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venerdì 15 dicembre 2017
 
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Nocturnal Animals, l'unico film che graffia in Laguna

07/09/2016  Una Amy Adams in stato di grazia e un Jake Gyllenhaal che attraversa tutte le sfumature dell’emozione. Due interpreti magistrali che meriterebbero entrambi la Coppa Volpi nell'unico film che sinora ha convinto nella corsa al Leone d'Oro.

(Foto Reuters)
(Foto Reuters)

Il film che cu ha davvero colpito: Nocturnal Animals dello statunitense Tom Ford. Ciò malgrado una prevenzione iniziale, figlia dell’estetismo con cui lo stilista-regista aveva ammantato sette anni fa il suo primo film, A single man, valso comunque la Coppa Volpi come miglior attore a Colin Firth. Per carità, non è che la nuova pellicola sia meno elegante, ma il fatto è che stavolta la confezione stilé calza a pennello su una storia aspra, fatta di tradimenti e delitti, che mette a nudo l’aridità su cui poggia la civiltà americana tutta apparenze. Tutto ciò fa ancor più effetto se detto da uno come Tom Ford, che dopo aver resuscitato la griffe Gucci si è messo in proprio e col suo marchio detta le regole del glamour nel mondo.

Una incongruenza? Forse. Ma certamente una prova di sincerità, al limite dell’autocritica crudele. E comunque un thriller magistrale, dal sostanzioso substrato sociale, sul crimine più orribile di tutti: l’uccisione dell’amore. La scena si apre sul bel mondo di una gallerista californiana che riceve la bozza del libro del suo ex-marito dei tempi dell’università. S’intitola Nocturnal Animals (Animali notturni) e lei, cominciata la lettura, non riesce a staccarsene. A questo punto il film si dipana su sue piani paralleli: le reazioni della donna, che legge sempre più sconvolta questa storia e la stessa vicenda narrata, fatta di violenza e di vendetta nel Texas più profondo e bestiale. Non riesce a staccarsene perché, pur essendo l’episodio inventato, capisce che i personaggi sono proprio lei e il suo ex-coniuge, almeno caratterialmente parlando.

E il regista rafforza la suggestione affidando i ruoli reali e i personaggi inventati esattamente agli stessi attori: Susan è una Amy Adams in stato di grazia, Tony attraversa tutte le sfumature dell’emozione grazie alla faccia di Jake Gyllenhaal. Due interpreti magistrali che meriterebbero entrambi la Coppa Volpi. Ciò che cattura lo spettatore è l’apparente lontananza eppure la corrispondenza tra i due piani narrativi. Il romanzo racconta di padre, madre e figlia fermati di notte da tre balordi su un’autostrada texana: lo scherno, le umiliazioni, poi lo stupro e l’uccisione delle due donne cui seguirà l’implacabile ricerca prima di giustizia e poi di vendetta da parte dell’uomo, in colpa con sé stesso per la fragilità, la sua presunta debolezza.

Nella vita reale, a morire è stato solo il matrimonio tra Susan e Tony, proprio perché a un certo punto lei aveva giudicato lui debole e incapace di diventare un vero scrittore. Salvo restarne innamorata nell’angolo più profondo di sé e scoprire con scorno, anni dopo, che il nuovo meschino marito la tradisce. Ma si può resuscitare l’amore dopo averlo colpito a morte? Le immagini girate da Tom Ford sono di una bellezza algida. Le scelte cromatiche e scenografiche testimoniano il suo genio per lo stile. Ma dentro c’è sostanza, tanta umanità. Perfino negli scioccanti titoli iniziali su cui grasse e vecchie majorette danzano con cappellini, lustrini e stelle filanti facendo mostra dei corpi disfatti. Si tratta in realtà di una installazione artistica messa su nella galleria da Susan, come se fossero tele di Botero in carne e ossa.

“Volevo stupire, carpire l’attenzione”, spiega Tom Ford, “per poi enfatizzare l’assurdità di certa arte contemporanea”. Immagini e storie per un pubblico con piena maturità di giudizio. Ma che gran film

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