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sabato 24 agosto 2019
 
la polemica
 

«No all’utero in affitto». Le donne contro la Cgil (che fa parziale dietrofront)

21/06/2019  Il sindacato, insieme all’Associazione Luca Coscioni, presenta una proposta di legge per regolamentare la maternità surrogata. Ma centinaia di iscritte , femministe e politiche fanno appello al segretario Landini: «L’immagine di una donna che affitta l’utero rientra nella vostra mission di tutela del lavoro? Se il ricorso all’utero in affitto all’estero costa 200mila euro la Cgil in Italia quanto pensa si possa valutare? »

Maurizio Landini ha una grana all’interno della Cgil. Riguarda l’utero in affitto, detta “Gravidanza per altri” (Gpa) o “solidale” (anziché “commerciale”) perché l’ideologia passa, anzitutto, dal linguaggio accattivante. A contestare il segretario del più grande sindacato italiano è un gruppo di iscritte, ma non solo, alle quali (giustamente) proprio non va giù che la Cgil, con un convegno che si è svolto mercoledì scorso nella sua sede di Roma, si sia schierata acriticamente a favore della regolamentazione per legge di quella che è nuova forma di schiavitù sulla pelle delle donne.

«Caro Maurizio Landini, apprendiamo con allarme del convegno dove sono assenti voci contrarie alla maternità surrogata. Da questo si deduce che la Cgil ha già assunto una posizione favorevole ad una possibile regolamentazione dell’utero in affitto», scrivono in un appello rivolto a Landini da centinaia di persone, quasi tutte donne, intellettuali, politiche, femministe, tra le quali la regista Cristina Comencini, la sociologa Daniela Danna (leggi qui la sua intervista su questo argomento), la fondatrice di “Se Non Ora Quando – Libere” Francesca Izzo, l’ex deputata Pd Francesca Marinaro, la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolini, l’ex ministro della Salute Livia Turco, Stefano Fassina.

«L’immagine di una donna che affitta l’utero rientra nella vostra mission di tutela del lavoro? Se si tratta di dono e non di lavoro perché la Cgil organizza il convegno? Davvero possiamo pensare, vista la condizione sociale ed economica del Paese che la possibilità di avere un figlio nel 2019 passi dal regolamentare l’utero in affitto? Sono ben altri gli impedimenti alla scelta libera di avere un figlio che un sindacato come la Cgil dovrebbe considerare con urgenza. Se il ricorso all’utero in affitto all’estero costa 200mila euro la Cgil in Italia quanto pensa si possa valutare? O pensate, venendo meno ai vostri principi, che la gestazione per altri possa rientrare nel libero mercato?». Queste alcune delle domande contenute nell’appello.

Durante il convegno, le associazioni “Luca Coscioni”, “Certi Diritti” e “Famiglie Arcobaleno” hanno presentato una proposta di legge (alla stesura della quale ha partecipato anche l’Ufficio Nuovi diritti della Cgil) per regolamentare l’utero in affitto che utilizza, spesso dietro pagamento, il grembo di una donna diversa dalla “mamma” committente.

E l'utero in affitto diventa "terapia"

Inquietante le modalità con le quali è stato presentato l’utero in affitto durante il convegno: «Viene impropriamente definito “utero in affitto”, ma si chiama “gestazione per altri”: non si tratta di un mercimonio, ma di una terapia, oggi riservata a pochissime coppie che riescono a ottenerla, a costi altissimi, in Paesi come Ucraina, Grecia, Stati Uniti», ha spiegato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Coscioni. La proposta ammette la maternità per altri ai soli fini solidaristici (ma chi, se non dietro compenso economico perché versa in uno stato di povertà, si mette a partorire un figlio per un’altra donna? E il legame che si crea tra il nascituro e la madre che lo porta in grembo non conta nulla?) e prevede una serie di tutele volte ad assicurare che le parti ricevano un adeguato monitoraggio medico e siano consapevoli della reciproca situazione. I minori nati acquisirebbero, sin dal trasferimento in utero dell'embrione, lo status di figli legittimi dei nuovi genitori, a cui spetterebbe l'obbligo di copertura dei costi di gestazione e parto. Insomma, un contratto economico a tutti gli effetti.

Anche la senatrice del Pd Teresa Bellanova, iscritta alla Cgil da 40 anni, ha indirizzato a Landini una lettera aperta in cui sostiene in modo chiaro che è inaccettabile «legittimare, peggio pretendere per norma, l’affitto degli uteri né tantomeno equivalere a confondere il desiderio, non negoziabile, di maternità / paternità con il ripristino della vecchia scena servo / padrone legittimando una idea proprietaria del corpo delle donne (quelle i cui corpi vengono affittati con correlato di obblighi inderogabili) e dei figli (quelli i cui corpi vengono amorevolmente acquistati)». Bellanova si dice «sconcertata e disorientata» se la Cgil «dovesse legittimare la pratica dell’utero in affitto e la gestazione per altri / altre mascherandola con l’antichissima pratica del dono, come tu ben sai per niente pacifica, dove non esiste contratto economico vincolante e chi dona non è e non può essere il soggetto debole della relazione. Contro l’utero in affitto da tempo il movimento nazionale e internazionale di donne dice parole chiarissime, chiedendone l’abolizione universale. Noi, che difendiamo la dignità degli esseri umani, stiamo invece legittimando questa pratica? Stiamo dicendo alle donne, a tutte le donne ma soprattutto a quelle in stato di bisogno, quelle più povere, quelle costrette a questa pratica come unico mezzo di sostentamento, quelle che per questo espongono la loro vita a rischi altissimi: nessun problema a considerarvi merce, mezzi di produzione con nessun diritto sul prodotto. Io», conclude, «non giudico né condanno il desiderio di maternità e/o paternità. Dico che non può essere a tutti i costi se i costi sono di questa natura».

La risposta di Landini: evitare la mercificazione della persona

  

Alle polemiche ha risposto il segretario della Cgil Landini che ha fatto parziale dietrofront: «La Cgil», ha detto, «non promuove né appoggia alcuna legge di sostegno o di regolamentazione della maternità surrogata. Simili decisioni, infatti, possono essere assunte solo dal nostro direttivo e ciò non è mai avvenuto. Personalmente», ha spiegato, «ritengo il pericolo di mercificazione, di riduzione della persona a oggetto, di deprezzamento della vita una prospettiva che dobbiamo evitare anche solo di evocare e al direttivo della Cgil esprimerò la mia personale posizione». Per Landini: «serve naturalmente la volontà, la correttezza e l’apertura di approfondire, senza preconcetti, temi che hanno implicazioni etiche di tale portata e che richiedono, come sta da molti anni facendo l’ufficio Nuovi diritti della Cgil, studio, conoscenza, comprensione, non certo anatemi, stravolgimento della realtà dei fatti e delle posizioni, ridicole accuse».

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