distensione "fiscale" dell'azienda di Mountain View nei rapporti con uno Stato europeo, e un importante riconoscimento che se questo gifante della Rete realizza profitti qui in Italia, quantificabili e misurabili, è giusto che le tasse le paghi alle casse del nostro Fisco.

Tutto questo mentre, dal punto di vista tecnologico, infuria la battaglia sulle frontiere più avanzate del "digitale". Google, per esempio, punta a conquistare un posto nel nascente mercato dei pagamenti via telefonino, che sta decollando negli Stati Uniti grazie al servizio Apple Pay dell'azienda di Cupertino, fondata di Steve Jobs e ora diretta, con profitti stellari, da parte di Tim Cook. Secondo il Wall Street Journal, la casa di Mountain View si starebbe orientando su una «coalizione con i costruttori di smartphone, gli operatori telefonici e le banche per creare una nuova versione del suo servizio di pagamenti Wallet, mai veramente decollato».  

Non solo: lo scontro tecniologico e commerciale con l'azienda della Mela non si ferma qui, ma si sta spostando anche sulle strade. Guidare un'automobile Apple, proprio come usare un portatile Apple o un iPhone, potrebbe diventare una realtà, per la gioia dei fan che, finora, hanno potuto solo attaccare l'adesivo della 'mela morsicatà al lunotto della loro macchina. La 'iCar', come potrebbe chiamarsi l'auto elettrica made in Cupertino, potrebbe infatti arrivare nelle concessionarie prima di quanto atteso, con la produzione al via già nel 2020. E questa indiscrezione, raccolta da Bloomberg, prefigura un'altra battaglia tra Detroit e la Silicon Valley, tra il polo automobilistico statunitense e quello dell'hi-tech, con Google e la stessa Apple a fronteggiare colossi come Tesla e General Motors (GM) sul terreno dei veicoli "green".

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